sabato 3 gennaio 2015

Fatti e fatterelli storici afragolesi.


In questo periodo caratterizzato dal disimpegno e dalla “forzata” pausa dal quotidiano, anche io ho deciso di dedicarmi a cose più leggere. Ovviamente l'ambito è sempre quello storico, e altrimenti non potrebbe essere: sarà una mia idiosincrasia, ma più vivo le cose di questo secolo più penso che sarei a mio agio in qualcuno dei precedenti. Prima di iniziare una nuova serie di questioni impegnative, dedichiamoci alla lettura di qualche episodio particolare avvenuto in passato in questa città dalla corta memoria. Le fonti sono le più genuine e le più ignorate da chi fa il mio lavoro: gli archivi parrocchiali, vere e proprie casseforti della vita dei nostri antenati.

La fine del bosco di San Marco

Fin da quando abbiamo sentito parlare della chiesa di San Marco “in Sylvis”, ci è stato detto che quella locuzione latina stava a indicare l'antica boscaglia (silva in latino) che circondava il vetusto tempio posto a est della città. C'era effettivamente un bosco in quell'area, che dalle guerre fra Bizantini e Longobardi era stata abbandonata a se stessa e mai più coltivata, ammesso che lo fosse in epoca precedente, anche se la locuzione del tempio è un'invenzione della fine dell'Ottocento per dare lustro al culto dell'Evangelista, decaduto da tempo.
Foto d'epoca di San marco vecchio
Ma quand'è che è scomparsa quella piccola foresta? Molti affermano che sparì con la Seconda Guerra mondiale; qualcuno con velleità storiche tira in ballo il periodo postunitario; i più audaci affermano che già con i murattiani gli alberi furono sostituiti da campi.
La verità è contenuta nell'archivio parrocchiale della stessa chiesa, relativo al Seicento. Nel registro dei Matrimoni del 1646-1689, il parroco di allora, Giacomo Antonio Infernuso, riporta:”Addì 18 agosto 1653, Fu nell'Afragola una grandissima Pioggia con Venti terribilissimi e Tempesta inesblicabile Tuoni, lampi, saette, et Grandini , che parve al giorno precedente all'universal Giudizio essendo durata la Tempesta più di quattro ore e poi replicata più volte(...) . Pericolò l'antica teglia avanti la nostra Chiesa di San Marco, che fu spezzata questo per mezza da una saetta come fusse stato secato il suo Corpo, e rimase mezza in piedi con due rami, e detta teglia era rimasta per unica memoria dell'antica Selva ch'era in qo loco, et morì anco un figliolo il di cui Corpo fu portato dalla lave a galla”.
Quindi l'ultima testimonianza dell'antica foresta di San Marco sparì per “cause naturali” nel 1653, durante un acquazzone estivo.

Un Santo...con poca pazienza

Dire Afragola è, per alcuni, dire Sant'Antonio. Io ho il massimo rispetto per il Santo delle Tredici Grazie, benché rifugga dal principio che Afragola debba essere nota nel mondo solo per Lui o per i ritardi storici nella costruzione della stazione Tav. Ma non è di questo che voglio parlarvi.
Sant'Antonio con Bambino
Il nostro Taumaturgo ha sempre avuto una forte devozione qui in città, tanto da meritargli due appellativi, a mio parere entrambi poco caritatevoli. Santo “cammorrista” (per la sua “capacità” di ottenere grazie presso il Signore per chi si rivolgeva a lui) e Santo “ntussucuso” (cioè facile ad offendersi). Proprio quest'ultimo appellativo è originato da una storiella divertente che mi fu raccontata qualche tempo fa. In un anno imprecisato, il Santo compiva la sua solita processione per le strade nel mese di giugno. Ora, si dà il caso che passasse in una via dove viveva una coppia: estremamente devota lei, estremamente scettico lui. All'invito della moglie di andare ad omaggiare la statua del Santo, l'uomo rispose:< Non vorrai che io vada appresso a sto tuocco ntussucuso?”. Con ciò voleva dire che la statura altro non era che un legno vuoto e divorato all'interno dalle formiche, tale da essere fradicio. La donna scese comunque e rese riverenza al santo., Quando tornò a casa, vide uno spettacolo orrendo: il marito era disteso sul letto, morto, e divorato dalle formiche rosse che uscivano dalla bocca!

Del resto si è sempre detto: gioca coi fanti e lascia stare i santi.

La pietra del mistero

E' una vecchia leggenda, quella del basolo bianco di Piazza dell'Arco, oggi P. Municipio.
Secondo questa tradizione, nel 1799 su di esso fu innalzato l'albero della Rivoluzione, in concomitanza con l'instaurazione della repubblica napoletana. Ma dopo pochi mesi, l'albero fu abbattuto, e quando nel 1810 il syndicus di Afragola, Domenico Romano, prese possesso della sua carica, non volle interessarsi alla questione del preservarla o eliminarla. I suoi 42 successori nei 200 anni seguenti fecero lo stesso, e così la pietra giace ancora lì. 
Il basolo bianco di Piazza dell'Arco.
Ma è vero che, in quel punto, sorse l'albero rivoluzionario? L'unica fonte a riferirci tale fatto è don Gaetano Capasso, cultore storico di cui già parlai in questo blog (clicca qui: link)., e che non è proprio quella che si direbbe una fonte attendibile. Innanzitutto, da dove prende l'informazione? Non lo dice nei suoi libri, del tutto privi di note  di richiamo, né noi lo sappiamo. L'unica cosa certa è che quello fosse un punto di ritrovo dell'Afragola rurale: di giorno i caporali vi si riunivano per decidere il numero dei braccianti da utilizzare nei campi; di notte vi si davano appuntamento persone sanguigne per regolare i propri conti. Di tutto ciò non parla Capasso, che scrive proprio negli anni 50/60, cioè in diretta rispetto agli aventi. Ma del resto, questo cultore storico non ha annotato diverse cose che accadevano a suo tempo (clicca qui: link)
Oggi il basolo è del tutto dimenticato, e torna agli onori dell'attenzione solo quando qualche webjournal locale se ne ricorda, utilizzando immancabilmente la foto che vedete in alto, di mia proprietà e scattata nel dicembre 2012. Foto presa senza il mio consenso e spacciata per propria, ma pazienza, dicono che più ti copiano più vali.

Quindi, non possiamo dire con certezza che il basolo bianco rappresenti il punto presso cui i rivoluzionari del 1799 si riunirono per festeggiare l'arrivo della repubblica. Ma, vox populi vox Dei, e con ciò vi lascio e vi rimando al prossimo update.

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