mercoledì 5 febbraio 2014

Il sito miceneo di Afragola



Articolo pubblicato in "Nuovacittà" n. 33, 9 novembre 2013
(vedi l'aggiornamento in fine articolo)


Fece molto scalpore, nel 2006, la scoperta di reperti archeologici di origine micenea nella campagna afragolese, in località Cinquevie, avvenuta del tutto casualmente mentre si stava operando sul tracciato del Tav. Gli esperti della Soprintendenza archeologica di Napoli, infatti, portarono alla luce piatti, vasi e coppe, sepolti a circa 5 metri di profondità, i cui frammenti erano dispersi all'interno del recinto di una capanna, ancora più antica della ceramica stessa.
La presenza di testimonianze archeologiche di molti secoli precedenti alla data del 1140 in cui la leggenda situa la nascita del casale non era una novità: già Giuseppe Castaldi, nelle sue “Memorie storiche” del 1830, testimoniava di aver ritrovato tombe “con monete e vasi antichi”, collegandone la presenza alla vicinanza con Acerra, città di stirpe ausona (XIV sec. a.C.) poi osca (VI sec. a. C.); mentre Gaetano Capasso, in “Afragola. Dieci secoli di storia comunale” del 1954, parlava di una villa romana trovata al Canterello e di ritrovamenti nell'area delle Cinquevie di una necropoli del IV secolo a. C., forse osca. La novità del 2006 era costituita dall'epoca dei reperti: fino a quel momento si era sempre pensato che sul territorio della futura Afragola c'erano stati pagi (piccoli villaggi di poche capanne) di origine osca, a causa della vicinanza con Acerra, e al più qualcuno aveva azzardato qualche infiltrazione etrusca. La presenza di materiale miceneo, datato intorno al XIII secolo, e costituito da frammenti di ceramica, da anelli bronzei e dai resti di capanne, ha invece sconvolto questo quadro, in quanto si riteneva che i Greci non si spingessero mai oltre l'immediato entroterra delle colonie che fondavano, posizionate sempre nei pressi del mare.
Sito miceneo
Le prime teorie, che restano per ora anche le ultime, ipotizzano che la ceramica fosse sia d'importazione, arrivata fin quaggiù tramite le tratte commerciali, sia del luogo, il che presuppone la presenza di laboratori atti alla loro produzione. E' possibile che gruppi di greci si siano spinti nell'entroterra e abbiano fondato un piccolo villaggio, attratti dal clima salubre del luogo, ben soleggiato e non molto distante da un corso d'acqua, il Clanio, che in quell'epoca era davvero un fiume, non il rigagnolo maleodorante di oggi. Il motivo di creare fin laggiù, a 15 km circa dalla costa, un proprio insediamento poteva essere dettato dalla volontà di aprire relazioni commerciali, e forse anche “diplomatiche”, con i vicini Ausoni, stanziati intorno all'area dei Monti Tifata e che saranno poi i fondatori di Acerra.
L'entusiasmo degli archeologi per la scoperta dei reperti micenei era ben giustificata: quelle fibbie e quei vasi potevano far riscrivere completamente la storia degli insediamenti greci nel Meridione d'Italia, e dare notorietà a livello mondiale. Ma ben presto tale slancio accademico incontrò il peggior nemico di ogni storico, archeologo e uomo di cultura in genere: l'indifferenza.
Prima di tutto, con gradevoli eccezioni, la cittadinanza mostrò un tenue interessamento, subito scomparso. Il fatto che degli antichi Greci, degli uomini provenienti dal Mediterraneo orientale, potessero essere vissuti e sepolti nel territorio della propria città, non destò molta attenzione negli afragolesi. Poi, la cosiddetta elitè culturale della città, che pur prendendo atto della notevole importanza della scoperta, non la pubblicizzò, non mantenne desto l'interesse, continuando a occuparsi del buon vecchio Ruggero il Normanno. Infine la politica: quando fu comunicata alle agenzie la presenza di testimonianze greche ad Afragola, c'era la commissione prefettizia, e quindi eravamo in una sorta di limbo amministrativo. Ma nemmeno in seguito c'è stata molta attenzione su un tale argomento.
Così, il silenzio coprì nuovamente le opere di quegli antichi uomini, primi veri afragolesi, sia pure “ante tempore”. Fino a quando, in uno sciagurato giorno, si procedette alla sepoltura vera e propria.
Avete letto bene: il sito riportato alla luce è stato nuovamente interrato. Evidentemente la mancanza di una sana “lobby” culturale che ne curasse il mantenimento ha prodotto disinteresse, e dopo l'asportazione di materiale finito forse al solito Museo Archeologico di Napoli, dove viene risucchiato tutto quello che viene trovato da noi, l'antica capanna è stata coperta di terriccio, foglie e “speriamo” nient'altro. Ovviamente, non un grido, non uno strepito da parte degli uomini di cultura, anche se ormai continuarli a chiamare così è un'offesa a chi cultura la diffonde davvero. Oggi il sito giace degradato in un campo laterale al prolungamento di via Arena, andando in direzione di Acerra.

