domenica 9 febbraio 2014

Foibe. Un ricordo.

Italiani protagonisti di un genocidio dimenticato.


« Indossavamo i soli pantaloni e ai piedi avevamo solo le calze. Un chilometro di cammino e ci fermammo ai piedi di una collinetta dove, mediante un filo di ferro, ci fu appeso alle mani legate un masso di almeno 20 kg. Fummo sospinti verso l'orlo di una foiba, la cui gola si apriva paurosamente nera. Uno di noi, mezzo istupidito per le sevizie subite, si gettò urlando nel vuoto, di propria iniziativa. Un partigiano allora, in piedi col mitra puntato su di una roccia laterale, c'impose di seguirne l'esempio. Poiché non mi muovevo, mi sparò contro. Ma a questo punto accadde il prodigio: il proiettile anziché ferirmi spezzò il filo di ferro che teneva legata la pietra, cosicché, quando mi gettai nella foiba, il masso era rotolato lontano da me. La cavità aveva una larghezza di circa 10 m. e una profondità di 15 sino la superficie dell'acqua che stagnava sul fondo. Cadendo non toccai fondo e tornato a galla potei nascondermi sotto una roccia. »
Questa è la testimonianza di un sopravvissuto all'eccidio comunista delle foibe,che tra il 1945 e il 1947 costò la vita a migliaia di istriani,colpevoli solamente di essere italiani. Ciò che accadde rende perfettamente la confusione che si viveva nel nostro Paese in quegli anni, e la vergognosa omertà della sinistra italiana. Nell’estate del 1945 i comunisti jugoslavi,agli ordini del Maresciallo Tito,occuparono Trieste,l’Istria e la Venezia Giulia, allora regioni italiane. Gli occupanti attuarono una minuziosa pulizia etnica in quei territori, massacrando circa 5000 italiani,rei di essere fascisti sconfitti o di appartenere a un Paese sconfitto. La viltà dei titini arrivò al punto di nascondere i cadaveri delle loro vittime in cavità naturali delle montagne istriane, dette foibe in dialetto friuliano, per evitare accuse da parte della comunità internazionale, riorganizzatasi proprio in quegli anni nell'ONU. Molte vittime non furono neppure ferite,come possiamo dedurre dalla testimonianza sopra riportata, ma semplicemente gettate ancora vive nelle fosse,profonde centinaia di metri. La folle volontà di Tito di annettere la Venezia Giulia dimostrando che non ci fossero abitanti italiani,facendoli direttamente sparire, è una delle prove più orrende di come quando la ragione dorme, il mondo si riempie di mostri. E le nostre autorità? Esse sapevano bene quello che accadeva nel nord- est,ma non intervennero per non veder persi quei territori durante i negoziati di pace. L’appena nato MSI era figlio della destra militarista appena sconfitta, e non aveva poteri. La DC di De Gasperi si nascose dietro la panacea di tutti i mali diplomatici, la famosa "ragion di Stato". Il PCI di Togliatti,dobbiamo riconoscerlo,fece meglio di tutti: lodò pubblicamente gli eccidi e si dolse delle lagnanze istriane e friulane. Sue furono le parole:« Noi consideriamo come un fatto positivo,di cui dobbiamo rallegrarci .Questo vuol dire che I comunisti devono prendere posizione contro tutti quegli elementi italiani che agiscono in favore del nazionalismo italiano ». Colui diventato famoso per aspettare le veline da Mosca prima di fare ogni dichiarazione,fosse anche quella su una partita di calcio, elogiò Tito e iniziò una damnatio memoriae dei morti istriani. Dopo decenni di ignominioso silenzio, anche per questi morti,senza nome,senza colore,senza ricordo, arrivò il momento di giustizia: nel 2004 il II Governo Berlusconi istituì la Giornata del Ricordo, ricorrente ogni 10 febbraio,per ricordare che ci fu una seconda fase della guerra che tutti dimenticano,e che durante essa degli italiani inermi persero la vita,senza che nessuno,nemmeno la Chiesa che tanto si adoperò per gli ebrei,intervenisse. Nella speranza che un giorno tutti i nostri morti possano essere ricordati in un unico giorno.

Ringrazio l'amico Enrico Guazzini per la testimonianza riportata all'inizio del testo.
















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