lunedì 21 settembre 2015

L'amoralità fatta romanzo: Moll Flanders.

Manuale di sopravvivenza in un mondo borghese”: questo sarebbe un perfetto sottotitolo a “Moll Flanders”, opera di quel fecondissimo scrittore che fu Daniel Defoe, e che racconta la vita di una ladre inveterata, di cui alla fine non sapremo neppure il nome.
Nata nel carcere di New Gate (conosciuto personalmente da Defoe, quando i suoi illuminati correligionari lo imprigionarono per presunta diffamazione alla Chiesa nazionale inglese), qui ritorna da prigioniera dopo una vita passata a rubare, a fregare il prossimo, a contrarre matrimoni (in tutto cinque, con il quinto consumato mentre era legata ad altri due uomini, fra cui suo fratello). E tutto per per sopravvivere nel mondo dell'arricchita borghesia inglese, che la disprezza e che si fa gabbare meravigliosamente da lei. Moll si reinventa svariate volte (proprio come farà il suo autore nella vita reale, preso dai debiti da un lato e i partiti politici dall'altro): dama di compagnia, falsa ereditiera, ricca proprietaria terriera in Virginia, prostituta non senza furbizia, madre snaturata che abbandona chissà dove i figli, citati al massimo 3 o 4 volte in tutto il romanzo. Catturata due volte, la prima le va bene, ma la seconda no, e quindi torna al punto di partenza, a New Gate, in un ironico Gioco dell'oca dell'autore. Ritrovato in carcere uno dei suoi tanti mariti, sarà grazie alla sua furbizia mai doma che riuscirà a cavarsi di impaccio nuovamente, e a salvare se stessa e il consorte. Solo a 70 anni, Molly acquisterà la pace e il benessere inseguiti per tutta la vita. Per quel tempo, si sarà moralizzata e avrà condannato la sua esistenza precedente, amorale e ipocrita, giustificandosi, come fa almeno 10 volte nel corso della storia, col fatto di essere stata lasciata sola e senza amici con cui consigliarsi nel vasto e infido mondo.
In verità, a mio parere, è proprio nella solitudine che Moll ritrova se stessa: è sola quando decide di sposarsi per non morir di fame; è sola quando compie i suoi colpi (stupendo quello messo a segno durante il passaggio del re, e il commento che ne segue); è sola quando riesce a sfuggire alla forca la prima volta; è sola quando viene arrestata, ed è sola quando decide di presentarsi al figlio avuto col fratello, in America. Moll Flanders disprezza la solitudine, ma solo quando vi è immersa dà il meglio di sé, assestando ben mirati colpi a quella borghesia che la disdegna e di cui lei, come del resto tutti noi, vorremmo far parte. 

Titolo precedente in questa rubrica: "Una certosa di zucchero e morte" - vedi QUI

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