Non ho foto del sito scavato, che ho visto presso alcuni fortunati cittadini, di cui taccio il nome ma che invito a pubblicarle nei modi e luoghi dovuti; Allego dunque la foto del sito ricoperto e degradato: almeno noi possiamo dire di non essere stati in silenzio.

Aggiornamento: vedi QUI

English: The Mycenean site in Afragola

In 2006 there was the discovery of archaeological finds of Mycenean origin in the countryside of Afragola (Naples)  while some workmen were working on the track of TAV.  Experts of the Archaeological Superintendence of Naples  brought to light dishes , vases and bowls , buried about 5 feet deep, whose fragments were scattered inside the fence of a hut , even older than the pottery itself. The presence of archaeological evidence was not a new : already Giuseppe Castaldi , in his " Historical Memoirs " of 1830, testified that he found the graves " with coins and vases ancient " , connecting to the vicinity of Acerra , a city Ausona (XIV century BC.) then Oscan (VI cent . BC. ); while Gaetano Capasso, in "Afragola . Ten centuries of local history " of 1954, spoke  of a necropolis of the fourth century BC of a Roman villa founded in the area of ​​"Cinquevie". In the territory of the future Afragola there were pages ( small villages of a few huts ) of Oscan origin , due to the proximity of Acerra , and as someone had fetched some Etruscan infiltration . The presence of Mycenaean material, dated around the thirteenth century, and consisting in fragments of pottery , bronze rings and the remains of huts, on the other hand has upset this picture, because it was believed that the Greeks ever they go beyond the immediate hinterland colonies that were founded , always positioned near the sea.
Early theories , which remain for now the latest , suggest that the pottery was both import came down here through the trade routes , both of the place , which implies the presence of laboratories for the production. It ' possible that groups of Greeks are pushed inland and have founded a small village, attracted by the healthy climate of the place , partly cloudy and not far from a river , the Clanio , which at that time was really a river, not the stinking gutter today. The reason to create down there , about 15 km from the coast, a just settlement could be dictated by the desire to open trade relations , and perhaps even " diplomatic " with the neighbors Ausoni , settled around the area of the Monti Tifata and that will be then the founders of Acerra .
The enthusiasm of archaeologists to the discovery of Mycenaean artifacts was well justified : those buckles and those vessels could be completely re-write the history of the Greek settlements in Southern Italy , and give notoriety worldwide. But soon there was encountered the worst enemy of every historian , archaeologist and man of culture in general: indifference .

First of all , with pleasant exceptions , citizenship showed a lesser interest , immediately disappeared. The fact that the ancient Greeks, men from the eastern Mediterranean , could be lived and buried in the territory of their own city , not aroused much attention by citizen . 
Thus, the silence again covered the works of those ancient men , the first true afragolesi. Until, in a wretched day , they proceeded to the burial itself.
You read that right : the site was re- excavated basement. Clearly, the lack of a healthy "lobby" cultural cared that the maintenance has produced indifference , and after the removal of the finished material perhaps usual Archaeological Museum of Naples , where it is sucked up everything that is found by us , the old hut was covered with dirt , leaves and " hope " nothing . Obviously, not a cry , not a roar from the men of culture, even if they are to continue that call it is an offense to those who spread the culture really . Today the site lies in an area degraded lateral extension of Arena road, going in the direction of Acerra .
I do not have photos of the excavated site, which I have seen with some lucky people , the name of which I am silent but that invitation to publish them in the ways and places due. So I attach the picture of the site covered and degraded. 

Update: see HERE

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