domenica 3 agosto 2014

L'antica chiesa di Casolla


Per concludere il ciclo dei primi 6 mesi di vita di questo blog, oggi tratterò di un antico edificio che sorge nelle campagne di Caivano, precisamente nella frazione (una volta entità demica a parte) di Casolla Valenzana. Tale edificio, piccolo e vetusto, è ormai diruto da parecchi secoli, quindi per una volta le mancate sensibilità culturali odierne possono scendere dal banco degli imputati.

Innanzitutto, identifichiamola (qui una mappa del 1957 che identifica il posto). Chi si trovi sull'A1 direzione Caserta, noterà alla sua sinistra l'estendersi dei campi, e poco dopo l'uscita per Caivano, potrà vedere una piccola costruzione in muratura, sormontata da una cupola bianca, simile a una casa colonica di tipo greco. Ecco il nostro tempio: Santa Maria di Casolla. Per arrivarci, bisogna percorrere la strada che congiunge Caivano a Casolla (via Fratelli Rosselli) o il ponte omonimo provenendo dallo svincolo esterno di Afragola. Da qui, entrare nel centro di Casolla, costituito dall'incrocio di appena 8 vie, e percorrere un sentiero che costeggia l'A1.
Non ci sono che scarse annotazioni riguardo questo tempio. Il territorio è sempre stato abitato fin dall'antichità. Già i Romani tennero qui un avamposto, essendo vicino alla città di Atella e al ramo del Clanio che separava in due l'antica Liburia. La caduta di ogni apparato amministrativo e difensivo provocò il conseguente abbandono dell'area, giunta a ripopolarsi gradualmente nel Medioevo. 
Nei secoli di abbandono, la natura aveva ripreso il sopravvento e antropizzare nuovamente questa zona non fu facile, anche perché il Clanio esondava continuamente. Secondo la teoria etimologica al momento più “gettonata”, il toponimo “Casolla Valenzana” deriverebbe dalla storpiatura di “casa in valle non sana”, essendo che le acque del fiume straripavano e stagnavano, rendendo insalubre la vita.
Lato est della chiesa
Era dunque un vicum, cioè un insieme di casupole sparse su un preesistente insediamento, ed era soggetto alla baronia del Barone di Casolla, il cui palazzo ancora oggi domina la piccola frazione – anche se ora sembra sia stato trasformato in una struttura ricettiva – di fronte alla seicentesca chiesa del paese.
Tornando alla vecchia, essa è circondata da paratie di plastica, evidentemente per proteggerla dai lavori agricoli, e non presenta né indicazioni storiche, nè altro tipo di barriere.                           Si presenta con una forma di parallelepipedo rettangolo, circondata per tre lati da una pesante muratura di pietre grezze cementate con malta, mentre il quarto lato, quello a sud e corrispondente all'antica entrata, è crollata lasciando un'apertura esattamente circolare. Entrando dal lato orientale per un'apertura secondaria, accedo a un ambiente a pianta poligonale. Non posso chiamarla navata essendo che è più una stanza che un ambiente esteso., e in effetti penso che sia il presbitero di un edificio ben più vasto. Le pareti interne presentano una copertura liscia di malta, e noto che su quella ovest c'è la presenza di un blocco roccioso, poroso e ricco di “filamenti”. La riconosco: è la pietra di pantano, o meglio una pietra simile al travertino romano, formata da carbonato di calcio depositato dallo scorrere delle acque sorgive, e che ingloba al suo interno foglie, fusti di piante, sassolini, e prende la caratteristica forma porosa. 
Pietra di Pantano
Il luogo più vicino in cui si può trovare tale pietra è al Riullo, il fiume posto agli estremi limiti di Acerra, benchè tutta la città osca ne sia ricca. Già questo è un indizio che desta interesse: in linea d'aria, il Riullo è distante poco più di 10 km da questa zona, e non ci si dimentichi la presenza dello stesso Clanio, anche se è più raro trovare tale formazioni sulle sue sponde. L'immagine di antichi villici che costruiscono un tempio con pietre prese da siti lontani non è da scartare; e, del resto, non essendosi nessuno occupato di questa chiesa finora, è l'unica ipotesi sul campo.
Sulle pareti ovest ed est ci sono due monofore ciascuna per dare luce all'interno. E' assente l'altare e ogni traccia di ornamento religioso, probabilmente tutto portato alla nuova chiesa seicentesca. L'unico lacerto di affresco rosso è presente sul fondo della cupoletta, in cui mi pare di intravvedere le iniziale di Cristo. La piccola estensione dello spazio mi conferma che questa è solo parte dell'antico tempio, crollato evidentemente secoli prima l'erezione di quella ora presente di fronte al palazzo baronale.

Già, ma a quanto risale questa chiesa? Le fonti non ci danno chiarezza in merito. Essendo che la statua della Vergine presente nella nuova sede presenta la data del 869 dietro il basamento, si è supposto che Casolla, e quindi la sua antica curata, fossero sorte almeno nel VII secolo. D'altronde, le modalità di costruzione, e la caratteristica cupola, porterebbero a pensare che la fabbrica non sia stata eretta oltre l'XI secolo. Qualcosa di più preciso, come accade sempre, ce lo dicono le carte fondiarie: nel 1324 il presbitero Giovanni Mollica è citato in relazione alla “ecclesiis S. Marie de Casolla Vallinzani”, e quindi almeno agli inizi del XIV secolo essa già esisteva, e rientrava nella schiera di cappelle di patronato di cui il Piano Campano abbondava. La possibilità, emersa in studi passati, che il titolo completo della chiesa fosse “Santa Maria della Spelonca”, non ha trovato dimostrazione ed è risultata originata da un errore di lettura delle carte.
La cupola
Per ora, purtroppo, è tutto, almeno allo stato attuale della ricerca. Spesso si è tentati di aspettare tempi migliori per riferire del patrimonio artistico intorno a noi; ma quando si realizza che tali tempi non arriveranno mai, la divulgazione si impone, pur con certi limiti (leggasi quanto ho scritto nell'articolo precedente di luglio a proposito della croce templare ad Afragola). Con questo contributo, spero almeno di rendere nota questa chiesetta a tutti coloro che distrattamente l'avranno vista, e anche a molti caivanesi che, con mia sorpresa, neppure la conoscevano.

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