giovedì 31 marzo 2016

Reloaded- Senatori a vita, sotto a chi tocca.

Quattro ex presidenti della Repubblica in una sola foto: Ciampi, Scalfaro, Napolitano, Cossiga. 


Rovistando nella mia casella mail di Libero.it, ho trovato questo vecchio articolo, del giugno 2013, scritto dopo la morte di Emilio Colombo. In esso, parlando del gruppo dei senatori a vita più discusso della storia della Repubblica, ipotizzavo anche chi ne sarebbero stati i successori alla carica. Non ho azzeccato nessun nome, ma fare l'indovino non è la mia ambizione di vita e non me ne rammarico. Piuttosto, a distanza di quasi tre anni, confermo quanto ho scritto nella chiusa dell'articolo, che lascio alla vostra lettura.

Con la morte di Emilio Colombo, si è quasi del tutto estinto il gruppo di senatori a vita più longevo della storia, e più politicamente discusso. Si inizia così a pensare a nuove nomine, a nuovi “cittadini che abbiano illustrato la Patria per altissimi meriti in campo scientifico, letterario, artistico o sociale”, come recita l'articolo 59 della Costituzione.

Nel 1947, i costituenti decisero di concedere a 5 cittadini, scelti dal Capo dello Stato, l'onore di sedere vita natural durante a Palazzo Madama. Tale onore era riservato anche ai Presidenti della Repubblica quando cessavano il settennato, ed erano tali di diritto.
Nel biennio 2006 – 2008, i 7 senatori senatori a vita in carica, 3 per diritto (Francesco Cossiga, Oscar Luigi Scalfaro e Carlo Azeglio Ciampi) e 4 per merito (Giulio Andreotti, Rita Levi Montalcini, Emilio Colombo e Sergio Pininfarina), furono più volte al centro della polemica politica in quanto sostenitori del governo Prodi, con una maggioranza risicatissima al Senato, e furono fatti oggetto di duri attacchi da parte del centro destra e della Lega. Il quotidiano Libero parlò di “dittatura dei pannoloni”: è tutto dire. Con il governo Berlusconi IV, avente una larga maggioranza al Senato, l'importanza decisiva nelle votazioni dei senatori a vita cessò. E iniziò pian piano la loro scomparsa.
Rita Levi Montalcini
Si iniziò con Francesco Cossiga, il 17 agosto 2010. Era il più “giovane” fra i longevi senatori, ma affetto da tempo da malanni disfunzionali. Ricordo ancora la lettera che fece recapitare alle 4 cariche più importanti dello Stato, con cui manifestava il suo amore per la Patria.
Il secondo ad andarsene fu Scalfaro, il 29 gennaio 2012: se ne andò rabbioso per non essere riuscito a vedere la fine definitiva del Cavaliere da lui tanto detestato. Il 3 luglio dello stesso anno, scomparve l'industriale Sergio Pininfarina. La sua morte e quella di Scalfaro non destarono, a onore del vero, lo stesso trasporto emotivo che ci fu ai funerali di Cossiga. L'anno si chiuse con l'improvvisa morte, il 30 dicembre, della senatrice Rita Levi Montalcini, a ben 103 anni: il mondo scientifico e l'Italia furono private di un emblema di vanto nel mondo intero, sia nel campo sociale che in quello scientifico.
A mezzogiorno del 6 maggio di quest'anno, il mondo è stato raggiunto dalla notizia della morte di Giulio Andreotti. L'ex Presidente del Consiglio aveva 93 anni, ma ormai da due non interveniva più in pubblico, e a febbraio i suoi parenti volevano perfino restituire ai questori del Senato l'ufficio da lui detenuto, visto che passava tutto il tempo in casa. Infine, pochi giorni fa se n'è andato Emilio Colombo, l'ultimo costituente ancora in vita, e con lui è morta simbolicamente anche la Prima Repubblica.

Adesso di quel gruppetto resta solo il Presidente Ciampi, 93enne, in compagnia di Mario Monti, unico senatore a vita per merito, nominato da Giorgio Napolitano il 9 novembre 2011. E ora, come intende comportasi il Capo dello Stato, con 4 posizioni “libere” per le nomine?
C'è da dire che l'assenza di nomine durante la presidenza Scalfaro ha generato uno stacco “qualitativo”: il successore Ciampi infatti ha nominato due soli politici, Colombo e Napolitano, entrambi espressioni della Prima Repubblica. Si può dire che dei rappresentanti della Seconda nessuno sia stato premiato in questi anni, e che quindi, per paradosso, proprio ora che essa è al finire, possano scoccare le prime “premiazioni”. 
Il Divo Giulio
Se limitiamo il campo alla politica, i primi nomi che ci vengono in mente per essere degni di tale carica sono Silvio Berlusconi e Romano Prodi. Entrambi sono stati i capi delle rispettive aree polari durante gli ultimi 20 anni, ed entrambi sono diventati primi ministri con un' esperienza pluridecennale. Ma il primo è così perseguitato dalla magistratura, ed è così al centro dell'attenzione mediatica, che difficilmente Napolitano deciderà di concedergli il laticlavio a vita. Per Prodi non ci sarebbero problemi, vista anche l'affinità ideologica con il Capo dello Stato, ma una sua elevazione al Senato sarebbe sgradita agli elettori del centrodestra. Viene quindi naturale pensare che Napolitano opterà per nomine politiche il più possibilmente bipartisan: si pensa a Luciano Violante per la sinistra, e Gianni Letta per la destra.
Papabili a una creazione senatoriale sono anche Massimo D'Alema e Walter Veltroni, anime diverse della sinistra, accomunati sia dalla lunga permanenza al potere sia dal fatto di essere attualmente entrambi fuori dal Parlamento, e quindi più in predicato di rientrarvi.
E' anche possibile, ovviamente, che Napolitano decida di non procedere a nessuna nomina o di farne qualcuna che escluda totalmente la politica; ma è prassi che i Presidenti nominino anche esponenti politici di primo piano come premio per il lungo corso politico.
Altri nomi che circolano sono quelli di Emma Bonino, per i suoi (discutibilissimi) meriti sociali, lo scalatore di fama mondiale Reinhold Messner (che farebbe piacere non solo per la fama del personaggio, ma anche per unire ancora di più i sudtirolesi ancora restii al centro del Paese), il presentatore Pippo Baudo e altri di minor caratura.

Chiunque venga scelto, ci aspettiamo che sia allo stesso livello dei senatori a vita che purtroppo ci hanno lasciato: Cossiga e Andreotti, Colombo e Pininfarina, Montalcini e Scalfaro saranno stati discutibilissimi nelle loro prese di posizione politiche, ma erano di una grandezza che, in questo scorcio di Terza repubblica, ci sembra davvero senza eredi.

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