lunedì 28 luglio 2014

Ancora sulla croce templare di San Marco


Due critiche

L'articolo che pubblicai alcuni mesi fa sulla croce templare o almeno crociata della chiesa afragolese di San Marco in Sylvis ha destato molto clamore e prevedibili critiche .
Molte, moltissime sono piovute dal quartiere omonimo in cui sorge la chiesa, unendo in una melassa stantia e inguardabile semplici cittadini e affannati illusi che credono di essere detentori delle secrete cose.
Già il 25 aprile, facendo un giro per la sagra dedicata al Santo evangelista, ne incontrai uno che si infuriò con me per l'articolo sul manufatto presente in chiesa. Alle mie domande su cosa avessi sbagliato a scrivere, replicò: “Non è sbagliato lo scritto, è che proprio non dovevi scriverlo. Vieni qui fresco fresco e ci freghi lo scoop dopo anni? E poi vieni da Santa Maria, che te ne frega di San Marco?”. Ecco dunque il primo tipo di opposizione, quella campanilistica: vieni da un altro quartiere, appartieni a un'altra parrocchia, non puoi dunque scrivere sulla nostra chiesa, ci rubi il lavoro, vattene. Per chi si fosse estraniato, ricordo che tale conversazione è avvenuta il 25 aprile dell'anno di Grazia 2014...
La croce templare di San Marco in Sylvis

Un altro “sammarchese” scrive in calce all'articolo che “Grazie, ma la croce era nota da anni in parrocchia”. Al che io, molto pacatamente, replico nello stesso modo con cui ho replicato al bufalo del 25 aprile: “Se era nota, perché non vi è stato mai scritto niente sopra? Perchè non è stato mai consultato nessun esperto? Perchè, sospettando che questo manufatto fosse templare o almeno crociato, non si sono mai disturbati i soloni che in questa città pretendono di scrivere di storia cittadina? Me lo sa spiegare lei?”. Al che entrambi, con parole diverse, mi hanno dato la stessa risposta: “Ma io non sono uno storico, sapevo che era là e si diceva questa cosa”, con l'aggiunta di un'evidente vergogna del parolaio pseudo studioso del 25 aprile.
Il secondo tipo di opposizione è venuto prevedibilmente dall'elitè culturale cittadina, fatta di giudici in pensione, architetti, professori, giornalisti. Pur non prendendo posizione apertis verbis, costoro hanno iniziato un campagna di sminuimento dell'articolo sulla croce, affermando che “ Se ne avessi avuto tempo, l'avrei scritto io nel mio tempo libero”. L'autore di questa frase dal tono sufficiente è molto conosciuto: viene invitato regolarmente a ogni manifestazione, prende parola dopo l'assessore alla cultura di turno, passa per uno molto informato. E' uno che di contributi personali alla storia locale della città e del territorio in generale ha dato ben poco, e sta il suo curriculum a dirlo, non io; e che quando ci sono novità evidente, se ne esce con frasi come quella sopra riportata. E' a tipi simili che le varie amministrazioni, non solo afragolesi, si rivolgono per organizzare incontri che hanno la caratura culturale di un panino con la porchetta preso alla festa della Madonna dell'Arco il lunedì in Albis. E' nelle mani di tipi come questi che finora è stata la storia locale, e che si continuano a fare gli stessi errori di sempre.

Una novità...taciuta

Concludo con una mezza notizia, che vi butto lì. La presenza di un manufatto templare o almeno crociato nel nostro territorio, mi aveva fatto già presupporre che altro sarebbe stato trovato andando bene a ricercare nella zona orientale della città, che è sempre stata meno urbanizzata delle altre. Indubbiamente, se si potessero riaprire le antiche cripte della chiesa di San Marco in Sylvis, occluse da decenni, si potrebbe quanto meno sapere se c'è altro nel sito della chiesa. Ma forse, se qualcuno si spostasse un po' più oltre, nel pieno della campagna, nei pressi di un'altra antica cappella, potrebbe scoprire cose interessanti, e che potrebbero destare l'attenzione anche dei professoroni di cui sopra...e anche di qualcuno meno innocuo. Di più, in assenza della solita conferma, non dirò.
E forse nemmeno dopo: se c'è una cosa che ho imparato come divulgatore storico, è che non tutto va pubblicato, e che non tutto va, almeno in un primo momento, divulgato. Se non si cono le sinergie adatte, se non c'è una volontà comune a fare del bene comune, è meglio non aprire word, e osservare in silenzio ciò che avviene. E meravigliarsi di come la Storia, non quella locale, ma quella universale, a volte prenda le forme più strane: una pietra incisa, un quadro, un palo telegrafico, un viottolo...


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