sabato 16 aprile 2016

Un genovese a Napoli. Da 800 anni.

Tomba di Innocenzo IV nella Cattedrale di Napoli

Non immaginava di certo di terminare i suoi giorni nella Capitale dell'allora Regno Svevo, il genovese Sinibaldo Fieschi, esponente di una nobile famiglia ligure, eletto Papa nel 1243, col nome di Innocenzo IV. Fieschi veniva a ricoprire la carica papale dopo due anni di Sede vacante, per l'opposizione dell'imperatore Federico II all'elezione di un altro Pontefice a lui avverso. Dopo un iniziale favore, tuttavia, si guastarono i rapporti anche con Innocenzo, e ciò diede il via alla terza fase del conflitto fra le due istituzioni medievali per eccellenza. Nessuno dei due ne vide la fine, però: lo Svevo morì nel 1250, lasciando il trono in bilico e fallendo nell'impresa di unificare i domini tedeschi con quelli italiani. Innocenzo, vittorioso sul piano politico e in panne su quello religioso (non si era ancora chetata l'eresia catara nonostante la crociata di 40 anni prima) convocò un sinodo a Napoli, volendo creare anche nuovi cardinali. Ma una febbre improvvisa lo condusse alla tomba dopo poco più di 10 anni di pontificato. Essendo che il diritto canonico allora vigente imponeva la sepoltura del Papa nella cattedrale della città dove fosse morto, e la conseguente elezione del successore nella medesima città, Napoli ebbe così occasione per l'unica volta di ospitare le spoglie di un Pontefice, e per la prima volta di ospitare l'elezione del successivo (accadrà solo un'altra volta, nel 1294).

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