lunedì 7 dicembre 2015

1943: Afragola nelle mani dei nazisti

Pubblicato sul n. 32 del settimanale "Nuovacittà" del 5 dicembre 2015

Una premessa: a fronte della mole delle fonti scritte e orali che sono a disposizione (e queste ultime, ahimé, ancora per poco) il periodo bellico ad Afragola è stato sempre poco studiato, sia in città sia riguardo ai nostri concittadini impegnati sul fronte. Con la speranza di vedere anche ad Afragola la pubblicazione di un volume di memorie storiche, in questa sede mi limiterò a offrire alcune delle numerose testimonianze sul periodo che va dal 25 luglio al 3 ottobre 1943, dalla caduta del fascismo all'arrivo degli Alleati.

25 luglio 1943: Benito Mussolini è estromesso dalla carica di Primo Ministro dal Gran Consiglio del Fascismo, ed è tratto in arresto per ordine del re Vittorio Emanuele III. L'annuncio, dato con un bollettino reale che annuncia il passaggio dei poteri a Pietro Badoglio, rivela nel pomeriggio di quel giorno tutta la sua carica esplosiva per tutto lo Stivale e le isole.
Armando Izzo
Per Afragola abbiamo la testimonianza eccellente di Armando Izzo, ancora non “Comandante Fragola” (sarebbe partito per la Liguria come partigiano cattolico poche settimane più tardi). Nelle carte donatemi gentilmente dal figlio, Antonio Izzo, il futuro sindaco trascrive uno spaccato di quei momenti: “Ad Afragola la Casa del Fascio, che era all'inizio dell'attuale via Gramsci, fu fatta oggetto di saccheggio. Tutto volò dai balconi! Non risultano rappresaglie verso fascisti o dirigenti dal momento che il 99% e più eravamo tutti fascisti”. La fine della dittatura aveva generato al felicità degli afragolesi, convinti che con l'epoca mussoliniana sarebbe terminata anche la guerra. Nessun attentato alle persone, dunque. Del resto, la nostra città ebbe sostanzialmente risvolti positivi dal podestariato di Luigi Ciaramella, con l'ampliamento della rete urbana, l'arrivo dell'illuminazione in vaste zone periferiche, la costruzione di nuovi edifici e il riattamento dei corsi principali. Il futuro partigiano riconosce molto onestamente quello che invece fu sempre un tabù per chi viene dalla sinistra: in Italia non è mai esistito un antifascismo, stante il Duce al governo.
Continua Izzo: “Verso la metà di luglio ero in licenza a casa ed un pomeriggio in pieno sole andai a Cardito da mia zia (...) allorquando suonarono le sirene. Poco dopo ricordo il ritmo della contraerea tedesca, che era nel rione Marconi, il cui edificio (evidentemente parla dell'attuale scuola, ndr) era adibito ad ospedale militare tedesco; le sirene degli automezzi che correvano verso il nord della città. Dopo apprendemmo che due apparecchi nemici avevano sganciate tutte le bombe in una sola volta, che caddero a casaccio in fondo alla zona di via Arturo De Rosa”.
I tedeschi si erano stabiliti alla Marconi, edificio recente per allora e vicino alla diramazione che portava a Casoria, e quindi a sud. Verso la Sannitica, aveva realizzato il loro campo di concentramento, ignoto ancora oggi ai più, nel Casone Spena, nei pressi dell'attuale parco commerciale de “I Pini”, dunque a controllo delle uscite nord e ovest della città. Dal campanile di Santa Maria d'Ajello, secondo la testimonianza di Nando Cuccurese, potevano inoltre osservare i movimenti nelle campagne del Contorolloro e delle Cinquevie, quindi a est: un accerchiamento completo.
Sempre Cuccurese racconta del clima di terrore che si respirava in quei giorni: “Nel paese si diceva che un cittadino afragolese collaborava coi tedeschi, ai quali suggeriva dove andare per trovare i giovani. Più volte per questi allarmi si scappava, scavalcando i muri dei giardini e molte volte ci incontravamo con i giovani che scappavano da zone opposte. A questo punto io e mio cognato decidemmo di andare in campagna e rimanervi finquando non si sarebbero (sic) calmate le acque. Entrammo in una masserie della zona “Cinquevie”, di proprietà Iovino, e vi rimanemmo per 15 giorni. Per tutti questi giorni la padrona della masseria, Angela Iovino, Dio l'abbia in gloria, ogni mezzogiorno mandava una ragazza in bicicletta a portare da mangiare a cinque giovani che eravamo ivi nascosti”.
I tedeschi rastrellavano i giovani per portarli al Casone Spena, e da lì condurli al Comando centrale di Maddaloni, e dunque in Germania (vedi QUI ).
Il 3 ottobre gli Alleati entrarono in Afragola, ma i nazisti commisero un'ultima strage di civili il giorno prima. Racconta Cuccurese: “Passando per la stazione dei tram di Casoria, vidi delle carrozze sui binari sfondate e colpite in pieno. Più avanti, al Corso Garibaldi di Afragola, vidi due persone e un cane morti a terra, fuori un portone chiuso, dove forse cercavano riparo. Fatalità volle che del gruppo di 5 giovani che andammo per dare il benvenuto agli Inglesi, soltanto io facessi ritorno a casa”.






3 commenti:

  1. -*Nessuna rappresaglia verso i Fascisti!!!!A Mirandola non la pensavano così e uccisero vigliaccamente mio zio con 14 coltellate

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    1. Mirandola, giusto nel Triangolo della Morte emiliano. La fine di suo zio fu un omicidio, come tanti altri avvennero in quelle terre dove fino a un secondo prima dell'annuncio della radio tutti erano fascisti.

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    2. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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