sabato 23 gennaio 2016

Fonti storiche e topoi apologetici. Il caso dello Stilita.

Simeone lo stilita
I testi apologetici dei santi del primo millennio sono opere che ogni storico e ogni divulgatore storico dovrebbe prendere con le pinze. Liquidare tutta questa produzione col nome di favole, come qualche studioso medievista ha affermato, è una soluzione fin troppo sbrigativa, e tradisce una scarsa passione per l' analisi dei documenti storici, quali queste apologie sono, e che come ogni documento, potrebbero dare qualche risposta, se le domande sono giuste.
Si badi: non si sta affermando la scientificità di tali racconti, ma si vuole sottolineare che anche essi, in quanto prodotto dell'ingegno di qualche autore, posso dire qualcosa e sull'autore e sull'epoca in cui quest'ultimo è vissuto. Un “classico” in questo senso è l'imponente raccolta di vite dei santi di Jacopo da Varazze, del XIII secolo, conosciuta col nome de “La legenda aurea”.

Analizziamo come esempio la vita di un monaco eremita del IV secolo:

Ad Antiochia, in Siria, un monaco pio, Simeone, cercando di piegare il corpo ad austerità sempre più gravi, giunse a penitenze spaventose. Avendo deciso di non mangiare nulla durante la quaresima, si fece murare per quaranta giorni in una cella. Ebbe poi l'idea di stabilirsi sopra una colonna per trascorrervi i giorni e le notti. Dapprima salì su di una colonna di 3 metri. Dopo alcuni anni, passò su di una colonna più alta, poi su di un'altra più alta ancora.
Infine visse circa 30 anni su di una colonna di 18 metri. Stava su di una piattaforma di circa 4 metri quadrati. Un parapetto lo circondava, ma non vi era alcun riparo; solo, in mezzo al quadrato, un palo, al quale egli si legava durante il digiuno quaresimale. Di solito stava in piedi, esposto alle intemperie, bruciato dal sole. Pregava per tutta la notte e tutta la mattina, piegandosi più di mille volte al giorno in inchini profondi. Simeone morì sulla sua colonna e la sua morte venne constatata soltanto due giorni dopo. Aveva 70 anni e per 37 aveva condotto quella vita.

Nella redazione ho tralasciato l'elencazione dei numerosi miracoli e delle storie collaterali a quella di Simeone lo stilita, come fu poi definito il protagonista di questo racconto.
Possiamo tuttavia ritrovare nel breve testo esposto vari topoi di tipo religioso, che tradiscono la natura didattica di questa vita, vale a dire l'intenzione di dare esempi di esistenze edificanti e votate al sacrificio, in un'epoca in cui la Chiesa coeva non ne dava molti.
Innanzitutto, l'elemento caratterizzante di Simeone è il suo rifiuto del mondo e della vita attiva, visti come impedimenti per la sua ricerca dell'Essenziale. Tale motivo è un'eco della fuga dal mondo dei Padri della Tebaide dei primi secoli cristiani, scelta di vita che la Chiesa inizialmente vide in maniera sfavorevole in quanto era un arrendersi di fronte alla lotta contro il Male. Salvo poi farne una regola codificata con la creazione degli Ordini di vita consacrata. La notorietà di Simeone sta nell'aver scelto come mezzo di isolamento una colonna alta diversi metri, alla quale però potevano accedere, in determinate ore del giorno, coloro che desideravano parlargli. E osserviamo che anche il ricorso al rifugio della colonna avviene dopo il tentativo di isolarsi in una cella, già sperimentato ad esempio da sant'Antonio Abate che prese posto in una grotta.
Le umiliazioni corporali del periodo quaresimale pure richiamano modelli classici della Chiesa primigenia che si erano abbandonati lungo i secoli, o perlomeno essi erano sempre meno apprezzati in un mondo, quello del XIII secolo, che vide la fondazione degli ordini dei Padri Domenicani e Francescani proprio come ripresa di quegli antichi modelli.

Abbiamo infine l'accenno al termine della vita avvenuto a 70 anni, età indicata già nella Bibbia come traguardo dell'esistenza terrena e rinnovato da svariati autori religiosi e non della letteratura, a cominciare da Dante e dal primo verso, fin troppo abusato, della Commedia.

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