sabato 1 marzo 2014

Il sindaco partigiano: Armando Izzo

Nel corso dei miei studi di storia locale, mi sono spesso domandato come mai non si sia mai trattata in maniera scientifica la serie dei sindaci che ressero nel tempo la nostra città. Eppure, tra le prevedibili figure di semplici amministratori (senza offesa alcuna), si trovano dei veri e propri giganti, la cui grandezza travalica di molto i confini di Afragola.
Una figura particolarmente luminosa fu l'avvocato Armando Izzo, il sindaco partigiano, e fautore della vera Ricostruzione della città dopo la guerra. Questa rubrica vuole far scoprire o riscoprire uomini e luoghi ignorati dalla maggior parte degli afragolesi, e spiace che anche l'avvocato debba rientrare in questa categoria.
Nacque il 12 giugno 1916 ad Afragola, e a pochi giorni dalla laurea in legge fu costretto a partire per il fronte ligure, il 1 luglio 1941, al seguito di un plotone che contava tra gli altri Vittorio Cascetta, presidente fanfaniano della Regione Campania nel 1974, e Alfonso De Franciscis, archeologo che sarà poi alla guida della Soprintendenza di Napoli.
Armando Izzo
La scarsa dotazione militare e gli errori nel condurre la guerra maturarono in molti soldati, tra cui Izzo, un ripensamento sulla tenuta e sulla reale capacità del fascismo di guidare l'Italia alla vittoria. L' 8 settembre 1943 lo sorprese come ufficiale di complemento a Imperia, e qui apprese dell'armistizio, e della successiva occupazione tedesca del centro – nord del Paese. Entrò nelle formazioni partigiane e si mise al comando della V Brigata d'Assalto Garibaldi “Luigi Nuvoloni” (intitolata a un partigiano sanremese fucilato nel 1944). Durante questo periodo di macchia, assunse il nome di “Fragola” per ricordare la sua città natale e poi quello di “Doria”. In uno scontro a fuoco l'8 ottobre 1944 contro i nazifascisti a Pigna, frazione di Castel Vittorio (Imperia), fu seriamente ferito, ma riuscì a riparare fra le montagne e a curarsi grazie all'aiuto degli abitanti.
Continuò la lotta contro i tedeschi, ma si oppose anche al tentativo dei francesi di estendere l'area occupata dagli Alleati fin oltre Ventimiglia. Non solo: negli anni successivi alla guerra, si oppose alla monopolizzazione della Resistenza da parte delle forze di sinistra, ricordando che la V Brigata fu l'unica ad avere un cappellano diocesano, don Armando Micheletti, e che la massa dei partigiani della Brigata era aliena alla politica. Alla fine del conflitto, fu congedato con onore e per il suo impegno partigiano, nel 1957 fu decorato con la medaglia d'argento al valore militare, poiché “durante un accanito combattimento contro il nemico notevolmente superiore di forze, alla testa dei suoi uomini contrattaccava decisamente l'avversario” (Decreto della Gazzetta ufficiale del 18 gennaio 1957). Inoltre, fu insignito della cittadinanza onoraria dal comune di Castel Vittorio.

Subito dopo la guerra, tornò ad Afragola e si diede all'impegno politico.
Nel 1948 divenne assessore della Nettezza urbana e del Macello (a quel tempo, Afragola era un paese essenzialmente basato su agricoltura e allevamento) nell'amministrazione del sindaco Giuseppe Iazzetta. Segretario cittadino della Democrazia Cristiana, fu successore dello stesso Iazzetta, diventando sindaco il 13 novembre 1953 a capo di una maggioranza che oggi chiameremmo “di salute pubblica”. Nelle successive elezioni del 1956 fu riconfermato sindaco e detenne la carica di primo cittadino fino al maggio del 1960.
Nei 6 anni e mezzo di governo, Izzo riuscì a dare un volto nuovo alla città, fino alle recenti riqualificazioni urbane: istituì la scuola elementare a Piazza Ciampa, che intitolò al tenente Gennaro Castaldo e la scuola media “G. A. Rocco” in via Firenze; ottenne l'apertura di un secondo ufficio postale nel rione S. Antonio (fino a quel momento, i 45000 afragolesi potevano disporre solo di quello in via Trieste e Trento); fece dotare di fogne e pavimentazione le vie R. Russo, Mazzini, Cavour, Dario Fiore e le traverse Calvanese; fece realizzare l'artistica fontana di Piazza Municipio, e l'apertura di via Oberdan sulla Sannitica; e, nel 1958, conferì la cittadinanza onoraria al cardinale arcivescovo di Napoli Alfonso Castaldo. Nel 1960 fu eletto consigliere provinciale della Democrazia Cristiana, venendo confermato nel 1965. Durante il suo mandato, riuscì a ottenere la costruzione della Strada Provinciale Capomazzo – Cinquevie, con il relativo slargo davanti alla chiesa della Scafatella, e a far realizzare il Monumento dello Scugnizzo napoletano, in ricordo della 4 giornate di Napoli contro i nazisti nel 1943. Il monumento consta in 4 lastre con figure umane tratteggiate e disposte a parallelogrammo. Fu posto in Piazza della Repubblica e lì lo vidi nel 2008, quando sorse in me la curiosità di conoscerne l'autore e il significato e arrivai inaspettatamente a questo mio concittadino. Nel 1970 si ritirò dalla scena pubblica, e continuò a esercitare l'attività forense, e a partecipare ai raduni partigiani in Liguria. Per tutto il resto della sua lunga vita, Izzo continuò a tramandare alle giovani generazioni la passione per i valori e gli ideali della Resistenza, perché, come ebbe a dire una volta, senza la Resistenza non avremmo avuto la Repubblica, e senza la Repubblica non avremmo avuto l'attuale Costituzione”. Il 19 dicembre 2004, il suo cuore si fermò: concludeva il suo cammino terreno un uomo che aveva rischiato la vita per la libertà, e aveva dato tanto alla sua città; in un certo senso, si può dire che l'abbia fondata di nuovo, e dotata di infrastrutture (strade, fogne, scuole, poste, caserma dei carabinieri) degne di un capoluogo.
Ora che sono passati 10 anni dalla morte di Izzo, credo che Afragola possa pagare il suo debito di gratitudine dedicandogli una piazza: un minimo riconoscimento a chi tanto ha dato per il suo luogo natio.


“Chiusero gli occhi perché altri li aprissero alla luce della libertà”

(Lapide sulla chiesetta della valle Argentina di Sanremo, scoperta da Izzo il 21 aprile 1974)

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