lunedì 29 febbraio 2016

Due voci sulla questione meridionale.


La questione meridionale, cioè l'insieme delle soluzioni al problema del lento sviluppo delle terre a sud di Roma, in seguito all'annessione allo Stato sabaudo, è un argomento così vasto che si finisce, talvolta, per perderne l'essenzialità. Per motivi di studio, negli ultimi due mesi ho studiato l'argomento dal punto di vista dei meridionali che, nel corso dei primi 40 anni dell'Unità, hanno dato la loro opinione su di esso. 
Non sono state belle letture: i politici e gli intellettuali meridionali erano (e direi, sono) i più fieri avversari delle loro terre, pronti a evidenziarne gli orrori e a sminuirne le bellezze, vogliosi dell'accesso ai salotti buoni posti sempre a nord della Linea Gotica. Potrei citare, su tutti, Pasquale Rossi, autore di libelli contro la sua patria natia, oggi fortunatamente dimenticati, in cui, nel suo iconoclastico odio tafazziano, arrivò a scrivere che i volontari al seguito di Garibaldi nell'occupazione della Sicilia e della Calabria non erano siculi o calabri ma albanesi- senza del resto portare prove della sua asserzione- pur di dimostrare che gli abitanti delle terre borboniche erano senza midollo. Un altro campione di questa scuola fu Antonio Renda, calabrese, per il quale la Calabria e i suoi abitanti dovevano sparire: troppa grazia.
Curioso come questi intellettualoidi tanto vogliosi di deprecare le deficienze delle terre dove erano nati, se ne escludessero poi, come novelli Mosè che si erano elevati al di sopra delle miserie del popolo israelita, ovviamente non per concorde opinione ma per autoincensamento. Curioso poi come non si rendessero conto che, sminuendo i conterranei, sminuivano se stessi, e diventavano fenomeni da baraccone da esporre nelle conferenze sul tema.
Ho qui raccolto due voci sul tema della questione meridionale, senza pretendere di espletare con esse la trattazione sul tema, ma solo per indicare come i settentrionali arrivassero a trattare dell'argomento senza gli eccessi masochisti dei meridionali. La prima testimonianza è del toscano Sidney Sonnino, che ricoprì il ruolo di Presidente del Consiglio durante i primi anni del Novecento. La seconda di Luigi Einaudi, piemontese, unico liberale assurto al rango di Presidente della Repubblica, nel 1948.

Sidney Sonnino
Mal pagato, male alloggiato, mal nutrito, schiacciato da un lavoro eccessivo che egli esercita nelle condizioni più insalubri, per il contadino di una gran parte d'Italia, specialmente del Sud, ogni consiglio di risparmio è una ironia: ogni dichiarazione di legge che lo dichiari libero e uguale a ogni altro cittadino, un amaro sarcasmo. A lui, che nulla sa di quello che sta al di là del suo Comune, il nome d'Italia suona leva, suona imposte, suona prepotenze della classi agiate. L'esattore e il carabiniere: ecco i soli propagatori della religione di Patria in mezzo alle masse abbrutite del nostro contadiname”. (Sidney Sonnino).




Luigi Einaudi
Sì, è vero, noi settentrionali abbiamo contribuito con qualcosa di meno allo sviluppo dello Stato unitario e abbiamo profittato molto di più che non il sud delle spese fatte dal nuovo Stato Italiano. E' vero, peccammo di egoismo quando il Settentrione riuscì a cingere di una forte barriera doganale il territorio e ad assicurare così alle proprie industrie il monopolio del mercato meridionale con la conseguenza di impoverire l'agricoltura, unica industria del sud. E' vero che abbiamo ottenuto più del sud costruzioni di ferrovie, di porti, di scuole e di altri lavori pubblici”. (Luigi Einaudi, 1904).

10 commenti:

  1. Buonasera sig. Corcione. Risolvere i problemi del Sud significa anche sviluppare idee cogliendo le occasioni per migliorare la nostra condizione. Ad Afragola sta per essere ultimata la stazione porta dell'alta velocità. Chi la usa è soprattutto per andare a Napoli, ciò non toglie che Afragola e comuni contigui non possano approfittare dell'occasione per 'accattivare' i turisti. Quali sono le sue idee per non rendere la Tav una cattedrale nel deserto. Idee di corridoio sono queste, vorrei sapere cosa ne pensa:
    - Sviluppare un serio programma di turismo religioso con tutti i comuni dell'hinterland nord-napoletano
    - Recuperare il vecchio progetto di parco giochi degli anni '80
    - Rendere attiva la cittadinanza concedendo licenze, ovviamente dove è possibile, per aprire bed&breakfast
    - Aprire un museo con tema la musica classica napoletana
    - Istituire l'estate tematica. Un tema diverso (i Simpson, il caffè, le danze tribali, il Brasile...) ogni estate. I volontari potrebbero intrattenere i turisti con giochi, costumi, curiosità sui vari temi

