venerdì 7 febbraio 2014

La guerra ad Afragola II: Erick Priebke e il campo 209


Nel precedente post del blog, parlando del campo di prigionia tedesco posto nel Casone Spena (vedi QUI), ho accennato all'altro campo, quello alleato, denominato con la sigla “campo 209”, e posto nelle vaste campagne di San Marco, grosso modo nel triangolo compreso tra via Saggese, contrada Masseria S. Teresa e via Alveo Arena. Nonostante le numerose testimonianze dei militari italiani che vi sono passati dal 1944 al dicembre 1946, tale campo ha avuto finora poca attenzione da parte della storiografica locale: negli ultimi anni, se si eccettua un articolo poco omogeneo apparso su una rivista locale nel 2010, proprio nulla, come il suo omologo tedesco dell'Arcopinto.
All'armistizio del 1943, i tedeschi organizzarono un campo di prigionia per gli italiani nel Casone Spena e lo tennero per un mese, per poi fuggire verso Nord all'arrivo degli Alleati. Questi, per gestire al meglio la situazione degli ex militari italiani che si fossero arresi o che fossero stati fatti prigionieri, allestirono un campo di prigionia nelle vaste campagne a sud, a direzione inglese. Il campo era di transito, vale a dire che deteneva i prigionieri per un periodo che andava da pochi giorni a diverse settimane, in attesa di inviarli verso altre destinazioni. Dalle testimonianze che ho raccolto, sia nelle fonti sia di persona, la destinazione finale per molti ospiti era il POW (prisoner of war) di Algeri, e dunque molti transitavano verso Taranto per l'imbarco.
Le notizie sul campo 209 sono frammentarie: le uniche notizie che abbiamo derivano dalle biografie dei prigionieri. Come ad esempio Luigi Sitia, un torinese, che raccontò nel volume “Mettiti sull'attenti, carogna!” (Grego & Grego editori, 1992): “Il Lager di Afragola era un ex campo di concentramento, costruito dagli Italiani per i prigionieri alleati. Fummo sistemati in ottimi capannoni di legno, coperti da tetto in lamiera e contenenti lettini a castello, a due piani, completi di materasso e coperte. Prima di convogliarci in queste baracche fummo fatti spogliare e spediti sotto una benefica doccia. Finalmente ripuliti, ricevemmo persino un po’ di cibo e ci sembrò di toccare il cielo col dito, dopo tanto digiunare. (...) La permanenza nel Campo di Afragola non durò; alcuni giorni dopo fummo incolonnati e raggiungemmo in silenzio la stazione ferroviaria. Stipati in carri bestiame come animali da portare al macello, senza viveri e senza acqua, arrivammo a Taranto, in condizioni fisiche abbastanza provate(...) Tolta la breve parentesi di Afragola, in cui ricevemmo lo stesso trattamento del soldato inglese, per il resto fu sempre e soltanto fame”. 
Quindi un lager già esisteva, come sembra di capire dalle parole del Sitia, ben prima del suo trasferimento. Inoltre, e in ciò la testimonianza è suffragata anche da altre, il regime di vita era migliore almeno rispetto agli altri POW, forse per l'atteggiamento paternalistico inglese. 

Erich Priebke al tempo della guerra

Nel 2010, sul numero 18 di “Archivio afragolese”, apparve un articolo di Francesco Giacco dedicato al POW afragolese. Non presentava molto: si limitava a riportare accenni di alcuni detenuti, che citavano di passaggio il 209 per poi descrivere le condizioni inumane ad Algeri. Citava anche una querelle fra gli ospiti del campo e il colonnello Alfredo Boratto, un piemontese dal carattere rigido, accusato di maltrattare i prigionieri e di aver ignorato per giorni la richiesta di avviare indagini sulla distruzione di una lapide che ricordava i morti afragolesi per mano tedesca, distrutta da tal Umberto Giacomelli.
Ma l'ospite più importante che il campo di Afragola ebbe è appena scomparso, lasciando dietro di sé una scia di polemiche. Erich Priebke, il capitano delle SS che partecipò, e per questo fu processato tre volte, per l'eccidio delle Fosse Ardeatine. Il militare tedesco fu ospitato nel campo 209 nell'agosto del 1946, dopo essere passato per quello di Ancona, catturato in seguito a una rocambolesca fuga verso l'Alto Adige. Nelle cabine del campo, fu interrogato nel giorno 28 agosto dai responsabili inglesi del campo circa la strage del 1944, e raccontò dell'uccisione per sua mano di due uomini e dello sterminio dei civili. La prima testimonianza riguardo i fatti di Roma, quindi, è stata rilasciata nella nostra città, e nessuno se n'è ricordato: segno evidente di come la memoria stessa del campo 209, di cui Priebke fu uno degli ultimi ospiti, sia scomparsa nella memoria collettiva.

Un'ultima annotazione: perché il campo fu realizzato proprio nelle terre di San Marco? Le fonti non lo dicono, né lo accenna Giacco. Ma personalmente credo che il 209 fu messo in piedi in quel punto sia per la presenza di un edificio già presente, per quanto fatiscente – l'ex lazzeretto – sia per la vicinanza alla via Nazionale delle Puglie e quindi a Napoli, rispetto al Nord ancora instabile. E con questa supposizione, che tale rimarrà, chiudiamo questo contributo alla storia del POW 209 di Afragola.

Aggiornamento: Una storia dal POW 209- clicca QUI

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