mercoledì 2 dicembre 2015

Uno scritto dal passato

Il logo del Centocinquantenario

Rovistando oggi fra le vecchie mail del mio account di Libero, ho riesumato questa perla scritta nel 2012, in occasione di un evento che organizzai nella mia città. Ha il tono un po' ridondante tipico della ricorrenza che intendevo celebrare (l'Unità d'Italia, di cui l'anno prima c'era stato il 150esimo anniversario) e contiene affermazioni che oggi mi fanno sorridere, a 4 anni di distanza, ma che non rinnego essendo quel me stesso del 2012 un “altro da me”. Ve lo riporto pari pari.

Riaccendete la fiamma della Patria!

Le celebrazioni per il Centocinquantenario dell’Unità hanno messo in evidenza come una parte degli italiani non avverta in sé un sentimento patriottico e/o di attaccamento alla patria. Ciò è spiegabile solo in parte con la generale decadenza del sentimento nazionale che, dal secondo dopoguerra ad oggi, ha interessato i popoli europei, anche in un’ottica europeista sovranazionale. Il vero motivo, a mio parere, della scarsa affezione di una parte degli italiani all’Italia, è da ricercarsi soprattutto nell’atavico campanilismo del nostro Paese. Non è errato dire che per un italiano medio la Patria si riduca al suo campanile; difatti, sempre più spesso sentiamo critiche verso le istituzioni che nascondono un malessere più profondo e antico, per un’Unificazione avvenuta in fretta e furia e per opera di una classe borghese di una ben precisa zona geografica del Paese, quella piemontese, senza il consenso dei popoli interessati. È per questo processo veloce e poco omogeneo, e per la mancanza di politiche davvero unitarie nel secolo e mezzo seguente, che il 17 marzo abbiamo dovuto vedere Bolzano senza tricolori e i neoborbonici manifestare a Napoli contro i Savoia e l’Unità. In Alto Adige il sentimento anti italiano è ancora forte dopo quasi 100 anni dalla conquista della regione nel 1918 (eccetto quando devono arrivare le sovvenzioni da Roma in quanto Provincia Autonoma: in tal occasione, la SVP, il partito autonomista che dal 1945 governa ininterrottamente la Provincia, è ben lieta di definirsi un partito italiano!). A Napoli,invece,il movimento segue l’ideale antistorico di un nuovo Stato indipendente, affermando che l’Unità ha spezzato il circolo economicamente virtuoso del Meridione. Come al solito, da un verità storica ( il trasferimento di ingenti risorse industriali e bancarie dal Sud al Piemonte), si dipartono idiozie e dimenticanze ad hoc, come quando costoro dimenticano di ricordare tutti gli interventi che il governo centrale ha attuato per il Meridione da Nitti ( Legge speciale per Napoli,1905) in poi, pur di non riconoscere che il degrado oggettivo in cui versano le 6 Regioni sia dovuto a arretratezze storiche, risalenti proprio ai Borboni e anche al vicereame spagnolo, e all’incapacità degli amministratori locali, da Comuni alle Regioni. L’anno in corso, celebrando quell’Unità così raffazzonata ma anche così provvidenziale (immaginate che facile terra di conquista sarebbero state le entità politiche preunitarie durante la Prima Guerra Mondiale), vuole ricordarci che dopo 150 anni è inutile continuare a guardare a un passato che non tornerà più,un passato che si vuole d’oro ma che in realtà era buio, un passato che ci ha visti deboli e divisi per 15 secoli. In quest’anno, riscoprite in voi il sentimento della Nazione, riaccendete in voi la FIAMMA della PATRIA, quel fuoco di cui erano pervasi Dante, Petrarca, Cola di Rienzo, Federico II di Svevia, Papa Giulio II, Galileo Galilei, Daniele Manin, Goffredo Mameli, Cavour, Garibaldi, Giolitti, Matteotti, Mussolini, Degasperi, e tanti altri nei decenni successivi. Sentitevi figli di una sola Patria,di una sola Nazione, di un solo Ideale,che da secoli esiste e che da secoli freme nei cuori di chi nasce in questo meraviglioso Paese,tra le Alpi e il Mediterraneo. Riaccendete in voi lo spirito nazionale dell’Italia!

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