domenica 8 maggio 2016

Afragola d'arte. Santa Maria d'Ajello- Navata destra.

Altare del Santissimo Sacramento, 1670, terza cappella destra.

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Nota bene: gli articoli pubblicati e che si pubblicheranno di seguito costituiscono sunti del capitolo “Santa Maria d'Ajello: 8 secoli di Storia” della nuova edizione del mio libro, “Il caso Afragola” (clicca QUI). Questo per dire a studiosi appassionati e ad appassionati copiatori dei miei articoli che non inserisco certo tutto nel blog, e che la ricerca archivistica E' FONDAMENTALE e nei libri SI TROVA MOLTO DI PIU' che nei brevi articoli del blog.

La navata minore destra, come la parallela sinistra, risale ai lavori di ampliamento della chiesa realizzati a inizio Seicento. Quello che oggi vediamo è tuttavia un ambiente radicalmente modificato dai lavori del 1780, che hanno cambiato il gusto artistico della chiesa e portato all'attuale configurazione. La presenza, a circa metà della navata, del profondo ambiente della Cappella del Presepe ha modificato meno di quanto avvenuto a sinistra gli ambienti.
La prima cappella non ha altare, e presenta una rientranza attualmente occupata da una statua di San Pio da Pietrelcina. Dalla Santa Visita del 1698 apprendiamo che la cappella fu fondata nel 1589 dai fratelli Cesare e Francesco Iovino, e l'intitolazione era alla Passione di Cristo, della quale c'era anche un'immagine. Nell'Appendix Puzii del 1853 è scritto che la cappella ebbe l'intitolazione alla Vergine della Pietù a metà Seicento, non avendone precedentemente nessuna1. Pasinetti non si pronuncia sulla contraddizione, limitandosi a citare entrambe le intitolazioni. Una possibile spiegazione sulla discrepanza fra quanto scritto nella S. V. del 1698 e nell'Appendice del 1853, ma che parla di eventi precedenti alla suddetta Visita di fine Seicento, la do nella seconda edizione del mio volume “Il caso Afragola”, notevolmente aggiornato rispetto al 2014.
Seconda cappella
Tornando alla cappella, essa ha ospitato per secoli il Fonte battesimale, che oggi è posto nell'ultima cappella della stessa navata, e ospitava anche un pregevole crocifisso poi trafugato nel 1979, e per il resto del parroccato di don Giorgio Montefusco (1967-2013) il vano è stato occupato da un'immagine del Volto Santo di Gesù. Da un paio d'anni, la nicchia rientrante è occupata dalla succitata statua del Santo di Pietrelcina.
Passiamo ora a uno degli ambienti storicamente e storiograficamente più importanti della chiesa.
La seconda cappella sinistra attualmente esistente sembrerebbe dedicata alla Beata Vergine del Rosario, anche se presenta l'icona di San Giovanni Battista. L'altare è una mensa a muro intarsiata e fatta risalire all'Ottocento da Pasinetti2, e la pala risale al 1695, opera di Alessandro Viola, ritraente San Giovanni Battista nel deserto, reggente una croce astile e un cartiglio con la dicitura “Ecce Agnus Dei”. Al suo fianco, un agnello simbolo di Cristo.
Scrivo “attualmente esistente” perché in quella miniera che è la Santa Visita del 1698 (molto più importante, a mio parere, di quella del 1542) sono citate altre due cappelle non più esistenti, e quindi l'attuale 2a doveva essere in realtà la 4a. Le fonti ce la dicono dedicata alla Madonna del Carmine (di nuovo!) e fondata nel 1628 circa dalla famiglia Orefice nella persona del dottor Scipione3. L'Appendix aggiunge che alla morte del parroco Orefice, redattore della Santa Visita del 1698, un suo congiunto, Leonardo Orefice, acquistò la cappella nel 1717 e vi fece trasferire la cripta di famiglia, fino ad allora posta nella 3a cappella destra della stessa chiesa.
Torna di nuovo una contraddizione fra quanto scritto da don Orefice e quanto scritto un secolo e mezzo dopo dal curato Puzio nella sua Appendice: seguendo Orefice (parroco) nel 1628 un suo avo chiamato Scipione edificò la cappella, mentre se seguiamo Puzio, un altro Orefice (laico) di nome Leonardo nel 1717 acquistò dal precedente proprietario la cappella e la fece diventare di patronato. Anche per la possibile soluzione di questo “enigma” (che tale non è, in realtà), rinvio alla mia pubblicazione, che doveva essere realizzata a maggio ma vedrà la luce in autunno per l'arrivo inatteso e gradito di nuovi documenti.
Terza cappella
Tornando a noi, la cappella fu intitolata alla Beata Vergine di Pompei durante il mandato di Montefusco, e fino a tre anni fa ospitava, in luogo del San Giovanni, un'orrenda riproduzione del noto dipinto del santuario pompeiano, realizzata negli anni ottanta del Novecento, e oggi riposta nei ripostigli della chiesa (giustamente, aggiungo io).
La terza cappella é intitolata a Cristo Pantocratore, e la pala ottocentesca rappresenta il Redentore che regge il Globo sormontato da una croce, mentre degli angeli lo attorniano. L'altare non è quello originario: quello che attualmente vediamo è l'ara dell'estinta Confraternita del Santissimo Sacramento, una volta in attività nella sala che si apre in fondo alla stessa navata. Risalente al 1670, presenta ciborio e mensa sostenuti da due piedistalli, e un pregevole intarsio nel paliotto con l'immagine della Sacra Specie contenuta nell'Ostensorio.
La cappella fu fondata dalla famiglia Muti nel 1557, ed era dedicata a Sant'Antonio Abate.
La quarta cappella presenta una tela risalente al 1787 ritraente la Vergine del Carmine con Bambino circondati da angeli e supplicata da un religioso. Impolverata e lesa dal tempo, fu sottoposta a un rifacimento approssimativo da don Domenico Giacco negli anni ottanta del Novecento. Era ospitata fino a tre anni nella nella 2a cappella destra. L'altare fu fatto realizzare nel 1873, in sostituzione del precedente, dal vicario foraneo Sebastiano Castaldo Tuccillo. La famiglia Tuccillo era proprietaria della cappella fin dagli inizi del Cinquecento, già citati nella Santa Visita del 1542 e ancora in quella del 1698: in questa occasione, don Orefice annotò che la cappella era senza ornamenti e tutti rovinata, tant'è che “è tutta piove, quando è mal tempo”.
Le ultime due cappelle, quella del presepe e quella della cena, le tratteremo in un successivo articolo.

Quarta cappella


1 Appendice, pag. IX, allegata a Pasinetti, “Il complesso monumentale di Santa Maria d'Ajello in Afragola”, 2003.

2 Catello Pasinetti, “Il complesso monumentale...”, pag. 27.


3 Santa Visita del cardinale Giacomo Cantelmo nella Diocesi di Napoli, 1698, fogl. 534 e segg.

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