lunedì 26 ottobre 2015

San Gennaro, un patrono dimenticato

(In attesa di una più ampia trattazione del tema, lascio qui un breve appunto che riprenderò in seguito).

Tutti gli afragolesi sanno che il patrono “effettivo” della città è San Gennaro. Non sappiamo, all'attuale stato della ricerca, in che modalità sia stato introdotta nell'antico casale la venerazione verso il Vescovo di Benevento martirizzato a Pozzuoli; fatto sta, che Afragola è l'unico Comune della diocesi di Napoli a condividerne il culto con la Capitale, particolare inusuale, che non si riscontra per nessun altro antico casale. Eppure, a tutt'oggi, la ricorrenza liturgica del 19 settembre è ricordata solo per le scuole chiuse e il noto prodigio che avviene a Napoli, con lo scioglimento del sangue. Le uniche testimonianze della fede nel santo martirizzato sono due statue, una conservata nella chiesa del Ss. Rosario, e l'altra a Santa Maria d'Ajello. Quest'ultima, in particolare, ha avuto un ben strano destino: nonostante fosse di buona fattura, negli Anni Sessanta del secolo scorso fu mandata nel ripostiglio della chiesa dal parroco Gennaro Balsamo, visto che da essa si “ricavavano” poche offerte! E il fatto che nessuno si meravigliasse per la scomparsa dell'effigie del patrono, la dice lunga sulla tiepidezza dell'amore afragolese verso San Gennaro.

Statua di San Gennaro nell'ex confraternita
del Purgatorio (Santa Maria d'Ajello)
Ben più nota è la devozione a Sant'Antonio da Padova, espletata da secoli ormai: già Giuseppe Castaldi, nelle sue Memorie (1830), testimonia della processione che avveniva in occasione della ricorrenza liturgica del Santo (specificando però, curiosamente, che la questua avveniva un mese prima di tale data, il 13 maggio).
Il culto del Santo delle Tredici Grazie era stato introdotto nelle nostre terre già nel Seicento, ma ebbe un placet reale a partire da inizio Ottocento, dopo il “fattaccio” avvenuto nella Cattedrale di Napoli nel 1799. I francesi del generale Etienne Championnet avevano conquistato Napoli, e i francesi desideravano assistere al prodigio dello scioglimento del sangue nonostante si fosse a fine gennaio. A dispetto delle sicurezze granitiche dei napoletani, il sangue si sciolse, e ciò fu considerato erroneamente come un segno di stima del cielo verso i francesi. Allorchè il regime borbonico fu restaurato un anno dopo, il sovrano Ferdinando IV di Napoli decise di “vendicarsi” dell'affronto, sostituendo a San Gennaro l'omologo portoghese, e diffondendone così il culto in tutto il Regno- o rafforzandolo laddove esso già esisteva, come ad Afragola.

Il Santo beneventano tornò poi in auge, ma almeno qui da noi era stato “surclassato” e non riprese mai il podio. Negli ultimi tempi, sempre più fedeli hanno richiesto la comparsa della statua a Santa Maria: che “guadagni” oppure no, sempre resta patrono della città. 

Articolo correlato: "Curiosità antoniane" (clicca su questo LINK).


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