lunedì 23 giugno 2014

La chiesa di Sant'Antonio Abate


Spesso mi capita di fare un giro per il centro storico, che proprio nell'ultimo anno è stato rimesso “ a nuovo”, per sapere a che punto sia la notte dei monumenti afragolesi. Passeggiando per via Antonio Guerra, che ricorda un sindaco di fine Ottocento, mi sono fermato davanti alla cappella di Sant'Antonio Abate, attigua al palazzo Caputo, una volta appartenente allo stesso Guerra, come ne testimonia un'epigrafe di marmo.
E' una chiesetta che passa spesso inosservata, dal momento che il prospetto si presenta incassato fra due edifici. Una volta era parrocchia, ma lo rimase per appena un cinquantennio, per poi essere soppressa in seguito al riordino del 1976. Mi è sempre piaciuto entrarvi, benché l'unica apertura settimanale (il sabato pomeriggio) mi ha reso impossibile farlo negli ultimi tempi. La particolarità di questa chiesa è quella di essere stata una delle poche cappelle ancora esistenti che erano presenti già nell'antico nucleo urbano cittadino.
Prospetto
La facciata presenta una cancellata che racchiude il portale ligneo d'ingresso, sormontato da un finestrone, a sua volta dominato dal campanile a doppia fornace. L'interno è tutto compreso in un'unica navata, lunga circa 8 metri, larga 5 e alta 6. A destra dell'ingresso, troviamo la piccola scala a chiocciola che conduce alla balconata e al finestrone. A sinistra, invece, a metà della navata, una piccola edicola che ospita una statua del Sacro Cuore di buona fattura. La volta della sala è dominata da un dipinto piuttosto rovinato raffigurante il Santo titolare, e termina con un arco di trionfo che immette nel piccolo presbiterio. L'altare di marmo è illuminato da un finestrone per illuminazione interna che si apre sulla volta del presbiterio, mentre nella teca alle spalle del tabernacolo troviamo una statua di Sant'Antonio Abate di buona fattura, ma bisognosa di ripulitura. A destra del presbiterio c'è la sagrestia.

Non conosciamo la committenza del tempio, ma dalla Visita del 1542 (alla quale risalgono le più antiche notizie sugli edifici ecclesiastici afragolesi) risulta cappellano Mizio Fortino o Russo, che aveva preso il posto di Tommaso Paribelli. Tale Fortino era contemporaneamente cappellano anche di San Giovanni Battista e di San Nicola di Bari (oggi scomparsa), entrambe site nello slargo dell'Arco, oggi Piazza Municipio. Dalle fonti apprendiamo che aveva il titolo anche di Santa Maria Annunziata dei Saponi, la famiglia che ne aveva il patronato. Il reddito per il rettore derivava da 2 moggi di terra site nella selva di Afragola.
Affresco della volta (1931)
In antichità aveva due altari, uno dedicato al Santo titolare, l'altro a Sant'Antonio da Padova; verso il 1840 appare del tutto abbandonata a se stessa e , riferisce Giuseppe D'Arcora (Descrizione della Chiese della città di Napoli) “ aveva la porta tutta quanta scassinata”. Nuove informazioni potrebbero trovarsi negli archivi della chiesa del Santissimo Rosario, che per il momento, a causa del cambio del parroco, non mi è stato possibile consultare.
Parrocchia dal 1926 al 1976, fu retta da don Domenico Giacco, il sacerdote pittore, già viceparroco a Santa Maria d'Ajello, che ne fu cappellano dalla soppressione fino alla morte, il 9 febbraio 1985. E' attualmente rettoria della parrocchia del SS. Rosario, curata dai coniugi Sibilio e da altri volontari, per mantenere vivo il culto del santo eremita.






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