martedì 11 febbraio 2014

Afragola sconosciuta: le cripte del Ss. Rosario


Articolo pubblicato in "Nuovacittà" n. 8, 2 marzo 2013


La nostra città ha una particolare caratteristica: da un lato appare caotica, con le sue piazze, vie e vicoli sommersi dal traffico, dall'altro presenta singolarissime oasi di pace, che sono misconosciute alla stragrande maggioranze della popolazione. Per alcuni di questi luoghi, si tratta di un vero peccato, in quanto potrebbero costituire un punto di attrazione sia dal punto di vista civico sia da quello turistico, e potrebbero venire valorizzati, cosa che attualmente non sono: per altri, invece, questa “ignoranza” della loro presenza è una vera manna, dal momento che potrebbero essere invasi in maniera non proprio pacifica. 

Afragola sotterranea. Nulla a che vedere, purtroppo, con i famosi cunicoli tufacei di Napoli, ma anche essa degna di menzione. Oltre a una città superficiale, infatti, se ne snoda sotto i nostri piedi una oscura e mai definita con esattezza, formata da grotte vaste e da anfratti minuscoli, che collegano fra di loro varie zone della città. Dalle “Memorie storiche del Comune di Afragola” di Giuseppe Castaldi, edito nel 1830, apprendiamo che esse servivano alla conservazione del vino e degli alimenti, in mancanza di frigoriferi, ancora di là da venire. Ogni palazzo gentilizio aveva la sua grotta, che era tanto profonda quanto più alto era il palazzo stesso. Questo perché l'edificio veniva costruito con i materiali sotterranei, e dunque sotto restava il vuoto. Ci sono però anche spazi sotterranei alle chiese della nostra città, vale a dire le cripte in cui anticamente, prima dell'editto di Fontainebleau (1804), venivano sepolti parroci, collegiati e notabili. I sistemi di cripte più noti sono quelli delle chiese di Santa Maria d'Ajello e del Santissimo Rosario. Il primo, da cui si accede tramite un ingresso posteriore all'ex Confraternita dell'Immacolata, è chiuso da anni, mentre il secondo è usufruibile previo il permesso del parroco del Rosario, attuale padre Paul Crochat.
Corridoio e colatoi
La cripta del Rosario, posta circa 5 metri sotto il piano di calpestio, consta di vari ambienti, tutti nati dall'esigenza di dare sepoltura privata ai morti appartenenti alle famiglie con giuspatronato laico, cioè famiglie che possedevano una cappella in chiesa e potevano farvi celebrare una messa tutta per sé da sacerdoti scelti da loro. Di tali cappelle, quella più importante dell'ex collegiata del Rosario è quella Castaldi, con probabilità la prima a dotarsi di una cripta sotterranea, coeva alla costruzione dell'edificio sacro (XVII secolo).
Le cripte del Rosario si sviluppano in maniera longitudinale: a partire dalla cappella Castaldi, la terza a destra e la più riccamente decorata, per terminare sotto la sagrestia. Oggi l'accesso alla cappella Castaldi è tappato da una lastra trasparente, e dunque si può scendere solo da quello della sagrestia. Superata una stretta scala, si accede a un vasto ambiente umido e freddo, con un piccolo altare e alcune lapidi commemorative. Da qui parte un corridoio che immette nelle sale adiacenti, tutte areate da una finestrella che collega allo spiazzo a lato della chiesa, e tutte caratterizzate da una lunga fila di sedili di pietra, con un foro al centro, che corrono lungo tutte il perimetro di due delle tre stanze successive. Sono i colatoi, su cui erano adagiati i defunti (come se fossero seduti) e messi ad “asciugare” (mi si perdoni l'espressione): attraverso il foro centrale, i liquidi corporei del defunto scorrevano a un canaletto che portava a un foro, ancora visibile in mezzo alla stanza, collegato alla fogna.
Colatoi
Dopo un periodo variabile, che poteva durare anche diversi mesi, il corpo rinsecchito del morto era sepolto. I corpi erano messi in successione, e possiamo immaginare che coloro che erano addetti a trasportare là sotto nuovi ospiti, mentre gli altri già presenti deperivano silenziosi, non erano proprio da invidiare. Il motivo di tale usanza è presto detto: si cercava di ritardare il deformarsi dei volti dei defunti, in modo da ottenere un processo simile all'imbalsamazione (la scarsa umidità dell'ambiente sigillato non permetteva la proliferazione di microbi aerobi). Come detto, tali sedili sono presenti nella seconda e nella terza sala; in quest'ultima, al centro, è presente un contenitore trasparente che contiene ossa e teschi umani, forse antichi ospiti dei colatoi,e lì lasciati per pietà cristiana. Il quarto ambiente conduce alla scala che sale alla cappella Castaldi, il cui ingresso è sigillato. In realtà, di ambienti ce ne sono 5: la quinta stanza delle cripte è però sigillata e porta direttamente sotto l'altare maggiore.
Gli afragolesi di 400 anni fa
Qui ha termine la nostra visita. Come detto all'inizio, la cripta non è accessibile liberamente ma solo col permesso del parroco. E non posso dirmi contrario: luogo sacro e dedito al raccoglimento per i fedeli, interessante “macchina del tempo” per lo storico locale, essa è un piccolo luogo di ristoro della mente e dei sensi dal caos soprastante. Ed è necessario che rimanga tale, per quanto mi riguarda.



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