domenica 1 febbraio 2015

La guerra ad Afragola IV: una testimonianza


La corazzata "Giulio Cesare"


Nell'articolo precedente (vedi: LINK), riportai le testimonianze di due reduci della Seconda Guerra Mondiale, raccolte durante un convegno di due anni fa e commentate da me. Anche oggi rilascio una terza dichiarazione in merito a quel periodo buio della storia: quella di Nicola Cerbone, sopravvissuto agli attacchi tedeschi a Taranto ed ex presidente della sottosezione dell'AMIG di Afragola.

Nicola Cerbone

Sono nato in via Pigna ad Afragola nel gennaio 1920, e il mese prossimo compirò 94 anni. Fui il quarto di 13 figli, e portò il nome di un fratello che morì prima che nascessi e che non ho mai conosciuto, e di cui mia madre ha conservato questa ciocca di capelli (dice mentre ci mostra una ciocca rossa di capelli tenuta da un nodo, conservata in una minuscola busta per lettera ingiallita dal tempo). Dopo le elementari frequentate al primo piano del palazzo del Municipio, e le scuole di avviamento professionale passate nell'edificio a lato dello stesso, imparai a fare l'elettricista presso un'officina. A 20 anni giusti mi arrivò la cartolina, e dovetti andare in Marina perché ero un operaio specializzato, e non volevo andarci, perché nell'esercito ci si stava 18 mesi, mentre in Marina ben 28. Partii e raggiunsi Taranto per la vestizione, e per poi imbarcarmi sulla Conte di Cavour. 
Qui restai poco perché mi ammalai per le pessime condizioni di lavoro, e dovetti sbarcare a terra. Fui fortunato perché se fossi rimasto sarei stato vittima del bombardamento che gli inglesi fecero su Taranto poco dopo il mio arrivo. La seconda nave su cui fui imbarcato fu la Giulio Cesare, e su questa mi preparai per lo sbarco a Malta dopo la dichiarazione di guerra del 10 giugno 1940. Ma invece che a Malta ci inviarono a Tolone, in Francia, dove i francesi affondarono le proprie navi per non farsele requisire da noi e dai tedeschi. Tornai a Taranto, per lavorare sulle navi che partivano per la Sicilia e la Libia, e qui ci raggiunse la notizia dell'armistizio dell'8 settembre 1943. tutti fummo felici, e solo dopo ci accorgemmo che i tedeschi che fino al 7 erano ormeggiati al Mar Grande erano scomparsi. Il giorno dopo, arrivò l'ordine di Badoglio di ammainare le bandiere italiane sulle navi, issare quelle francesi e con quelle dirigerci a Malta, sede operativa degli Alleati. Ricordo come se fosse ora che un ammiraglio, di nome Piscicella, quando lo venne a sapere, ordinò di mandargli una navetta per farsi portare a terra e affidò tutto al comandante in seconda, per protesta contro la decisione. E noi facemmo impigliare le reti galleggianti nel Mar Grande nelle eliche,così da rendere impossibile il movimento alla corazzata. I tedeschi, quando se ne andarono, avevano piazzato mine magnetiche sul fondo del Golfo di Taranto, e quando ci passarono sopra le navi alleate, esplosero tutte insieme. Ricordo ancora i corpi dei morti, che galleggiavano sul Mar Grande come i pomodori sull'acqua. La capitale era diventata Brindisi, perché il re stava lì, e Badoglio autorizzò i militarizzati a tornare a casa per dare una mano alle famiglie e a coltivare le terre. Così tornai a casa, da cui mancavo da 4 anni, all'inizio del 1944. Non davo mie notizie ai miei da quasi due anni”.


Il bombardamento inglese su Taranto cui si riferisce il signor Cerbone è noto come la “notte di Taranto”: nella notte fra 11 e 12 novembre 1940, la flotta aerea inglese attaccò e affondò diverse navi militari della Regia Marina militare italiana di stanza nel Mar Grande della città pugliese. L'episodio, pur grave in sé, non abbatté la regia Marina, ma dimostrò la vulnerabilità dei cieli italiani già all'inizio del conflitto mondiale.

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