lunedì 23 febbraio 2015

Ottobre 1622: Afragola di sangue

Caravaggio, "Giuditta e Oloferne", 1599

Venerdì 7 ottobre 1622 fu impiccato Lorenzo Scalise, detto Scaccia, noto pluriomicida. Fu giustiziato ad Afragola per l'orrenda strage che, solo una settimana prima, aveva compiuto sul sagrato della chiesa di San Marco.
Mi sono già occupato di un altro evento di sangue accaduto nella nostra città (vedi QUI). Questa volta, abbiamo ben tre fonti da cui attingere per ricostruire questa truce vicenda: un articolo di Carlo Cerbone, che dice di riportare un  passaggio nell'archivio parrocchiale di San Marco, una pagina dei “Diurnali” di Scipione Guerra, redatti intorno al 1643, e un accenno fugace nella biografia di quest'ultimo.

Cronaca di una strage

Scrive il cronista napoletano di Forcella:

Venerdi 7 di ottobre 1622 fu giustiziato uno chiamato Lorenzo Scalese, per soprannome Scaccia, il quale essendo forgiudicato per 51 homicidij, stava guidato dal signor D. Francesco del Campo Regio Commissario di campagna; e volendo compiacere al dottor Mutio Porrello, il quale perseguitava uno chiamato Andrea Russo nativo del casale di Casoria, per haver quello ammazzato un figlio del detto Mutio, ed havendo il predetto Scaccia presentito che il detto Andrea armava con più compagni contumaci di Vicaria, e che la notte stavano rinchiusi dentro di una chiesa dell' Afragola, s'inventò modo per aver quello nelle mani, comandar un homo vestito da forese al parrocchiano della chiesa, dove stavano loro rinchiusi, e li fe dire, che un poveretto dell'Afragola voleva comunicarsi per star morendo, che volesse venirci, essendo mezzanotte; il parrocchiano credendo alle parole di quello mandò un suo creato con le chiavi ad aprire la chiesa mentre lui si vestiva, ed andatone colui, et aperta la chiesa, Scaccia con suoi compagni pure guidati, come esso, entrarono dentro, e ne pigliarono prigionieri solo cinque, tra li quali vi fu l'Andrea Russo, due fratelli di casa Cemino, uno di casa Guerra, et un altro forastiero, e cacciatili dalla chiesa, in cambio di darli in presa alla giustitia, tagliò e fe' tagliare la testa a tutti cinque; et andatone a quell'hora a Casoria in casa di uno parente di Andrea Russo, li buttò quel teschio avanti i suoi piedi, e poi se n'andò via. Questo eccesso fu la domenica 2 di ottobre a sei hore di notte; indi il mercoledì 5 di detto si presentò al tribunale di campagna con le cinque teste fatte, per il che fu detenuto e condannato a morte il giovedì 6, e il venerdì fatto morire nel luogo del delitto, non essendo bastati né il Duca di Nocera, né molti altri signori a farli prolungare un'hora la vita, perché subito fu appiccato”.

E' uno dei tanti, orrendi fatti di sangue di epoca vicereale che gli archivi hanno tramandato ai posteri, come segni di un'epoca insicura. Un omicida, Andrea Russo di Casoria, uccide il figlio del dottor Muzio Porrello (non sono indicate nè le modalità né il movente del delitto) e si rifugia in una chiesa, ottenendo diritto di asilo.
Siamo in presenza di un caso di confugio ecclesiastico, mezzo col quale la Chiesa da un lato affermava la propria autonomia dal potere statale, e dall'altro cercava di evitare le faide fra i vari clan dei casali. Difatti il Russo si rifugia in chiesa terrorizzato non dalle autorità statali, totalmente assenti e, se presenti, impotenti, ma dalla vendetta privata che sarebbe arrivata a colpo sicuro. I Porrello assoldano quindi Lorenzo Scalise per avere soddisfazione; e questo, con uno stratagemma, riesce a farsi aprire il portale della chiesa, ad entrare e ad acciuffare il reo, insieme con altre 4 persone: due fratelli di casa Cimino (e Scipione racconta che il motivo della veloce esecuzione dello Scalise fu dovuta al fatto che il Cimino padre donò 2000 ducati al figlio del cardinale Antonio Zapata, luogotenente del Regno), un esponente di casa Guerra, e un misterioso forestiero, che non sappiamo se fosse stato un sodale del Russo o semplicemente un poveretto trovatosi al posto sbagliato al momento sbagliato. La frase “ in cambio di darli in presa alla giustitia” sembra suggerire che lo Scalise, onde evitare una strage in chiesa, abbia promesso ai suoi prigionieri di consegnarli alla giustizia ordinaria, per poi tradirli e decapitarli.

Ma qualcosa non torna...

Ci deve essere qualche fatto che il Guerra tace, o un' incongruenza nelle sue informazioni, perchè prima afferma che l'assassino è andato a gettare il cranio del Russo a Casoria, e poi ce lo fa trovare con ancora tutte e cinque le teste davanti al commissario di campagna.
La chiesa di Afragola nella quale è avvenuto il fatto è, o sarebbe, quella di San Marco. L'informazione ce la dà Carlo Cerbone, noto cultore storico, in un saggio di 10 anni fa, citando l'archivio parrocchiale. Va bene, ma quale delle due? Quella medievale, detta “in Sylvis”, o quella dell'Olmo, che dal 1615 detiene gli uffici parrocchiali? Il giornalista scrive che “Andrea Russo si era rifugiato nell'antica chiesa”, quindi pare che lo scenario della strage sia il vetusto edificio a est del centro abitato. Ma Cerbone scrive anche che i compari dello Scalise “si impossessarono dell'omicida e dei suoi complici e davanti all'altare decapitarono cinque persone”. Abbiamo però appena letto che lo Sciacca si fa scrupoli e li caccia fuori dalla chiesa. Nè, se Cerbone si limitasse solo a riferire le parole dell'archivio, sarebbe comunque verosimile una cosa del genere: un omicidio di tale efferatezza, dentro un luogo sacro e persino davanti all'altare, porterebbe in seguito a riti di riconsacrazione del tempio, e non risultano affatto che ce ne siano stati.
La terza fonte è la biografia del cronista Scipione Guerra ne “Il dizionario biografico degli italiani” della Treccani. Leggiamo che “nel 1622 un parente rimasto anonimo, che insieme con altre quattro persone aveva chiesto il diritto di asilo in una chiesa di Afragola, venne tratto fuori con l'inganno e decapitato".
Quindi quell'uomo di casa Guerra sarebbe un parente del cronista napoletano? A me sembra poco probabile, considerando che aveva preso parte a un orrendo fatto di sangue e non credo che Scipione avesse vantaggi nel farlo ricordare, sia pure a 20 anni di distanza.

Per il seguito e le nuove scoperte su questa strage leggi:

"Una sorprendente scoperta!": QUI

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