sabato 4 aprile 2015

Due volti di una piazza

Storico accesso a Casoria, e quindi a Napoli, Piazza Belvedere, nata in conseguenza dell'arrivo dei frati francescani in città nel 1633, rappresenta un ottimo laboratorio per registrare i cambiamenti velocissimi e non sempre coerenti avvenuti ad Afragola. Le foto che la ritraggono sono innumerevoli, e vengono di tanto in tanto riproposte dai social networks più per la suggestione che per il loro valore storico. Ne ho scelte due, che rappresentano l'evoluzione entro lo stesso secolo, ma a distanza di pochi decenni, della piazza. La datazione delle foto è approssimativa, ma da alcuni elementi storici 
precisi possiamo ricavarcela con abbastanza precisione.

La piazza, anni Venti del Novecento
Analizziamo la prima, qui a sinistra. Vediamo che la piazza è dominata dalla mole imponente del palazzo Tuccillo, che in una Guida del 1993 era scritto risalente agli inizi del Novecento. L'edificio ha sempre rappresentato un ottimo sfondo per la piazza, anche oggi nonostante sia in parte adibito ad attività commerciali. L'angolazione della foto ci consente di osservare anche parte dell'attuale via Largo Giuseppe Moccia, a sinistra del palazzo: assenti l'attuale prolungamento dell'edifico, lo spazio è adibito a piccola pineta sul retro dello stesso. Davanti al palazzo, un tappeto erboso dominato da un'unica palma, e attraversato dalla linea tramviaria che, da Cardito, attraversava l'attuale asse De Rosa – Sanfelice, giungeva in piazza, e proseguiva per Casoria e Napoli. L'attuale Corso Garibaldi è basolato, e notiamo una carrozza in sosta mentre un'altra già si avvia lungo la strada. Assenti totalmente gli edifici del lato destro dello slargo: al loro posto un campo incolto e alberi spogli, divisi dalla strada pubblica da un muro basso. I panni stesi ad asciugare sembrano dare un senso all'antico nome della piazza, “O' Piscinaro”, così chiamato per la presenza di vasche per la pulizia degli indumenti o, secondo altri, dei capi di bestiame (in compenso, un'altra fonte orale afferma che il motivo di tale denominazione era la presenza di vespasiani pubblici). Non esistevano ancora via Gugliemo Oberdan e il quartiere omonimo, il che ci fa supporre che la datazione di tale foto sia precedente almeno al primo conflitto mondiale. Vediamo sulla strada gruppi di persone intabarrate secondo la moda di fine Ottocento incamminarsi verso il centro storico. La luce che viene da est suggerisce che ci troviamo in piena mattinata.

La piazza, anni Trenta - Quaranta del Novecento
E ora la seconda. Il punto di ripresa è lo stesso dell'altra foto, probabilmente un balcone dell'edificio ad angolo con l'attuale via Francesco Russo, solo leggermente spostato a destra.

Osserviamo notevoli mutamenti: la palma centrale è cresciuta e svetta in mezzo a un piccolo boschetto nello slargo triangolare al centro; sul lato sinistro osserviamo le carrozze di piazza ferme, in attesa dei clienti, mentre è comparso un tabellone, probabilmente indicante annunci o la toponomastica cittadina. Sul lato sinistro, osserviamo che è ancora presente la linea tramviaria, che percorre il marciapiede sinistro del Corso Garibaldi. Lungo questo asse viario, sono stati costruiti nuovi edifici a due piani, in conseguenza del trasferimento in zona di molte famiglie del centro storico, una volta arricchitesi. E' scomparso il campo incolto a destra, e si riesce a intravvedere l'inizio, fra due palazzi, della nuova via Oberdan, che fino al sindaco Armando Izzo (1953 – 1960) era brevissima, terminava all'incrocio con via Settembrini. Possiamo quindi azzardare come datazione della foto il finire degli anni Trenta del Novecento, durante il podestarato di Luigi Ciaramella.  Corso Garibaldi è percorso da carrozze e cittadini che passeggiano tranquillamente, e vediamo anche un gruppo di bambini a destra in procinto di qualche “avventura”. Chi saranno mai stati, quei bambini? Che vita hanno avuto? E come l'hanno conclusa? La luce, abbondante ovunque, ci segnala che siamo intorno a mezzogiorno o, al massimo, nelle prime ore del pomeriggio.

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