mercoledì 24 dicembre 2014

Natività


"L' Adorazione dei pastori", di Gerard van Honthorst, 1622
Un ambiente rustico. Un'atmosfera raccolta. Un gruppo di persone in ansiosa attesa. La donna guarda amorevolmente il Figlio, che illumina con luce propria i volti attorno, diffondendo un'aura di pace. Il padre, soddisfatto, si appoggia alla testa dell'animale, quest'ultimo incuriosito da quella minuscola figura cui tutti fanno corona. Chi sorride, chi prega, chi manifesta sollievo.
Natività di Gesù. Natività dei buoni sentimenti.

martedì 16 dicembre 2014

Afragola e i tre santi guerrieri - San Martino




Dopo aver parlato di San Michele e di San Giorgio, trattiamo adesso dell'ultimo santo cavaliere venerato in Afragola. Ultimo per trattazione, ma in realtà il suo culto è stato il primo cui si dedicarono gli antichi afragolesi: San Martino. Anzi, le fonti a nostra disposizione farebbero addirittura supporre uno stretto legame tra detto culto e la nascita del casale.


Martino nacque a Sabaria, in Pannonia (odierna Ungheria) verso il 316 da genitori pagani. Figlio di un ufficiale romano, seguì la carriera militare del padre per tre anni. Un giorno incontrò un vecchio mendicante che tremava per il freddo: non avendo denaro, Martino prese la spada e tagliò in due parti il suo mantello, donandone una metà al mendicante. La notte stessa gli apparve Gesù, ringraziandolo del gesto: il mendicante altri non era che Cristo stesso. Martino decise così di cambiare vita: si fece battezzare e seguì la pratica cristiana presso Sant'Ilario, che lo ordinò sacerdote. Fu eletto in seguito vescovo della città franca di Tours: durante il suo episcopato costruì nuove chiese e favorì l'istruzione del clero e del popolo. Visse gran parte della sua vita nel monastero di Maumortier. Morì l'8 novembre 397, al ritorno da una missione di pace a Candes. Fu sepolto a Tours il successivo 11 novembre. Qui gli fu dedicata la cattedrale; le sue spoglie furono bruciate e disperse al vento dagli ugonotti nel XVI secolo.
Il suo culto si diffuse subito in tutta la Gallia, e durante l'epoca carolingia anche nei nuovi territori conquistati dai Franchi fra VIII e IX secolo. In seguito all'assimilazione dei Longobardi nel Regno franco, anche presso di essi si sparse il culto di S. Martino, affiancandolo a quello dell'Arcangelo Michele, con nuove cappelle, chiese e perfino città dedicate a entrambi.
E ora vediamo il caso di Afragola.

Giuseppe Castaldi, a pagina 8 delle sue Memorie (1830), afferma che Afragola sorse “sulla Regia strada di Caserta nel luogo denominato la Regina tra Arcopinto e Cardito (attuale via Sannitica, ndr), dove si costruì benanche una chiesa dedicata a S. Martino (...). Sino alla metà dello scorso XVIII secolo si vedevano tuttora ruderi di antico tempio, una sepoltura simile a quelle che sono nelle chiese, e un forno con case dirute nel luogo medesimo detto la Regina. Tutti questi avanzi di fabbriche, divenute ricovero di ladri furono fatti diroccare nel 1768. Il luogo poi ov'era l'indicata chiesa di S. Martino tuttora dagli afragolesi chiamasi S. Martiniello”.
Le due notizie di questo passo, circa il sito primigenio del casale e la testimonianza di ruderi dell'antica chiesa, devono essere considerate con prudenza. Riguardo al punto esatto in cui Afragola sorse, esso non esiste: è ormai assodato che il casale sorse in seguito all'aggregazione di più pagi agricoli nel corso dei secoli XI – XIII. Arcopinto era uno di essi ed è probabile che fosse stata costruita una chiesa, poi abbandonata in seguito alla fondazione di edifici di culto più ampi. Del resto, toponimi dedicati a S. Martino esistevano pure ad Arcora, altro casale “fondativo” di Afragola, e a Casoria, nel luogo detto “ad Sancto Martino”.
Più certa sembrerebbe la notizia dei ruderi dell'antico tempio divenuti riparo per malfattori, basata evidentemente sui racconti degli anziani, essendo che lo stesso Castaldi nacque verso il 1775 e non vide le rovine. Da cosa si sia dedotto che le mura dovessero appartenere a una chiesa, se solo dalla sepoltura citata o da altro, è impossibile saperlo. Prendendo per buona tale tradizione, comunque, possiamo concludere che la prima chiesa ad Afragola di cui attualmente si ha notizia sia stata dedicata al santo di Tours, ad opera dei coloni abitanti a nord – ovest dell'attuale territorio comunale.

