mercoledì 3 febbraio 2016

Una storia dal POW 209

Oggi vi presento uno stralcio della seconda edizione del mio libro, Il caso Afragola, in uscita presumibilmente a maggio (vedi QUI). Lo stralcio riguarda il campo di concentramento alleato, il famoso POW 209, in cui fu rinchiuso Erick Priebke negli ultimi mesi del 1945, a guerra finita. Ne parlai esattamente due anni fa, in questo blog (vedi QUA).
Da allora, ho raccolto diverse testimonianze, che confluiranno, come detto, nella nuova uscita del mio volume. Ve ne propongo una in anteprima, che mostra l' umanità degli afragolesi nei confronti dei prigionieri degli Alleati.

"Il 10 si ripartì; per strada incontrammo prigionieri tedeschi, cantando risalimmo sul carro bestiame e l'11 arrivammo ad Afragola, trovandovi una popolazione amica e cordiale che ci inseguiva per la strada incitandoci a scappare. Fummo sottoposti a doccia e a disinfestazione. Eravamo pieni di pidocchi. Mi trovai in tenda con alcuni ufficiali del Barbarigo (...), dormendo sulla nuda terra che scavavamo modellando la fossa sulla nostra forma. Ricordo una partita di calcio contro gli austriaci: gli staff inglesi tifavano per noi.
Quando si chiedeva qualcosa alle sentinelle, rispondevano invariabilmente: “To morrow” (domani); “Quando si va a casa?”- “To morrow”: “Quando viene il medico?”- “To morrow”; usavano un linguaggio conciso quando volevano esprimere un interessamento all'interlocutore, esclamando:”Focking” (…). Si commerciava e ci si prendeva a pugni con gli austriaci vicini. Il 2 giugno subimmo una ennesima conta alle 3 di notte: Nogara e De Gregori intonarono "Giovinezza": si ripartiva questa volta per Taranto".



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