martedì 7 luglio 2015

"Suonare è poesia": Davide Maiello

"Qui non c'è nulla". Una frase che, davvero, ormai viene ripetuta così tante volte, in relazione all'area a nord di Napoli, da far nascere per ripulsa un sentimento di contrarietà.
Un conto è il lavoro, e su questo siamo d'accordo tutti: meglio fuggire, e lo scrive uno che ha spiccato il volo già una volta e che - sistemate le sue faccende nelle lande natie - ha tutta l'intenzione di volarsene via di nuovo. Un'altra faccenda sono le ricchezze culturali che le città che attorniano Napoli hanno da offrire. Questo blog, ormai molto seguito ogni giorno da tutta la Campania e non solo, ve ne dà ogni mese una testimonianza puntuale.

Vi ho rifilato questa inusuale introduzione per farvi meglio comprendere la scelta di pubblicare in questo sito l'intervista concessami da un giovanissimo violinista di Afragola (Napoli), discostandoci per una volta dall'impianto storiografico e artistico che lo caratterizza, perché ritengo che anche questa sia una manifestazione culturale degna di essere rappresentata. E poi ricordiamoci che io sono di estrazione gesuitica, quindi avanti i giovani!
L'intervistato è Davide Maiello (in foto), 15enne che frequenta il liceo scientifico locale, e che da sempre ha una forte passione per la musica.

Davide Maiello

(Intervista pubblicata sul n.25 del 4 luglio 2015 del settimanale "Nuovacittà")

Come è nata in te la passione per la musica e per il violino?

Ho cominciato a suonare il violino a 8 anni, dopo che un anno prima, insieme a mio fratello Antonio, vidi il film “Canone inverso”. Antonio mi comprò un violino, e insieme a lui iniziai un percorso di crescita musicale, anche se all'inizio tutto iniziò per scherzo, per competizione. Sono stato allievo del maestro Leopoldo Fontanarosa di Torre del Greco, e ho acquisito la maturità musicale con lui e con il maestro Enzo Campagnoli. Adesso, lasciato il maestro Fontanarosa dietro suo stesso consiglio, sono seguito dal maestro Antonio Colica, del Conservatorio di S. Pietro a Majella, che mi prepara già come se fossi negli anni preaccademici.

Quali sono state le tue esperienze?

Man mano che aumentava la mia pratica, mi esibii anche in piccoli concerti, come alla scuola media Angelo Mozzillo (QUI), dove fu organizzata un'orchestra . Ho compiuto saggi in varie chiese di Afragola e in molte basiliche napoletane: ricordo, per tutte, quella stupenda di San Domenico Maggiore.
Ad Afragola ho partecipato ad alcuni spettacoli in collaborazione con Enzo Gambardella, il noto artista afragolese che mi ha aiutato moltissimo. Poi, nel 2011 presi parte al concerto per la festa della Polizia di Stato a Roma, e l'evento fu trasmesso dalla Rai. C'erano le massime autorità dello Stato, e fui emozionatissimo: partecipavo a un evento di importanza nazionale! Nello scorso Natale, durante la festa di fine anno, nella hall del Liceo “Filippo Brunelleschi” di Afragola, insieme ad altri amici suonammo davanti a più di un migliaio di studenti, e io improvvisai un pezzo rock col mio violino elettrico.

Un pezzo rock con un violino?

Sì. C'è l'idea che il violino appartenga solo al genere della musica classica. Per me non è solo così: fra i miei modelli musicali, ad esempio, c'è David Garrett, che è un violinista rock, oltre a cantautori come Battiato e De Andrè.

Come senti il rapporto tra classicità e modernità in musica? Da cosa bisognerebbe partire?

Penso che bisognerebbe iniziare con ciò che ci piace. Le esperienze vanno bene in entrambi i generi, ma non bisogna schematizzare troppo o iniziare per forza da uno dei due. Basta che ci si diverta. Suonare è poesia. L'arte la sia ama, la si prende e basta.

Davide Maiello

Altre esperienze?

Un'altra esperienza, davvero divertente e formativa, c'è stata l'anno scorso, con un tour in giro per l'Italia per la presentazione del libro del prof Tommaso Travaglino, un vero maestro di vita. Ricordo quando passammo per Bologna per una tappa della presentazione: centinaia di persone a sentirci suonare, in ordine, e a manifestare entusiasmo. Infine, ricordo il mio impegno nella Basilica di Sant'Antonio, con il maestro Pasquale Castaldo. Ogni domenica, alle 19, prendo parte alla messa, e grazie a questo impegno settimanale e ai metodi del maestro castaldo ho raffinato la mia pratica.

La tua famiglia come prende questa tua passione?

Loro mi stimolano perchè tengono molto a questo studio e lo ritengono un motivo d'orgoglio. Di mio fratello Antonio ho già detto, è partito tutto da una “competizione” con lui.

Cosa vorresti dire ai tuoi coetanei che inseguono un loro sogno?

Dico loro: seguite le vostre passione, ma cercate anche di farvi una voce. Un ragazzo che riesce a trasmettere una sua passione agli altri è stimolato e stimolante. I giovani di oggi mancano di un motivo, vivono senza motivi. E soprattutto, bisogna riflettere e lasciar parlare quello che si assimila. Bisogna ascoltare, acquisire e lasciar poi parlare le esperienze maturate.

Ascoltare , acquisire (e imparare) e poi mettere in pratica. Ottima regola di vita, pronunciata non da un cattivo maestro del Sessantotto, ma da un 15enne ricco di entusiasmo.
Il deserto napoletano non è così tanto vuoto, in fondo.





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