Dalla Visita pastorale del 1542, avvenuta sotto l'episcopato di Francesco Carafa, apprendiamo che nella chiesa di San Giorgio martire esisteva una cappella dedicata al santo di Tours. Ciò ha fatto supporre un legame stretto fra la comunità raccolta nel luodo detto “la Regina” e quella di San Giorgio, la chi chiesa, ricordiamolo, risale alla fine del XII secolo. Nel suo “Chiesa e società ad Afragola fra Cinque e Settecento”, il giornalista Carlo Cerbone avanza perfino l'ipotesi che, in seguito all'arretramento dei primi coloni di Ruggero il Normanno dalla strada regia all'interno, questi ultimi abbiamo fondato la comunità di San Giorgio: l'altare presente in chiesa altro non era che il ricordo dell'antico sito che era stato abbandonato. Ipotesi affascinante, è fuor di dubbio; ma ritengo che sia più probabile che la dedicazione sia avvenuta più come omaggio al santo che come legame di filiazione diretta fra le due comunità demiche. Legato all'altare era anche il relativo beneficio: nel 1542, il beneficiario era Adorisio Gentile, mentre nel 1680 era Antonio Filamarino. Oggi all'interno della parrocchiale di San Giorgio non esiste più un altare, ma una tela dedicata a San Martino: la “Gloria di San Giuseppe con S. Martino e S. Teresa d'Avila”, iniziata dal pittore afragolese Angelo Mozzillo (vecchia conoscenza di questo blog) e conclusa da Giovanni Cimino.

Oggi del culto di San Martino, come della sua antica chiesa, nulla è rimasto. Se San Michele e San Giorgio hanno ancora templi a loro dedicati, è pur vero che ormai si è spento del tutto l'afflato che spinse i nostri lontani padri ad affidarsi, in un mondo violento e in cui la morte per vecchiaia era l'eccezione, a questi tre santi cavalieri, soldati di Cristo, significativa contrapposizione ai soldati terreni. L'origine militaresca di Afragola, se non è finora stata provata dalle fonti scritte, e a mio parere mai lo sarà, riscuote un vivo slancio da queste testimonianze di un'antica fede, che nonostante i secoli, rimangono ancora silenziose a ricordarci da dove veniamo.


martedì 9 dicembre 2014

Arte nascosta


La Vergine incoronata dalla Trinità, fra anime oranti e angeli, secolo XVII
Congrega dell'Immacolata, presso Santa Maria d'Ajello, Afragola

lunedì 8 dicembre 2014

Proteste scolastiche, fra ignoranza e curiosità

Questo articolo apparve sul giornale locale “Nuovacittà” l' 8 dicembre 2012. Ho deciso di ripubblicarlo con alcune modifiche, perché leggendo alcune cronache, vedo che nulla è davvero cambiato.


Anche quest'anno abbiamo assistito, e in alcuni casi ancora assistiamo, al rito prenatalizio degli scioperi e della autogestioni delle scuole superiori italiane. La protesta è legittima in un Paese democratico, ma anno dopo anno non si capisce verso chi sia diretta.

A Palermo gli studenti di vari licei sono scesi in campo per chiedere l'immediata ristrutturazione delle scuole. Ci sarebbe da rilevare che se gli edifici scolastici erano fatiscenti a novembre, lo saranno stati anche a settembre con l'inizio delle lezioni o a maggio con la loro fine, ma tant'è. Alcuni hanno bloccato il traffico per dare visibilità alla protesta, il che mi sembra il minimo, visto che Facebook e Twitter sono usati solo per condividere foto di mozzarelle impanate o scrivere status riciclando le frasi di Charles Bukowski.
Nessuno mette in dubbio che dobbiate pensare.
Ma almeno pensate bene...
A Roma gli adolescenti hanno occupato l'Istituto Virgilio. I rappresentanti d'istituto sono stati ricevuti dalla preside e, dopo la decisione di questi di concedere tutt'al più una settimana di autogestione, sono iniziate le grida da stadio, e così è scattata l'occupazione. Alle lamentele del capo d'istituto, i ragazzi hanno risposto volevano l'occupazione, perché “fa parte dei nostri diritti”. A quanto pare, fra i giovani liceali il diritto allo studio, che è l'unico garantito perfino dalla Costituzione, non è contemplato, o comunque è in secondo piano rispetto al diritto di bloccare la didattica a ridosso della già lunga pausa natalizia. I giovani hanno detto che vogliono fare una forte opposizione al Jobs Act. E' notorio quanto Renzi non riesca a dormire la notte sapendo che i liceali di Roma gli stanno addosso....
Simile motivazione anche dalle parti dei licei Tasso e Manara, con l'aggiunta dei temi della situazione delle carceri e della onnipresente fame nel mondo. Fanno indubbiamente tenerezza, questi giovani con abiti firmati e che comunicano con telefoni cellulari da 700 euro, mentre soffrono per i loro coetanei asiatici e africani, e manifestano “più giustizia”. Si potrebbe proporre a queste giovani menti di partire immantinente verso i luoghi desolati del pianeta, vendendo tutto e portando il denaro per alleviare le sofferenze di “quelli del Sud del mondo”, sulla scia di Madre Teresa di Calcutta, novelli san Francesco. Sarei curioso di sapere se una simile risoluzione partirà prima o poi da queste assemblee democratiche. Anche se penso che tutto si risolverà, nella migliore delle ipotesi, con una lotteria per i poveri, quasi mai quelli di Roma che stanno a un isolato da loro, e con tante frasi strappalacrime da appendere agli alberi natalizi.

