domenica 11 ottobre 2015

San Marco all'Olmo: un appunto.

Alla fine la mia fonte ha avuto ragione: il colpo grosso non è stato fatto. Fin dalla primavera scorsa mi aveva avvisato che, in occasione della visita del cardinale Crescenzio Sepe alla chiesa di San Marco all'Olmo, si sarebbe annunciata la “scoperta” di nuovi testi in grado di “sconvolgere” la storia locale e, perché no, regionale. Ma già a fine agosto mi rivelava che nulla sarebbe stato annunciato. La festa comunque, mi dicono, è riuscita lo stesso. Io non c'ero, impegnato a Napoli in una visita guidata a un amico genovese, ma fa piacere sapere che le cose siano filate lisce.
Mi ha fatto meno piacere scoprire che molti di quelli che avevano assistito all'evento, sapessero poco o nulla dell'anniversario storico che esso celebrava. Quattro secoli di storia della chiesa di San Marco, ok: ma qual è questa storia?
Tutto cominciò 400 anni fa, allorché alla Curia napoletana arrivò la richiesta della confraternita del Santissimo Sacramento di avere una nuova sede per le sue funzioni. Fino ad allora, i confratelli si riunivano nella seconda cappella destra dell'antica chiesa medievale di San Marco, che era lontano mezzo chilometro dall'abitato ed era irraggiungibile al calar della sera e con le piogge invernali. Fautore della richiesta fu l'allora parroco di San Marco, don Sabatino Fatigati (1555 ca. - 1625, parroco dal 1604)1 il quale doveva probabilmente avere qualche contrasto con i confratelli per la coabitazione nel tempio della selva. Il 6 ottobre 1615, la Curia di Napoli diede il permesso di costruire il nuovo oratorio confraternale, e tra il 1616 e il 1617 la confraternita comprò due moggi di terra “in loco dicto all'olmo”, con atto del notaio Selvaggio Castaldo2.
Quindi la chiesa, che assunse il titolo di Santissimo Sacramento, nacque non come “succursale” di quella della selva, come pretende un parroco ottocentesco3, ma come oratorio distinto da quella. Lo spazio angusto dell'originaria unica navata della chiesa si spiega col fatto che il movimento laicale non attecchì mai molto nel quartiere e quindi non c'era necessità di realizzare un grande edificio. Nella sagrestia del tempio è ancora presente una lapide che ricorda che “eius parociae sacrarium fuit primitus sacellum sodalitatis a S. Cruce nuncupatae”, insomma che il luogo fu la sede delle riunioni della Santa Croce, confraternita succeduta a quella estinta del Ss. Sacramento. . Un dipinto coevo, che ritrae un angelo che sostiene il Santissimo nel suo ostensorio, adorato da San Marco e da due confratelli incappucciati, è un'altra fonte documentaria sull'origine della chiesa.
Mezzo secolo più tardi, nel maggio 1668, la Curia di Napoli dispose che l'oratorio divenisse la nuova sede parrocchiale di San Marco: l'epidemia di peste del 1656 e la carestia seguita avevano ridotto ai minimi termini la popolazione di Afragola e del rione orientale in particolare, e il cardinale Innico Caracciolo dispose che i superstiti avessero a disposizione una sede più comoda. I confratelli divennero quindi ospiti in casa loro, come ricorda anche la succitata epigrafe, fino a quando fu realizzato l'attuale oratorio, adiacente alla chiesa.
Ho già descritto nei mesi scorsi qualche contrasto avvenuto tra i parroci e la Confraternita (vedi la “lotta” per il possesso di San Marco in Sylvis, QUI). Le cause dei dissidi furono sempre diverse, dalla cura delle processioni alla ristrettezza degli spazi della chiesa e dell'oratorio. Penso però che l'incomprensione di fondo, che ha dato la stura a tutte quelle dei secoli a venire, sia stata la celerità incredibile con cui avvenne il trasferimento: il 16 maggio 1668, a San Marco in Sylvis, fu battezzata Vittoria Infernuso e già il 24 maggio don Domenico Laudiero (1608 – 1792, parroco dal 1657) battezzava Francesco Salzano nella nuova sede all'Olmo, senza neppure dare il tempo, immaginiamo, ai confratelli di trovarsi un'altra sede. Resta l'ultima curiosità derivante da questo trasloco di sede parrocchiale: a rigor di logica, essendo che un'intitolazione ufficiale non è mai stata data, la chiesa possiede formalmente ancora il titolo di Santissimo Sacramento, e quello di chiesa dell'Olmo sarebbe solo un nome informale dato dalla popolazione.
Queste piccole chicche diventano quisquilie rispetto a fatti ben più seri tramandati dai documenti e dalle cronache, come ad esempio gli omicidi avvenuti nel febbraio del 1660. Ma di questa storia parleremo un'altra volta.


1 Giuseppe Esposito, I parroci di Afragola ieri e oggi, 2007. Voce “Don Sabatino Fatigato”, p. 53
2 Romualdo Cerbone, “La confraternita del Sacramento e della Croce”, riprodotto in Archivio Afragolese n.4, p. 55
3 Luigi Maria Iazzetta, Notizie storiche dell'antichissima Chiesa di San Marco in Sylvis in Afragola, 1897, p. 46.




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