sabato 30 aprile 2016

La guerra ad Afragola VI: due afragolesi nella Repubblica Sociale.

Aquila e fascio littorio su tricolore: bandiera della Repubblica Sociale Italiana


Pubblicato sul Nuovacittà, n. 13, 30 aprile 2016

Il 25 aprile si rivela di anno in anno sempre più vuoto come ricorrenza, al netto delle solite polemiche e scambio di insulti tra le due fazioni alimentate da sessantottini mai sazi di protagonismo. Quest'anno la ricorrenza della sconfitta militare e della liberazione ad opera di eserciti stranieri è passata in sordina, un buon segno, poiché al di là delle opinioni, ciò significa che il passato di orrori della guerra civile del 1943-45 sta per essere storicizzato, privato dell'ammanto ideologico e consegnato finalmente alla Storia.
La ricorrenza mi ha fatto tornare in mente un episodio di un anno fa. Nel pieno della polemica sul cambio di denominazione della scuola “Giovanni Ciaramella”, fui invitato a un incontro presso la sede dell'ANMIG diretta da Roberto Giacco per discutere delle possibili reazioni (culturalmente parlando) al succitato cambio. Conobbi allora un cultore di storia locale, che si interessava della storia cittadina, e su invito del mio anfitrione gli chiesi informazioni circa le due vittime afragolesi che avevano militato nella Repubblica sociale di Salò, nel 1943-1944. Avevo trovato un accenno in un discorso di Armando Izzo, il cui figlio Antonio mi donò copia delle opere. Non nutrivo molte illusioni su un eventuale aiuto: lungi dall'aiutarsi o dall'aiutare, gli operatori nel campo della storia locale sono accomunati dall'indifferenza se non vero e proprio mobbing verso i più giovani che accedono al campo. Solo per grazia del mio ospite, inviai dunque una mail a quel cultore di storia locale. Non ebbi risposta né al momento né successivamente da lui, e continuai in proprio la mia ricerca, dedicandole i ritagli di tempo libero. Ho trovato ben poco, essendomi del resto indirizzato verso altri campi di studio.
I due afragolesi che, dopo lo sbando dell'esercito ufficiale seguito all'armistizio dell'8 settembre 1943, furono Alfonso Guadagni e Francesco Campagnolo.
Alfonso Guadagni, di Tommaso, nacque ad Afragola il 7 aprile 1925, tenente della gloriosa X Mas, fu fucilato il 31 maggio 1944 a Nisida, portato dinanzi al plotone d'esecuzione insieme ad Ennio Viviani e Vito Bertolozzi. Non sono riuscito, allo stato della ricerca, a sapere dove si trovi sepolto (di certo una visita all'Archivio comunale anagrafico chiarirà questo punto).
Francesco Campagnolo, di Giuseppe, nacque ad Afragola il 26 agosto 1923, e fu disperso in Croazia nel maggio 1944. Se ne persero le tracce in Dalmazia durante un'operazione di guerra.
Queste le scarne notizie di questi due giovani. Non escludo che anche altri afragolesi possano aver militato nella RSI, non registrati per sviste o omissioni, e che altro materiale si possa ritrovare su di loro. Ma la cultura storica in questa città è talmente sottovalutata, e talvolta apertamente osteggiata, da scoraggiare chiunque voglia poi divulgare notizie e non solamente passare come “sapitore” delle secrete cose, come fin troppo spesso accade nelle realtà locali.

Lo scorso anno, l'elitè culturale afragolese stette in silenzio davanti al cambio di nome della Ciaramella: ci furono un paio di articoli, anche su questo giornale, e poi più nulla. Si potrebbe ricominciare a parlare di seria storia locale partendo proprio dalla storia dei due militi afragolesi della RSI, vergognosamente dimenticati perché italiani “della parte sbagliata”, e gettando una luce nuova su quel periodo buio di cui ho cercato, in questi anni e sul Nuovacittà, di ricostruire.  

Per ulteriori info: cfr QUI

Articoli correlati:
Armando Izzo: link 
La guerra ad Afragola: I (link), II (link), III (link), IV (link), V (link)



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