domenica 30 novembre 2014

Una grotta




Un antro oscuro. Un ingresso per mondi ignoti. Un passaggio verso il mistero, verso tutto ciò che non è sotto l'umano controllo. Qui, in questa terra che da Plinio in poi requie non ha mai avuto. Qui, dove Virgilio pose l'ingresso degli Inferi per il pio Enea.
Qui. Lago d'Averno.

venerdì 28 novembre 2014

Afragola e i tre santi guerrieri - San Giorgio



Abbiamo visto come il culto di San Michele Arcangelo si sia diffuso in tutto il Meridione d'Italia per opera dei Longobardi. Ma questo robusto popolo germanico venerò anche un altro santo guerriero, prendendolo “a prestito” dalla tradizione sia romana sia bizantina: San Giorgio megalomartire.

La sua storia ci è stata trasmessa dalla “Passio Georgi”, considerata un’opera apocrifa secondo il “Decretum Gelasianum” del 496 del Papa Gelasio I.
Secondo il
testo, Giorgio nacque in Cappadocia tra il 250 e il 281 d.C. e ricevette un'educazione cristiana. Intrapresa la carriera militare, si trasferì in Terra Santa, dove venne arruolato nell' esercito dell’imperatore Diocleziano. Per i suoi meriti e il suo valore arrivò a diventare una delle guardie del corpo di Diocleziano come ufficiale delle milizie. Ma il contrasto con l'imperatore, persecutore dei cristiani, lo portò ben presto a rinnegare pubblicamente la religione romana, e secondo lo storico Eusebio, strappò l'editto di persecuzione davanti allo stesso sovrano. Accusato di alto tradimento, venne arrestato, non prima di aver venduto tutti i suoi averi ai poveri. Fu sottoposto a spettacolari supplizi e in carcere ebbe la visione del Signore che gli predisse sette anni di tormenti, tre volte la morte e tre volte la resurrezione. Morì nel 303 e fu sepolto in Lydda.
Il culto per il martire iniziò quasi subito, come dimostrano i resti archeologici della basilica eretta qualche anno dopo la morte sulla sua tomba nel luogo del martirio. La leggenda del drago comparve molti secoli dopo nel Medioevo, quando il trovatore Wace (1170 ca.) e soprattutto Jacopo da Varagine († 1293) nella sua “Leggenda Aurea”, fissarono la sua figura come cavaliere eroico, che salvò una fanciulla dalle fauci di un drago nascosto in uno stagno enorme, trafiggendolo da parte a parte con la sua spada. Non prima però, bisogna notare, della conversione alla religione di Cristo del popolo infestato dalla demoniaca creatura.

