giovedì 15 gennaio 2015

15 gennaio 1715: omicidio in Afragola

E. Delacroix, "L'assassinio del vescovo di Liegi", 1829
Ho già fatto notare come, spulciando quella miniera d'oro che sono gli archivi parrocchiali o cronatistici del Sei – Settecento, si possano trovare notizie interessanti del vissuto dei nostri antenati. Relativamente al mondo cattolico, bisogna rilevare che gli archivi iniziano ad assumere importanza e sistematicità all'indomani del Concilio di Trento (1545 – 1563) e delle disposizioni qui prese affinché essi indicassero con chiarezza lo stato d'anime dei fedeli. Ovviamente, non tutti seguivano i dettami tridentini, se non nelle grandi linee; e la completezza o meno delle informazioni dipendeva da molti fattori: la cultura personale del parroco e dei figliani, l'emigrazione, le spinte o meno dei vescovi nelle Sante Visite.

Un parroco “in esilio”

Afragola fu caratterizzata da violenti fatti di sangue nei secoli XVII e XVIII. La causa precipua di tali eventi erano le vendette private fra le famiglie, in seguito a sgarri o omicidi, e spesso finivano per coinvolgere anche le chiese, dotate di diritto di asilo – diritto rivendicato strenuamente dagli ecclesiastici per evitare tragedie maggiori o per motivi “politici” verso le autorità del Regno.
Tali eventi erano segnalati spesso negli archivi, in maniera esplicita o tramite accenni. Il caso che vi racconto è della prima categoria.

Francesco Marucci, sacerdote nativo di Tropea in Calabria, fu parroco della chiesa di San Giorgio Martire dal 1711 al 1719 e, dopo un periodo di allontanamento, nuovamente fra il 1736 e il 1751. Non si conoscono i motivi del suo allontanamento, ma un suo lontano successore novecentesco, Vincenzo Marseglia, scrive nella sua opera a proposito delle vicende della chiesa, che “le nubi attorno al suo nome e alla sua condotta s'erano, per buona sorte, dissipate”. Da cosa fossero costituite tali “nubi” è ignoto, ma essendo il Marucci uno straniero, è probabile che si sia trovato sotto il fuoco di fila di dicerie e malevolenze del clero locale, desideroso di affidare una parrocchia afragolese a uno “di loro”. E' proprio il Marucci che ci riferisce un episodio increscioso, accaduto giusto tre secoli fa. Scrive dunque il sacerdote:

A dì 15 gennaio 1715 perseverò la Chiesa Parrocchiale di S. Giorgio di questa terra di Afragola ad essere assediata dalla così detta Squadra di Campagna; cosicché sino alli 9 di Gennaio non si officiò in Parrocchia nostra, e i Sacramenti si prendevano da quella di Casapoco, come ivi venivano condotti i neonati per il loro battesimo; e i defunti sepolti nel sottosuolo del Purgatorio; e tutto ciò a causa che un tal Peterlese Santo uccise, la sera avanti, al largo Nunziatella, il signor Ferdinando Cassino; e l'homicidio si divulgava proditorio; e per detto spazio di più giorni io celebravo nella chiesa dei Padri Predicatori, mentre li poveri figliani andavano dispersi. Grande fu però l'allegrezza di tutti, allorchè sabato ad hore 24 g. di Febbraio questa povera Parrocchia vedesi finalmente liberata dalla vessazione, e alla domenica appresso si officiò solennemente con organo, predica, e Messa cantata”.

Spieghiamo alcuni termini del testo che nella nostra epoca ci appaiono poco intellegibili.
L'episodio increscioso si situa pienamente nel contesto violento dell'Afragola del periodo del vicereame spagnolo.
L'uccisione di Ferdinando Cassino avvenne il 15 gennaio 1715: la data seguente del 9 gennaio è una svista del copista. Il luogo del delitto fu “al largo Nunziatella”, corrispondente grosso modo all'incrocio attuale fra via Nunziatella, realizzata circa 50 anni prima in seguito alla peste del 1656, e via Pietro Nenni. Tale slargo esisteva fino al secolo scorso, essendo che via Nenni non esisteva e la strada per il quartiere San Marco era chiuso dal palazzo Iorio.
L'omicidio provocò l'intervento della “squadra di campagna”, cioè una banda di banditi senza scrupoli e morale, per rivalersi da sé contro l'assassino Santo Peterlese. Non si sa se l'ucciso facesse parte della banda, o fosse stata la sua famiglia a richiedere vendetta a questa non confidando nelle forze statali. Mi sembra più probabile quest'ultimo caso, giacché solitamente nessuno osava sfidare apertamente uno squadrista, neppure i baroni locali.
Sebbene non sia detto apertamente che il Peterlese si sia rifugiato nella chiesa di San Giorgio, è lapalissiano che le cose siano avvenute così: avendo l'assassino trovato asilo nel tempio, esso era circondato dai brigati, pronti ad acciuffare il reo non appena avesse messo piede fuori dal suolo sacro. Di conseguenza, non si potevano più tenere funzioni, e i fedeli assistevano alla Messa e ai riti sacri del battesimo e dei funerali nella chiesa di “Casapoco”, nome storpiato di Casopico, vale a dire l'attuale San Marco all'Olmo, la chiesa diocesana più vicina a San Giorgio. Ciò provocava numerosi disagi: gli afragolesi sapranno bene a cosa mi riferisco, paragonando mentalmente le modeste dimensioni della chiesa di San Marco con quella dedicata al Santo cavaliere. Marucci, dal canto suo, espletava ai suoi obblighi ecclesiastici nella “chiesa dei Padri Predicatori”, vale a dire il Santissimo Rosario, gestita dai Padri Domenicani, presenti ad Afragola dalla fine del XVI fino all'epoca napoleonica.
L'assedio si concluse dopo quasi un mese, nel febbraio successivo. Il parroco non dice come si sia risolto, ma i modi possibili sono solo due: la cattura del colpevole da parte della squadra di campagna, o l'allontanamento di questa da parte dell'autorità costituita.
Un analogo episodio era accaduto quasi un secolo prima, stavolta nella chiesa di San Marco in Sylvis. Ma di questo parleremo un'altra volta.

Info su Francesco Marucci:

1. Vincenzo Marseglia, “Cenni storici della parrocchia di San Giorgio Martire” Aversa, 1938.

2. Giuseppe Esposito, “I parroci di Afragola”, Afragola, 2008.





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