martedì 5 aprile 2016

L'altare di Ratchis. Una nota.

Adorazione dei Magi, uno dei 4 pannelli dell'altare.
Del noto altare del Duca Ratchis mi ha sempre colpito il pannello de “L'adorazione dei Magi”. Il manufatto longobardo è di per sé un capolavoro, ma la rappresentazione dell'episodio evangelico ha il merito di evidenziarsi rispetto al contesto coevo. Abbiamo, in questo bassorilievo, ancora imperfezioni artistiche, che però già risentono del prolungato contatto con l'arte romana (l'ara è datata negli anni 744-749, nel pieno del secondo periodo d'oro della storia longobarda e subito dopo il ducato del Ratchis stesso).
La Madonna in trono manifesta una maestà plastica, che fa da piacevole contrasto con Bambino che ha in grembo e che allarga le braccia e si sporge per ricevere i doni dei re Magi. Questi ultimi hanno l'aspetto di persone comuni, senza differenze nel vestiario, che consiste in una tunica cinta alla vita da una fascia e di sandali ai piedi. Un angelo in volo in una curiosa posizione e una figura posta in preghiera dietro il trono completano il parco dei personaggi. L'angelo regge con la sinistra la stella cometa, ed è uno dei tre personaggi, insieme alla Vergine e a Gesù, a possedere un'aureola, simbolo di santità. I corpi hanno forma rettangolare, e solo le pieghe delle vesti danno una tenue rappresentazione delle curve anatomiche. Parimenti dicasi dei volti, di forma allungata e triangolare. L'ignoto autore, influenzato dai modelli romani, ha cercato di introdurre elementi naturalistici e verosimili, simboleggiati dalle mezze margherite e dalle palme che alludono a un manto erboso, e dalle stelle che indicano il cielo.

La rappresentazione riprende l'episodio dell'Epifania, e si discosta dall'iconografia classica per l'aspetto orientaleggiante dei Magi, senza distinzioni di razza, e per la monumentalità, influenza romana sul taglio tipicamente germanico della scultura su pietra carsica, tipica dell'area friulana da cui proviene il reperto.

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