lunedì 8 dicembre 2014

Proteste scolastiche, fra ignoranza e curiosità

Questo articolo apparve sul giornale locale “Nuovacittà” l' 8 dicembre 2012. Ho deciso di ripubblicarlo con alcune modifiche, perché leggendo alcune cronache, vedo che nulla è davvero cambiato.


Anche quest'anno abbiamo assistito, e in alcuni casi ancora assistiamo, al rito prenatalizio degli scioperi e della autogestioni delle scuole superiori italiane. La protesta è legittima in un Paese democratico, ma anno dopo anno non si capisce verso chi sia diretta.

A Palermo gli studenti di vari licei sono scesi in campo per chiedere l'immediata ristrutturazione delle scuole. Ci sarebbe da rilevare che se gli edifici scolastici erano fatiscenti a novembre, lo saranno stati anche a settembre con l'inizio delle lezioni o a maggio con la loro fine, ma tant'è. Alcuni hanno bloccato il traffico per dare visibilità alla protesta, il che mi sembra il minimo, visto che Facebook e Twitter sono usati solo per condividere foto di mozzarelle impanate o scrivere status riciclando le frasi di Charles Bukowski.
Nessuno mette in dubbio che dobbiate pensare.
Ma almeno pensate bene...
A Roma gli adolescenti hanno occupato l'Istituto Virgilio. I rappresentanti d'istituto sono stati ricevuti dalla preside e, dopo la decisione di questi di concedere tutt'al più una settimana di autogestione, sono iniziate le grida da stadio, e così è scattata l'occupazione. Alle lamentele del capo d'istituto, i ragazzi hanno risposto volevano l'occupazione, perché “fa parte dei nostri diritti”. A quanto pare, fra i giovani liceali il diritto allo studio, che è l'unico garantito perfino dalla Costituzione, non è contemplato, o comunque è in secondo piano rispetto al diritto di bloccare la didattica a ridosso della già lunga pausa natalizia. I giovani hanno detto che vogliono fare una forte opposizione al Jobs Act. E' notorio quanto Renzi non riesca a dormire la notte sapendo che i liceali di Roma gli stanno addosso....
Simile motivazione anche dalle parti dei licei Tasso e Manara, con l'aggiunta dei temi della situazione delle carceri e della onnipresente fame nel mondo. Fanno indubbiamente tenerezza, questi giovani con abiti firmati e che comunicano con telefoni cellulari da 700 euro, mentre soffrono per i loro coetanei asiatici e africani, e manifestano “più giustizia”. Si potrebbe proporre a queste giovani menti di partire immantinente verso i luoghi desolati del pianeta, vendendo tutto e portando il denaro per alleviare le sofferenze di “quelli del Sud del mondo”, sulla scia di Madre Teresa di Calcutta, novelli san Francesco. Sarei curioso di sapere se una simile risoluzione partirà prima o poi da queste assemblee democratiche. Anche se penso che tutto si risolverà, nella migliore delle ipotesi, con una lotteria per i poveri, quasi mai quelli di Roma che stanno a un isolato da loro, e con tante frasi strappalacrime da appendere agli alberi natalizi.

Siete già come vogliono loro: ignoranti e manovrabili
In alcune scuole, e questo l'ho constatato di persona si è passati dall'autogestione a una forma curiosa di occupazione. Mentre il nocciolo duro dei rappresentanti di istituto resta “di guardia” al plesso, armato di coperte e cuscini, la maggior parte degli afflitti studenti marca il personale “badge di protesta” in tempo per la cena serale. Nei giorni scorsi, anche qui ci sono stati tafferugli, urla, striscioni del tipo “Non ci fermerete”. Qui nessuno ha intenzione di fermarvi, cari ragazzi: voi potete fare quello che volete, sia chiaro; solo non si capisce perché se uno studente si alza la mattina per imparare e un docente per insegnare, non possano farlo perché a voi non piace. Uno strano esempio di democrazia e libertà, termini che abbondano nei vostri striscioni.
Protestate contro i tagli alla scuola, dite. Protestate contro i tagli alla scuola, dite. E' ammirevole, e in effetti dovrebbero spiegarci perchè ad ogni autunno che Dio manda sulla terra, i tagli riguardano sempre e per prima scuole e università. Ma anche su questo ci sono dubbi, poichè la maggior parte dei giovani che stanno fuori scuola non sanno nemmeno il motivo per cui non si entra, se non per evitare le interrogazioni, su suggerimento dei loro colleghi più “esperti” in fatto di proteste, pronti a guidare le matricole, l'Italia del domani...


Meanwhile, in Hong Kong
Altrove assistiamo a un'altra curiosità (bisogna ammettere che la creatività della popolazione scolastica italiana non ha limiti). Parlando con due ragazzi, e ascoltando la conversazione di altri tre davanti al plesso in fibrillazione, apprendo l'esistenza della “cogestione”: un'autogestione degli studenti, “condivisa” con gli insegnanti. Insomma, non si spiega e non si interroga, ma si può fare quello che si vuole col benestare dei prof. Chiedo se la cogestione riguardo anche lo stipendio degli insegnanti con gli alunni.Risatine a denti stretti, uno di essi mi guarda come se ancora dovesse capire il significato della domanda; ma comunque, poco dopo: “Luì, e l'un jamm a magnà”: è logico, va bene la protesta, ma non bisogna far tardi, il piatto si fredda, e bisogna essere in forma per la protesta di domani, e quella di dopodomani, e quella del giorno dopo ancora... Mentre altrove, ai piani alti del potere, si sorride e si approva. Perchè due mesi di sfoghi inutili oggi, valgono bene un popolo senza teste pensanti domani.

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