martedì 2 settembre 2014

La chiesa di Sant'Aniello Abate



E' notorio che il nostro Paese contenga, oltre ai 50 siti ufficiali dell'UNESCO, anche numerose perle d'arte che si trovano spesso fuori dai circuiti turistici, finendo ignorati e quindi dimenticati dal grande flusso degli amanti della cultura e dell'arte. Chi volesse davvero scoprire quanto c'è di bello in Italia, dovrebbe lasciare a casa guide turistiche e classifiche e avventurarsi su e giù lungo le Alpi, la Pianura Padana, la Penisola e le Isole e osservare quanto c'è di non rilevato in quelle guide.
In questi mesi ho spesso evidenziato come tesori nascosti si trovino a portata di mano di tutti, insistendo sull'area di Afragola e in genere dell'area a nord di Napoli. Nel prossimo semestre, gradualmente lasceremo tale area per espanderci oltre ed esplorare altre “terre incognite”.
Iniziamo oggi parlando di un edificio candidato a diventare un “luogo del cuore” del FAI (Fondo Ambiente Italiano): la chiesa di Sant' Agnello a Maddaloni (Caserta).

Interno della chiesa
La chiesa di Sant'Agnello Abate (meglio nota col nome di Aniello), sita in via Maddalena, è uno degli edifici più antichi della città, tra i primi ad essere costruiti al di fuori della cinta muraria del castello. Non se ne conoscono né la data di realizzazione, né la committenza, ma è citato nella bolla di Senne del 1113, documento importante dal punto di vista ecclesiastico in quanto, citando i confini delle diocesi di Capua e Caserta, si trovano descritti o almeno enunciati i primitivi templi cristiani esistenti nella bassa Terra di Lavoro prima del Duecento tra cui proprio la chiesa maddalonese. 
Una tradizione riporta che nelle sue cripte si conservino i resti di Sant'Augusto, vescovo africano del V secolo, e ciò presupporrebbe che la chiesa sorga sul sito di un antico luogo di culto paleocristiano. La scarsità delle fonti, tuttavia, induce a pensare che probabilmente essa sorse in età altomedievale, pur ricoprendo già da subito una tale notorietà da essere citata nella bolla suddetta. Nel 1509, per bolla di D. Giov. Batt. De Petrutiis, Arcivescovo di Taranto e amministratore della diocesi casertana, molte chiese furono congiunte a San Pietro, che divenne collegio dei canonici; la chiesa di Sant'Agnello diventò, così, sua grancia. Nel 1721 essa fu restaurata a spese del Monte dei Morti, già eretto nella chiesa della Maddalena e qui trasferito alla caduta di quella. Nel 1821, per volere di Teresa e Properzia Varrone, fu eretta la cappella dedicata alla Madonna dei Dolori, con altare privilegiato in stucco, ancora visibile nella navata sinistra. Il terremoto del 1980 ha fortemente danneggiato la struttura, provocando il crollo delle volte in mattoni e la sua chiusura ai fedeli per circa un trentennio.
Alla chiesa si accede tramite una scalinata, che conduce all'edificio dalla piatta e rovinosa navata. L'ingresso è un semplice portone, sormontato da un finestrone per l'illuminazione interna. Due tondi laterali, forse risalenti alla fabbrica originaria, fungono della stessa funzione per le navate minori.
Cappella dei Varrone
L'interno consta in tre navate, divise da colonne tozze poggianti da regoli squadrati e sormontate da capitelli quadrangolari in forma diversa, anche corinzia, che fanno da base a loro volta ad archi a sesto ribassato, ognuno sormontato da stemmi recanti forse simboli naturalistici o religiosi. Il tetto è composto da un solaio di acciaio e da assi di ferro disposti a capriate, realizzato in seguito al sisma del 1980 e riconducibili alla primitiva copertura dell'edificio, e la navata centrale termina con un'abside semicircolare in parte coperto da motivi stilizzati riconducibili a una conchiglia, elemento decorativo comune a un po' tutte le chiese di Maddaloni. Le navate laterali presentano nicchie per statue, attualmente mancanti e trasportate nel vicino tempio del Corpus Domini, mentre nella piccola cappella dei Varrone si osservano un altare rovinato e una statua mancante di testa e mani, forse identificabile con la Vergine. Dal punto di visto pittorico, la chiesa presenta lacerti di affresco ai margini della controffacciata, e sugli archi divisori. Attualmente, la chiesa è oggetto dell'attenzione di volontari che si impegnano a ottenerne l'iscrizione nella lista dei sopracitati “Luoghi del Cuore”, per ottenerne anche un restauro. 

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