Siete già come vogliono loro: ignoranti e manovrabili
In alcune scuole, e questo l'ho constatato di persona si è passati dall'autogestione a una forma curiosa di occupazione. Mentre il nocciolo duro dei rappresentanti di istituto resta “di guardia” al plesso, armato di coperte e cuscini, la maggior parte degli afflitti studenti marca il personale “badge di protesta” in tempo per la cena serale. Nei giorni scorsi, anche qui ci sono stati tafferugli, urla, striscioni del tipo “Non ci fermerete”. Qui nessuno ha intenzione di fermarvi, cari ragazzi: voi potete fare quello che volete, sia chiaro; solo non si capisce perché se uno studente si alza la mattina per imparare e un docente per insegnare, non possano farlo perché a voi non piace. Uno strano esempio di democrazia e libertà, termini che abbondano nei vostri striscioni.
Protestate contro i tagli alla scuola, dite. Protestate contro i tagli alla scuola, dite. E' ammirevole, e in effetti dovrebbero spiegarci perchè ad ogni autunno che Dio manda sulla terra, i tagli riguardano sempre e per prima scuole e università. Ma anche su questo ci sono dubbi, poichè la maggior parte dei giovani che stanno fuori scuola non sanno nemmeno il motivo per cui non si entra, se non per evitare le interrogazioni, su suggerimento dei loro colleghi più “esperti” in fatto di proteste, pronti a guidare le matricole, l'Italia del domani...


Meanwhile, in Hong Kong
Altrove assistiamo a un'altra curiosità (bisogna ammettere che la creatività della popolazione scolastica italiana non ha limiti). Parlando con due ragazzi, e ascoltando la conversazione di altri tre davanti al plesso in fibrillazione, apprendo l'esistenza della “cogestione”: un'autogestione degli studenti, “condivisa” con gli insegnanti. Insomma, non si spiega e non si interroga, ma si può fare quello che si vuole col benestare dei prof. Chiedo se la cogestione riguardo anche lo stipendio degli insegnanti con gli alunni.Risatine a denti stretti, uno di essi mi guarda come se ancora dovesse capire il significato della domanda; ma comunque, poco dopo: “Luì, e l'un jamm a magnà”: è logico, va bene la protesta, ma non bisogna far tardi, il piatto si fredda, e bisogna essere in forma per la protesta di domani, e quella di dopodomani, e quella del giorno dopo ancora... Mentre altrove, ai piani alti del potere, si sorride e si approva. Perchè due mesi di sfoghi inutili oggi, valgono bene un popolo senza teste pensanti domani.

martedì 2 dicembre 2014

La "Castelluccia" di Maddaloni


Torre longobarda di Maddaloni, in falsi colori


Posta a 250 metri sul livello del mare, sulla cima della collina che domina la città di Maddaloni, la Torre Longobarda, detta anche “Castelluccia” fa da guardia alla Terra di Lavoro e ai contrafforti del Sannio da quell'VIII secolo in cui i Longobardi decisero di erigerla, su una preesistente base romana. Faceva parte dell'impianto difensivo del popolo germanico nei punti nevralgici della Pianura Campana, a ridosso del Ducato napoletano di ascendenza greca, almeno formalmente. Era la seconda e più elevata delle torri longobarde presenti nell'incavo fra i monti Tifata (la seconda si trova ancora oggi ad Acerra, in località Suessula) e contornava la più famosa Torre Artus eretta nel XV secolo all'interno del recinto del castello di Maddaloni, presso il santuario, anch'esso di origine longobarda, di San Michele Arcangelo.
Da 1200 anni, dalla cime di questa torre la Storia fa il suo corso, mentre al di sotto di essa cambiano usanze, lingue, e nuove guerra si sostituiscono alle vecchie. Il presente è sempre figlio del passato.


Per il culto di San Michele da parte dei Longobardi vedi qui


English version

Located to 250 mts. above sea level, on top of the hill overlooking the city of Maddaloni, the Tower Lombard, also called "Castelluccia" does guard the “Earth Work” (Neapolitan Plain) and the buttresses of Sannio from VIII century, when the Lombards they decided to build it on a pre-existing Roman site. It was part of the defenses of the German people in the crucial points of Neapolitan Plain, near to the Neapolitan Duchy of Greek ancestry, at least formally. It was the second and higher Lombard towers present in the hollow between the mountains Tifata (the second is still in Acerra, locations Suessula) and it arounded the most popular Artus Tower, built in the fifteenth century within the precincts of the castle Maddaloni, near St. Michael church, also Lombard.
Since 1200 years, from the peaks of this tower History takes its course, while below it change customs, languages, and new war will replace the old ones.
The present is always the son of the past.