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    1. Buonasera signor Cregi. Sempre scusandomi per non aver ancora completato quel dossier sui patroni e sulle cappelle di Afragola (la nuova edizione del libro mi assorbe completamente), le dò la mia modesta opinione sui suoi quesiti.

      a. Sviluppare un turismo religioso organizzato sarebbe un'ottima idea. Con Afragola, che vanta la Basilica antoniana, il culto della Madonna in Santa Maria d'Ajello e di San marco nelle omonime chiese; con Casoria, patria di padre Ludovico; con Frattamaggiore, terra benedettina e che detiene le reliquie di S. Sossio, si potrebbe pensare ragionevolmente a sviluppare un turismo di fede, disgiunto da Napoli.
      b. Sul parco giochi sono meno d'accordo: l'area prescelta del parco a Tema fu quella della Scafatella, e la zona va conservata così com'è, semmai eliminando la discarica degli anni Cinquanta e potenziano l'imboschimento di un'area con ricca fauna, innanzitutto le volpi.
      c. Concordo con Lei.
      d. Non riusciamo ad aprire un museo circa i beni archeologici locali!
      e. Idea esotica, da non disprezzare. Ma bisognerebbe educare la popolazione a comprendere questi temi, e a non considerarli come una pagliacciata.

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  2. E' noto che che ci sono più meridionalisti al Nord che al Sud, così come è noto che i nostri problemi sono nati da quel lontano 1861. Se non conosciamo la verità, ci gireremo solo attorno senza mai arrivare ad una conclusione. Per risolvere i nostri problemi quindi, dovremo analizzare la storia dell'Unità seriamente, serve che storici, docenti universitari, meridionalisti, chiunque sia competente in questo campo, istituiscano una sorta di 'tribunale storico del Risorgimento' almeno per capire qual'è la verità, cosa dobbiamo studiare a scuola e da dove dobbiamo partire per iniziare ad alzare la testa. E poi sinceramente (anche se non centra nulla con l'articolo) sarei stufo delle maestre delle elementari che fanno fare i cartelloni sulla favola di Garibaldi che con mille uomini sbarcò a Marsala e in pochi giorni raggiunse Teano, sembra più serio lo sketch di Pierino

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    1. Sono perfettamente d'accordo col tribunale storico, tipo una Norimberga italiana, con al banco degli imputati, prima degli altri, gli editori dei libri di storia delle scuole pubbliche. Concordo anche sul giudizio delle maestrine: pretendono di insegnare quello che non conoscono.

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  3. Tra quanto tempo sarà pubblicato il libro? se è lecito sapere

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    1. Dovrebbe uscire a maggio. Ne parlo nell'ultimo articolo postato oggi: "Afragola d'arte. Santa Maria d'Ajello- Navata centrale".

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  4. Non l'ho letto ancora, lo faccio subito. Buonasera

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  5. Afragola, attraverso l'assessorato all'istruzione, potrebbe essere la prima città a raccogliere i suoi professori precisando loro di non essere tenuti ad insegnare la storia 'ufficiale' del Risorgimento, e scegliere se attenersi al libro di testo o permettere agli studenti di effettuare una ricerca privata e confrontare le fonti in aula. Tutto questo con la speranza che non ci sia la classica pippa buonista a parlare di politicamente scorretto facendoci soffiare l'idea dai settentrionali divenendo ancora una volta cornuti e mazziati.

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    1. L'idea non è male, ma manca la materia prima, vale a dire un corpo docente preparato e di ampie aperture. Tale non è la caratteristica degli insegnanti ad Afragola, con poche decine di eccezioni positive, ovviamente.

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  6. Se l'idea diventasse di dominio pubblico è inevitabile che i professori di storia possano chiedere un confronto con i loro alunni. Preparazione o meno, sarebbero gli alunni (quasi indirettamente) a scegliere e ad iniziare quel percorso di ricerca della propria identità o, per scelta convinta o per ozio, limitarsi a studiare dal libro di testo, ma nel giro di qualche anno si muoverà qualcosa. La preparazione o la pseudo-preparazione è di chi insegna ma la scelta è di chi studia

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