martedì 16 dicembre 2014

Afragola e i tre santi guerrieri - San Martino




Dopo aver parlato di San Michele e di San Giorgio, trattiamo adesso dell'ultimo santo cavaliere venerato in Afragola. Ultimo per trattazione, ma in realtà il suo culto è stato il primo cui si dedicarono gli antichi afragolesi: San Martino. Anzi, le fonti a nostra disposizione farebbero addirittura supporre uno stretto legame tra detto culto e la nascita del casale.


Martino nacque a Sabaria, in Pannonia (odierna Ungheria) verso il 316 da genitori pagani. Figlio di un ufficiale romano, seguì la carriera militare del padre per tre anni. Un giorno incontrò un vecchio mendicante che tremava per il freddo: non avendo denaro, Martino prese la spada e tagliò in due parti il suo mantello, donandone una metà al mendicante. La notte stessa gli apparve Gesù, ringraziandolo del gesto: il mendicante altri non era che Cristo stesso. Martino decise così di cambiare vita: si fece battezzare e seguì la pratica cristiana presso Sant'Ilario, che lo ordinò sacerdote. Fu eletto in seguito vescovo della città franca di Tours: durante il suo episcopato costruì nuove chiese e favorì l'istruzione del clero e del popolo. Visse gran parte della sua vita nel monastero di Maumortier. Morì l'8 novembre 397, al ritorno da una missione di pace a Candes. Fu sepolto a Tours il successivo 11 novembre. Qui gli fu dedicata la cattedrale; le sue spoglie furono bruciate e disperse al vento dagli ugonotti nel XVI secolo.
Il suo culto si diffuse subito in tutta la Gallia, e durante l'epoca carolingia anche nei nuovi territori conquistati dai Franchi fra VIII e IX secolo. In seguito all'assimilazione dei Longobardi nel Regno franco, anche presso di essi si sparse il culto di S. Martino, affiancandolo a quello dell'Arcangelo Michele, con nuove cappelle, chiese e perfino città dedicate a entrambi.
E ora vediamo il caso di Afragola.

Giuseppe Castaldi, a pagina 8 delle sue Memorie (1830), afferma che Afragola sorse “sulla Regia strada di Caserta nel luogo denominato la Regina tra Arcopinto e Cardito (attuale via Sannitica, ndr), dove si costruì benanche una chiesa dedicata a S. Martino (...). Sino alla metà dello scorso XVIII secolo si vedevano tuttora ruderi di antico tempio, una sepoltura simile a quelle che sono nelle chiese, e un forno con case dirute nel luogo medesimo detto la Regina. Tutti questi avanzi di fabbriche, divenute ricovero di ladri furono fatti diroccare nel 1768. Il luogo poi ov'era l'indicata chiesa di S. Martino tuttora dagli afragolesi chiamasi S. Martiniello”.
Le due notizie di questo passo, circa il sito primigenio del casale e la testimonianza di ruderi dell'antica chiesa, devono essere considerate con prudenza. Riguardo al punto esatto in cui Afragola sorse, esso non esiste: è ormai assodato che il casale sorse in seguito all'aggregazione di più pagi agricoli nel corso dei secoli XI – XIII. Arcopinto era uno di essi ed è probabile che fosse stata costruita una chiesa, poi abbandonata in seguito alla fondazione di edifici di culto più ampi. Del resto, toponimi dedicati a S. Martino esistevano pure ad Arcora, altro casale “fondativo” di Afragola, e a Casoria, nel luogo detto “ad Sancto Martino”.
Più certa sembrerebbe la notizia dei ruderi dell'antico tempio divenuti riparo per malfattori, basata evidentemente sui racconti degli anziani, essendo che lo stesso Castaldi nacque verso il 1775 e non vide le rovine. Da cosa si sia dedotto che le mura dovessero appartenere a una chiesa, se solo dalla sepoltura citata o da altro, è impossibile saperlo. Prendendo per buona tale tradizione, comunque, possiamo concludere che la prima chiesa ad Afragola di cui attualmente si ha notizia sia stata dedicata al santo di Tours, ad opera dei coloni abitanti a nord – ovest dell'attuale territorio comunale.

Dalla Visita pastorale del 1542, avvenuta sotto l'episcopato di Francesco Carafa, apprendiamo che nella chiesa di San Giorgio martire esisteva una cappella dedicata al santo di Tours. Ciò ha fatto supporre un legame stretto fra la comunità raccolta nel luodo detto “la Regina” e quella di San Giorgio, la chi chiesa, ricordiamolo, risale alla fine del XII secolo. Nel suo “Chiesa e società ad Afragola fra Cinque e Settecento”, il giornalista Carlo Cerbone avanza perfino l'ipotesi che, in seguito all'arretramento dei primi coloni di Ruggero il Normanno dalla strada regia all'interno, questi ultimi abbiamo fondato la comunità di San Giorgio: l'altare presente in chiesa altro non era che il ricordo dell'antico sito che era stato abbandonato. Ipotesi affascinante, è fuor di dubbio; ma ritengo che sia più probabile che la dedicazione sia avvenuta più come omaggio al santo che come legame di filiazione diretta fra le due comunità demiche. Legato all'altare era anche il relativo beneficio: nel 1542, il beneficiario era Adorisio Gentile, mentre nel 1680 era Antonio Filamarino. Oggi all'interno della parrocchiale di San Giorgio non esiste più un altare, ma una tela dedicata a San Martino: la “Gloria di San Giuseppe con S. Martino e S. Teresa d'Avila”, iniziata dal pittore afragolese Angelo Mozzillo (vecchia conoscenza di questo blog) e conclusa da Giovanni Cimino.

Oggi del culto di San Martino, come della sua antica chiesa, nulla è rimasto. Se San Michele e San Giorgio hanno ancora templi a loro dedicati, è pur vero che ormai si è spento del tutto l'afflato che spinse i nostri lontani padri ad affidarsi, in un mondo violento e in cui la morte per vecchiaia era l'eccezione, a questi tre santi cavalieri, soldati di Cristo, significativa contrapposizione ai soldati terreni. L'origine militaresca di Afragola, se non è finora stata provata dalle fonti scritte, e a mio parere mai lo sarà, riscuote un vivo slancio da queste testimonianze di un'antica fede, che nonostante i secoli, rimangono ancora silenziose a ricordarci da dove veniamo.


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