giovedì 17 settembre 2015

I segreti del misterioso altare

Hildesheim, Bassa Sassonia. Nel monastero di San Gottardo, l'abate Teodorico, verso la fine del XII secolo, si fa costruire un piccolo altare portatile, 35 centimetri di altezza per 25 di larghezza, con decorazioni in avorio e incisioni di rame dorato. L'opera ha uso personale ed emergenziale: serve per la celebrazione della Messa durante gli spostamenti dell'abate, in assenza di chiese e cappelle nelle vicinanze dei luoghi dove egli si fermava durante i suoi viaggi.
Non è un unicum, essendo che il Medioevo ce ne ha tramandati altri. Ma ha una particolarità che, nel corso dei secoli, i successivi proprietari dimenticheranno.

Londra, Regno Unito. Nel British Museum, durante i lavori di restauro della sezione medievale del famoso museo, il curatore James Robinson, nel 2009, fa analizzare ai raggi X un altare portatile conservato da cento anni, precisamente dal 1902, in seguito a un acquisto del museo da un collezionista privato. 

L'altare di Teodorico

E' un manufatto di eccezionale valore già solo per il suo profilo artistico: sulla facciata frontale, sono incastonate due decorazioni in avorio di buona fattura, rappresentanti una la Crocifissione e l'altra la Madonna in trono col Bambino, attorniata da due santi vescovi. Ai lati, due vetrine con cornici argentee racchiudono due miniature dipinte su pergamena, rappresentanti due santi vescovi di Hildesheim: Bernoardo (a sinistra), pastore della città dal 993 al 1002, e Gottardo (a destra), successore del primo a capo della diocesi dal 1022 al 1038. Sul rame indorato sono incisi infine i santi Pietro e Stefano a sinistra, Andrea e Lorenzo a destra. Nei 4 angoli, sono inoltre incisi i simboli dei 4 Evangelisti. Sotto la Vergine in avorio leggiamo il nome del committente: Thidericus abbas III Dedit. E' il nostro abate, reggente del monastero di S. Gottardo dal 1181 al 1204.
Fra le decorazioni in avorio e le vetrinette c'è una pietra di marmo rosso di forma quadrata, che copre una cavità interna dell'altare. Sulla facciata posteriore, sono invece incisi i nomi di 40 santi le cui reliquie sono conservate dentro la cavità. Proprio tale iscrizione induce Robinson a dare una sbirciatina ai raggi X dentro l'antica ara medievale. Ciò che scopre lo riempie di stupore: 40 pezzi di tessuto pregiato, ciascuno dei quali conteneva delle ossa e, talvolta, un cartiglio indicando a chi appartenevano. Si rimuove subito la pietra e si analizzano anche le reliquie. Già di per sé il ritrovamenti è eccezionale, sia per il suo significato storico sia per quello religioso. Analizzando le reliquie, si trovano fra le ossa attribuite a San Pietro, San Benedetto e altri, anche dei capelli biondi, etichettati come appartenenti a S. Giovanni Evangelista.
Ma l'altare non ha ancora raccontato tutta la sua storia. I reperti ossei si fanno risalire tra IX e XII secolo, eppure, incredibilmente, alcuni sembrano risalire al XIX, cioè all'Ottocento.

Dunque, la pietra rossa era stata già sollevata dal precedente proprietario, o da quello ancora prima, e la presenza delle ossa era dunque nota a qualcuno. A chi? E perché non è stato mai rilevata una notizia del genere, in un'epoca pur positivista e diffidente verso il passato come il “secolo lungo”? A tali domande, potrebbero dare risposte i registri del Museum. Anche se, a noi rigorosi medievisti, e perciò inguaribili nostalgici, piacerebbe seguire il filo del Tempo dalla sala 40 del museo londinese fino alle lande estesissime della Germania settentrionale, dove un abate si appresta a celebrare il Sacrificio su un piccolo altare, ricco di storia. E di fede.

Fonti bibliografiche:

  • Sito web del British Museum: “Portable Altar” (da cui è tratta l'immagine)
  • L'altare portatile e il tesoro nascosto” di Fabio Cavalera sul “Corsera” del 25 marzo 2009. L'articolo riprende quasi in toto la descrizione fatta sul sito del Museum, e aggiunge quasi nulla di proprio. Lo riporto per completezza di informazione.

Vedi anche: "Il Palazzo e la Fortezza" di Federico II (QUI)
                    "Potenza politica e religiosa in Papa Leone Magno" (QUI)

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