venerdì 4 settembre 2015

Arrivederci, don Rino!

Novus et Vetus

Ero anche io a Santa Maria d'Ajello, quel 17 gennaio 2013, alla Messa serale. La chiesa era affollatissima, fino all'inverosimile. Non era, del resto, una serata normale: si stava svolgendo un evento storico importante sotto gli occhi di quegli spettatori, almeno dal punto di vista locale.
Monsignor Giorgio Montefusco, dopo 45 anni di servizio parrocchiale, lasciava la guida della storica chiesa matrice di Afragola. Per quasi mezzo secolo, dal 27 agosto 1967, aveva retto le sorti della parrocchia, attuando interamente le nuove disposizioni conciliari che, sotto il predecessore, non erano state espletate ancora appieno. Il venerando sacerdote, che ebbi la ventura di intervistare per ultimo appena un mese prima, su Nuovacittà (intervista poi pubblicata su una rivista di storia locale sotto altro nome per un disguido mai chiarito, ma lascio correre), era ormai stanco per gli anni e i malanni fisici, e così alla guida della parrocchia fu posto dal cardinale Sepe il giovane don Gennaro Capasso.
Lo conobbi quella sera di due anni e mezzo fa, poco dopo la Messa, scattando la foto che vedete a fianco, che lo vede ritratto assieme a don Giorgio: il vecchio e il nuovo, ebbi a pensare.
In questi due anni e mezzo, il nuovo parroco ha dato prova di carattere, apportando alcune novità (anche criticate) e bacchettando un popolo a volte un po' pigro nell'espletare i suoi doveri religiosi (a cominciare da chi scrive), istituendo l'Adorazione Eucaristica, ripristinando antiche processioni, visitando le periferie estreme della sua parrocchia, come il Rione Speranza (sollecitato in ciò anche dal maresciallo Roberto Giacco) e le case popolari di via G. Vico, il cosiddetto “Villaggio messicano”.
Era un modo nuovo di porsi ai fedeli, di ripristinare un rapporto fra popolo e parrocchia, sulla scia di quanto fatto dal predecessore Montefusco. E ci eravamo tutti adagiati sull'idea di un lungo ministero afragolese per il parroco giunto da fuori.
La notizia del suo trasferimento a Marano, all'inizio del mese scorso, mi ha lasciato sbalordito, anche se avevo avuto sentore che qualcosa fosse nell'aria fin da maggio. Dopo appena 30 mesi, la successione al vertice di Santa Maria e della Scafatella era di nuovo aperta. Non conosco le motivazioni che hanno portato a questa scelta; la più diffusa, e anche la più ragionevole, è che don Rino sia stato spostato a una sede più vicino casa sua rispetto ad Afragola.


Con questo articolo, desidero ringrazio don Rino per il suo apostolato breve ma intenso: gestire la pesante eredità umana e religiosa di don Giorgio sarebbe stato un compito difficile per chiunque, e il giovane sacerdote c'è riuscito al meglio, a mio parere. Essere al vertice della chiese primigenia della città, nonché parrocchia più antica delle tre storiche, e affrontare giorno per giorno le difficoltà di un quartiere difficile, è stata una prova dura, ma che lascerà il segno. Dunque, arrivederci don Rino! Un bocca al lupo per il nuovo ministero nella parrocchia di San Rocco, e grazie per la disponibilità avuta per le ricerche storiche e i confronti!
E un benvenuto a don Luigi Terracciano, nuovo parroco di Santa Maria, che raccoglie il testimone lasciato da don Rino e don Giorgio.
Ad multos annos!

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