sabato 5 marzo 2016

Afragola d'arte. Santa Maria d'Ajello- Campanile.

Santa Maria d'Ajello, prospetto e campanile

Prima parte: clicca QUI.

Il campanile della chiesa matrice di Santa Maria d'Ajello è una costruzione a sé stante che domina la piazza e il sagrato antistanti la storica chiesa.
La struttura è di data ignota, ma comunque realizzata fra il 1542, data della prima Santa Visita pastorale finora ritrovata che riguardi Santa Maria d'Ajello, e in cui non si nota il campanile, e il 1698, in cui è esplicitamente citato nella relazione della Santa Visita di quell'anno1. Quindi la torre è stata costruita in pieno Rinascimento, ma con tecniche costruttive che rimandano a usi medievali, come la massiccia solidità dell'impianto e la pianta quadrata. Ciò rimanda a tipiche strutture che non sono inusuali nella nostra regione. Un esempio lo si può trovare a Montefusco, osservando il campanile della chiesa parrocchiale, del XV- XVI secolo. La celletta è di chiaro rimando rinascimentale-barocco, e costruita successivamente, forse in seguito agli abbellimenti del 1780.
E' stata altresì avanzata l'ipotesi che in realtà la torre esistesse già nel 1542, isolata rispetto alla chiesa, e come prova di ciò è stato osservato che, nel momento in cui si dovette ampliare la chiesa e costruire le navate minori, quella destra fu giocoforza realizzata dietro il campanile 2. Ipotesi interessante e non da escludere, ma per comprovarla bisognerebbe dimostrare quando effettivamente sono state realizzate le navate minori, e su questo non c'è certezza, come dirò nel prossimo post parlando degli interni della chiesa di Santa Maria.

Descrizione

Si compone di tre livelli e di un cella cuspidale, con ossatura di tufo listato con mattoni3, suddivisi da cornicioni di piperno nero, ed è alto circa 45 metri (180 palmi secondo i cronisti del 1850- un palmo corrisponde a 25 cm).
Il primo, a livello basamentale, presenta una finestra ad arco con inferriata, che costituisce l'unico elemento che rompe l'uniformità spaziale del livello frontalmente la piazza. A lato, verso il sagrato, è presente un'epigrafe marmorea fatta apporre dal parroco Felice Romanucci per ricordare i lavori del 1847, in seguito alla distruzione del cupolino a causa di un fulmine il 14 dicembre di quell'anno. I lavori di consolidamento furono eseguiti da Luigi Farinari, che operò diverse migliorie alla struttura, apertasi in più punti.
Lapide del parroco Romanucci
Il secondo livello, separato dal primo da un cornicione di piperno, presenta finestre ad arco, verso la piazza e verso il sagrato, contornate da mattoni aggettanti. Un altro cornicione divide dal terzo livello, che presenta pure finestre ad arco, ma più grandi in quanto ospita le campane. Esse erano tre nel 1698, al tempo del parroco Giuseppe Orefice e della Santa Visita pastorale del cardinale Cantelmo. Una o più dovettero però essere rifatte perché crepate o altro, poiché 150 anni dopo, nel 1853, si parla sempre di tre campane, ma la più grande era stata benedetta nel 1838. soli 12 anni prima. Un terzo cornicione di piperno separa la struttura parallelepipeda dall'ultimo livello, contornato da un parapetto con particolari ornamenti a bottiglia, chiuso eccetto che sul lato rivolto alla piazza. Qui ha sede la celletta ottagonale, con finestre ellittiche chiuse per garantire la stabilità della struttura, e un ampio medaglione col bassorilievo della Vergine Assunta tra gli angeli.
L'opera fu realizzata durante i lavori già ricordati del 1847, e il modello prescelto fu quello della pala dell'Altare maggiore della chiesa stessa. Nelle foto degli anni Ottanta del Novecento che ho avuto modo di visionare, il volto della vergine e gli angeli superiori erano stati distrutti, e sono stati ricostruiti solo nel corso dei lavori del 2002. La celletta è sormontata da una cupola maiolicata, in piastrelle verdi e gialle, ancora in buono stato nel fronte rivolto verso la piazza, ma che già presentano fratture e scomposizioni su quello rivolto in via dell'Aquila4.

Il campanile
Il campanile ha accesso nella navata destra, e mi fu concesso dal custode Ciro Boemio di salirci nel settembre 2014. La salita avviene per una stretta scala a chiocciola, illuminata dai finestroni ad arco descritti suddetti. L'ultimo livello, quello che ospita le campane, è anche l'ultimo visitabile, in quanto per raggiungere la celletta è necessaria armarsi di scala a parte e arrampicarsi sopra.
Dal piano delle campane si ha una perfetta visione del quartiere Santa Maria, delle cupole delle navate, e di buona parte del Piano campano, riuscendo a osservare un panorama che va dalla collina dei Camaldoli di Napoli al monte Saro che sovrasta Sarno, in provincia di Salerno. E' ovviamente visibile anche la campagna afragolese, e da lì la rettoria della Scafatella.
Io non sono riuscita a vederla, ma forse sarete più fortunati, riuscendo a scorgerla nell'ultima foto che allego all'articolo, e con cui chiudo questa seconda parte (di 10) dedicata a Santa Maria d'Ajello.


Panorama di Afragola e dei Monti Tifata dall'ultimo livello del campanile


1Cfr. Relazione per la Santa Visita locale della parrocchia di Santa Maria d'Aiello dell'Afragola, 1698, vol. IV, fogl. 534 e segg. Si parla esplicitamente di “Un campanile, tre campane”.

2Catello Passinetti, Il complesso monumentale di Santa Maria d'Ajello ad Afragola, 2003, pag. 17.

3Catello Passinetti, op. cit.


4Come da personale presa visione dell'Autore.

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