Il culto del santo cavaliere si diffuse in entrambi i rami della cristianità ed è tutt'oggi fortissimo: basti ricordare che solo in Italia, 21 comuni sono a lui dedicati, e che monarchie potenti come quella inglese si affidarono a lui fin dall'inizio della loro storia. Ma furono le sue qualità guerriere, più che le sue virtù di fede, a interessare i popoli germanici di nuova evangelizzazione. A cominciare dai Longobardi, che nel VII dedicarono proprio a lui la Basilica napoletana di San Giorgio Maggiore, sorta su un precedente tempio cristiano e ancor prima pagano. Si può notare un interessante parallelismo fra le devozioni a San Michele e a San Giorgio, ma non possiamo allo stato attuale della ricerca affermare perchè una intitolazione andasse all'uno e non all'altro santo, visto che le loro qualità erano equivalenti. Tale devozione passò nel XI secolo ai Normanni, cui dobbiamo la diffusione del culto del santo martire in Inghilterra e nel Meridione d'Italia. Le sue apparizioni avevano aiutato i Normanni nella guerra contro gli infedeli, come nella decisiva battaglia di cerami, in sicilia, nel 1063. Furono gli uomini del Nord a dare al guerriero della Cappadocia l'accezione di “protettore dei soldati e delle terre” (Giorgio, tra l'altro, è una parola di origine greca significante “agricoltore”).
Proprio in riferimento a un terra abbiamo il primo toponimo afragolese riguardante il santo: nella nota carta longobarda del 1131, è citato un “campu de sancti Georgi”, che potrebbe riferirsi tanto a una probabile cappella nelle vicinanze del confine agricolo, quanto a una semplice denominazione. Del 1146 è un'altra fonte in cui si cita un tal “Sparanu de Sancti Georgiu” parlando di un fondo ad Afragola. Tali notizie ci fanno ipotizzare la presenza di luoghi di culto preesistenti alle date indicate, ma non si sa se di grandi o modeste dimensioni. Dell'inizio del XIII secolo sarebbe l'antica parrocchiale dedicata al martire, citata come esistente nel 1222 in una pergamena del monastero di Santa Patrizia in San Gregorio Armeno a Napoli. Nel 1380, stando a un documento citato dallo storico e sacerdote Vincenzo Marseglia nel 1942, sarebbe stata ricostruita da capo a piedi, in ragione dell'accresciuta popolazione del rione, a seguito della costruzione del castello angioino antistante la chiesa stessa. I visitatori del 1542 trovarono tutto in ordine, mentre quelli del 1598 segnalarono diverse mancanze, a cominciare dall'acqua sporca presente nelle acquasantiere. Nel 1688 un devastante terremoto fece crollare tutto il tempio. I lavori per la ricostruzione iniziarono due anni dopo, e terminarono nel 1702. Per l'occasione, si spostò la facciata, che si apriva nell'attuale lato sinistro, nell'odierna posizione. I lavori di abbellimento barocchi nel Settecento diedero l'attuale conformazione della chiesa, con una pianta a croce latina e un'unica navata contornata da 4 cappelle per lato. Una di queste cappelle era già nel Medioevo intitolata al terzo santo guerriero venerato in Afragola, addirittura ancor prima di Michele e Giorgio: San Martino.

- San Martino

- San Michele


domenica 23 novembre 2014

Storia di Gunderhausen


La Germania è un grande Paese. Non solo perché è ancora la locomotiva economica d' Europa, benché sia anch'essa in fase di rallentamento, ma per la conservazione di un patrimonio artistico e monumentale che spesso latita da noi. Ovviamente ci sono differenze notevoli: le chiese sono meno splendenti di ori barocchi, gli edifici meno alti e monumentali, le statue meno finemente incise. Mancanza di mecenati paragonabili a quelli italiani? Mancanza di interesse da parte delle popolazioni al nord delle Alpi per l' arte in genere? Può darsi, o almeno è una teoria che spiega ciò che ho visto nei mesi in cui ho vissuto nel cuore della Germania rurale ma al tempo stesso industriale, in quel Lander dell' Assia diretto dal centro della finanza europea, Francoforte sul Meno.
Per chi è abituato a vivere presso chiese barocche, una chiesa cattolica tedesca può paragonarsi solo a una cappellina di montagna sulla strada per il profondo beneventano. Tuttavia, bisogna riconoscere che i tedeschi quando hanno a che fare con un' opera d'arte, la curano, la vezzeggiano, arrivano a formare cordoni sanitari pur di impedirne la corruzione. 

