sabato 19 marzo 2016

La primazia ecclesiale di Santa Maria d'Ajello.

Santa Maria d'Ajello e campanile (a six), San Marco in Silvis (a dex)

Interrompo la serie descrittiva de "Afragola d'arte" (vedi QUI) per questa e la prossima settimana. Nell'articolo che segue affronto in maniera NON esaustiva il tema della primazia ecclesiale in Afragola, tema che verrà trattato in maniera più ampia e conforme alla ricerca nella 2a edizione de "Il caso Afragola", in probabile uscita nel maggio di quest'anno (vedi QUI). 

(Articolo pubblicato su "Nuovacittà" n. 10 del 19 marzo 2016).


Parlare di antichità di fondazioni quando la ricerca storica è ancora in corso, e probabilmente lo sarà per sempre, può sembrare più una chiacchierata sul sesso degli angeli che tema di primaria importanza. Pure, non si possono sentire certe idiozie che circolano tra appassionati e gente comune, messe in giro da personaggi non molto in confidenza con le fonti storiche. L'articolo che segue non pretende di concludere la vexata quaestio degli inizi della suddivisione parrocchiale in Afragola nel Medioevo, ma almeno di chiarire le idee, per poi suscitare ulteriori studi.

La primazia di Santa Maria attraverso i secoli

Non sappiamo precisamente quando furono effettivamente costruite le tre storiche chiese di Afragola, né si sa quando esse furono erette in parrocchie. La tradizione ci consegna come date quelle del 1179 per San Marco in Sylvis, 1198 per Santa Maria d'Ajello, primi anni del Duecento per San Giorgio Martire. L'antica chiesa marciana sarebbe quindi la più antica delle tre, seguita da quella dedicata alla Madonna e al santo cavaliere.
Riguardo San Marco, tutto nasce da un poemetto presuntivamente scritto dal frate Domenico de Stelleopardis alla fine del Trecento, secondo il quale il tempio sarebbe stato eretto nell' anno 1179, per disposizione del re normanno Guglielmo II (1166-1189). questa “relazione” sarebbe stata ristampata tre volte, nel 1581, nel 1607 e nel 1682, e di essa noi abbiamo solo quest'ultima copia, accompagnata da una prefazione di Giuseppe Bocrene che racconta anche delle famiglie fondatrici di Afragola al tempo di re Ruggero.
L'operetta è un falso per varie ragioni, a cominciare dal fatto che non ne abbiamo l'originale, né le presunte ristampe che avvennero nei secoli successivi: il testo ci è disponibile solo nell'edizione del 1682, cosa che rafforza il sospetto che sia un apocrifo di un sacerdote di San Marco, attribuito al famoso frase per dargli una patente di storicità. L'elemento più antico della chiesa è il campanile, che è però concordemente di epoca angioina, quindi del XIV secolo, la stessa epoca in cui inizia la serie dei rettori della chiesa. Pur non potendo rimandare la fondazione di San Marco al Trecento, dobbiamo escludere che sia la chiesa matrice di Afragola, quella da cui sia partita la distrettuazione ecclesiastica del territorio.
A mio parere, fatta salva l'esistenza di preesistenti cappelle per il bisogno religioso dei contadini, la prima chiesa vera e propria del casale fu Santa Maria Assunta. Ci sono vari assunti che sostengono questa tesi, e ne enumero i principali:

  • la chiesa fu dedicata alla Madonna Assunta in cielo, come la Cattedrale di Napoli, e ciò denuncia un legame forte con la Curia napoletana;
  • fu fondata nel luogo più vicino possibile agli incroci delle vie principali da e verso Napoli;
  • le Sante visite pastorali, cioè le ricognizioni che ogni arcivescovo di Napoli effettua di tanto in tanto nella sua diocesi, Ad Afragola, sono sempre iniziate in Santa Maria;
  • E' sempre stata la parrocchia più popolata;
  • in Santa Maria prendeva incarico l'arciprete di Afragola, figura ecclesiastica particolare che “coordinava” le parrocchie di Afragola e di altri 6 casali.

Futuro santuario?

Naturalmente, la questione della primazia è vasta e ne rinvio la trattazione al capitolo relativo nella seconda edizione de “Il caso Afragola”, in uscita a maggio 2016.

Santa Maria, cuore dell'omonimo e fin troppo dimenticato quartiere, è l'esempio concreto della devozione alla Madonna degli afragolesi di tutte le epoche. Don Giorgio Montefusco, indimenticabile parroco della chiesa, si disse “un innamorato di Maria” e amava ripetere che tutto, nella storica chiesa, parlava della e alla Madre di Gesù. Proprio per questo, durante gli ultimi anni della sua reggenza, fu presentata richiesta alla Curia arcivescovile di Napoli per l'elevamento in Santuario mariano diocesano della chiesa, e dare un riconoscimento formale a questa lunga storia di devozione filiale, lunga 8 secoli. Oggi la parrocchia è magistralmente retta da don Luigi Terracciano, e speriamo che durante la sua reggenza possa prendere concretezza questo antico sogno di don Giorgio e dei parrocchiani dl quartiere.  




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