mercoledì 20 maggio 2015

"Afragola, profilo storico". Seh...


Un paio di lettori mi hanno chiesto come mai mi fossi fermato nella critica serrata alle fonti di storia locale afragolese, dopo aver trattato di Gaetano Capasso in un'intervista (vedi QUI), e della storia scritta da Luigi Catalano negli anni Trenta (vedi QUA).
In verità non mi sono fermato, è solo che non pubblico. Accontentiamo tuttavia i lettori di cui sopra e riprendiamo a commentare i testi di storia locale su cui si fondano le elucubrazioni di storici locali.
Oggi trattiamo di “Afragola. Profilo storico”, un libello di poche pagine edito a San Gimignano nel 1986 da Nicola Romualdo Vasaturo.
E' un testo senza pretese, che evidentemente doveva rappresentare un abbozzo, un profilo per l'appunto, della storia di Afragola. Il che non significa che tutto vada bene, anzi. Ma iniziamo.

Normanni a lezione di logopedia

Innanzitutto, nel paragrafo III, l'autore scrive. “Notevoli difficoltà incontrarono i Normanni nel pronunziare il nome di Afragola, come si desume dalle molteplice variazione del nome di tale località(...). A differenza dei Normanni, i Francesi non ebbero difficoltà a pronunziare il nome di Afragola”.
Questo passo è totalmente campato per aria. Da come parla l'autore, si presume che nel XII secolo Afragola avesse già questo nome bell'e fatto, e che gli stranieri si dovessero adeguare a ciò e incontrassero qualche difficoltà, testimoniata dalle diverse dizioni che incontriamo nei documenti. Sfugge a Vasaturo, evidentemente, che nei testi si riportano le diverse parlate a seconda del grado di istruzione di chi scrive, e che il nome della città non era ancora fissato al tempo dei Normanni.

Santa Maria d'Ajello, una chiesa...nel deserto?

Nel descrivere lo sviluppo del casale, Vasaturo scrive: “Dal 1140 al 1226 Afragola normanna si estendeva da S. Marco a S. Giorgio (…). Sotto il vicerè spagnolo Pietro de Toledo (1531 - 1553) gli abitanti dell'Arcopinto abbandonarono le loro fatiscenti abitazioni e si trasferirono nel nuovo rione spagnolo che era in costruzione e che aveva come punto di riferimento la chiesa di Santa Maria d'Ajello”.
Prima chiesa collinare, adesso chiesa nel deserto
Qui abbiamo una summa di errori che non si possono trascurare. Abbiamo anche in questo volumetto la famigerata data del 1140 come fondazione della città di Afragola: credo che sarebbe più facile insegnare alle galline a volare che togliere dai discorsi sulla storia locale questa data che non ha riscontro da nessuna parte.
L'autore dice che Afragola normanna si estendeva ai soli quartieri orientali di San Marco e San Giorgio; peccato che nel 1226 la dinastia al potere fosse quella sveva con Federico II, vero organizzatore autocratico del Regno.
Ma la cosa curiosa è quel dire che il rione Santa Maria fu costruito durante il vicereame spagnolo del Seicento, quando esso in realtà già esisteva, notevolmente rimpicciolito, almeno da 4 secoli. Delle due l'una: o Vasaturo confonde la ristrutturazione di vie e palazzi del Seicento con una fondazione, oppure credeva davvero che il rione non esistesse, e che l'antica Santa Maria si ponesse al centro del niente, mancata cattedrale nel deserto, a custodia di chissà che misteri. Non riesco a decidere se è più romantica quest'immagine di un tempio in mezzo al nulla, o quella di chiesa in cima a una collina che dà Luigi Catalano- e che in entrambi i casi, curiosamente, riguarda Santa Maria.

Coup de teatre finale!

Vasaturo non ci dà tregua, anzi nel paragrafo VII afferma: “ Nei secoli XVII – XVIII sorsero le nuove parrocchie di Santa Maria della Misericordia e di Sant'Antonio Abate”. Qui l'autore confonde la data di costruzione con quella di elevazione in parrocchia, due cose distinte e separate, ma rispetto a quello che ha scritto prima queste sono quisquilie.
Per concludere, un colpo di scena finale, con una nota che sembra anodina, ma che in realtà spiega tutta la insipienza di queste 14 pagine: “ Per le fonti archivistiche e la bibliografia, cfr. GAETANO CAPASSO, 1974”.
E con questo ho detto tutto.








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