A prima vista, può sembrare che Rossdorf, il paese presso Darmstadt in cui ho vissuto quest'autunno, sia solo un mucchio di caseggiati recenti e senza storia, complici i vasti campi che circondano e separano la cittadina dalle altre. Ma è solo un'impressione sbagliata.
A prescindere dal fatto che il territorio è stato abitato fin dall'epoca classica da orde germaniche che non si riuscì a piegare ai voleri dei Romani nel I secolo d. C., e che quindi abbia subìto tutta l'ondata migratoria dei nuovi Germani nel 7 secolo dell'èra presente, ricaviamo il nome di Gunderhausen, un antico villaggio adiacente a Rossdorf, e oggi frazione della stessa città, in una pergamena del 1250 dell'abbazia di Fulda, riguardante una contesa fra l'abate della ricca comunità monastica e la famiglia von Katzenelnbogen. La vertenza riguardava il possesso di alcuni campi nell'area, rivendicato dai von Katzenelnbogen, che si estendevano fino all'attuale città di Gross Umstadt, e da ciò possiamo dedurre che la zona fosse occupata in maniera stabile almeno dal tardo XII secolo.
Chiesa evangelica di Gunderhausen
La vertenza dovette finire a favore dei Katzenelnbogen, poiché nel 1390, quindi circa un secolo e mezzo dopo, essi erano segnalati come conti di Gunderhausen e Rossdorf, che iniziavano a essere famose per la qualità dei loro vini.
Nel 1520 abbiamo notizia per la prima volta della cappella di Gunderhausen, su cui sorse successivamente la chiesa. Nel 1539, Gundernhausen e Rossdorf passarono al protestantesimo, come il resto della regione dell' Assia. Il territorio viene attraversato due volte dalle truppe francesi durante la Guerra dei Trenta Anni, nel 1622 e nel 1636. In questo periodo, si segnala la totale assenza di abitanti nella zona fra Dieburg e Ober- Ramstadt a causa della peste.
Abbiamo qui un vuoto nelle fonti, dovuto probabilmente al fatto che per decenni nessuno abitò la zona. Solo dalla fine del Seicento abbiamo segnali di una ripresa delle attività economiche, attraverso la tassazione delle attività di mercato che venivano riscosse annualmente dai borgomastri. Non possiamo però dire se questi neue Bauernschaft siano discendenti dei primi abitanti, oppure siano uomini nuovi provenienti da fuori. La chiesa del villaggio fu ricostruita, e la data sulle mura indica il 1750 come data di completamento dei lavori, che interessarono il sito dell'antica cappella cinquecentesca. Nel cortile interno del tempio hanno trovato spazio 7 tombe, dalle scritte incise sulla pietra ormai cancellate nel tempo – le fonti comunali indicano che i sepolti appartenevano alla nobile famiglia von Schrautenbach, che forse deteneva una sorta di patronato sul tempio, come le nostre nobiltà sugli altari interni delle nostre chiese. 
La più antica casa di Gunderhausen
L' attuale arco di ingresso fu realizzato nel 1903. Adiacente alla chiesa c'era il Rathaus, il corrispondente del nostro municipio, demolito negli anni Settanta del Novecento non si sa in base a che criterio modernistico. Da un'immagine posta fuori la chiesa, sappiamo che era a due piani e presentava un ampio ingresso.
Presso la chiesa, troviamo una grande casa col tetto spiovente e la data 1572 indicata nel cuneo delle tegole: è la Glöcknerhaus, l' unico edificio della Gunderhausen cinquecentesca ancora in piedi.
Il villaggio settecentesco fu abbellito anche da palazzi eretti dai nuovi nobili del luogo, i von Atzeheim, cavalieri del Sacro Romano Impero Germanico e signori di Gunderhausen fin quasi a Ottocento inoltrato. la fine dell'Impero, decretata nel 1806 da Napoleone Bonaparte, mise fine a un sistema di governo che aveva retto per oltre 4 secoli. 

Durante il lungo secolo delle rivoluzioni, gli abitanti dell'area furono sottoposti all'invasione napoleonica e coinvolti nelle guerre di espansione prussiana, venendo inglobati nell'Impero tedesco nel 1871.
La "casa con l'orologio", in realtà
la prima scuola di Gundernhausen
Lo sviluppo industriale impressionante di quest'ultimo tocca anche Gunderhausen: nel 1897 viene messa in funzione la stazione ferroviaria, abolita negli anni Ottanta del Novecento, e si installano l'illuminazione elettrica e una moderna rete fognaria, che rendono meno isolato il paese, che contava circa 760 anime e di notte e d'inverno era a lungo isolato.
Il Novecento vede un lungo e lento decadimento del paese: la Seconda Guerra Mondiale porta via 102 cittadini, sconvolge i ritmi agricoli, e induce allo spopolamento del piccolo centro. Negli anni Sessanta si realizza una nuova scuola presso la chiesa evangelica, nuove infrastrutture sorgono sulla collina interna dello Stetteritz ma si abbatte l'antico Rathaus e si chiude la stazione ferroviaria. 
Del cimitero dei soldati russi realizzato nel 1945, pur con la presenza di un grosso cartello che ne testimonia la presenza, si perde ogni traccia. Compare anche il fenomeno dell'immigrazione, prima proveniente principalmente dalla vicina Francia, poi dall'Italia e infine dai Paesi extraeuropei. Dal 1977, Gunderhausen diventa una frazione di Rossdorf.