lunedì 23 maggio 2016

Afragola d'arte. Santa Maria d'Ajello - Cappella della Cena.

Vasca battesimale, opera di F. Di Guido, XVI sec. circa. 

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Nota bene: gli articoli pubblicati e che si pubblicheranno di seguito costituiscono sunti del capitolo “Santa Maria d'Ajello: 8 secoli di Storia” della nuova edizione del mio libro, “Il caso Afragola” (clicca QUI). Questo per dire a studiosi appassionati e ad appassionati copiatori dei miei articoli che non inserisco certo tutto nel blog, e che la ricerca archivistica E' FONDAMENTALE e nei libri SI TROVA MOLTO DI PIU' che nei brevi articoli del blog.

L’ultima cappella della navata destra è diversa dalle 5 precedenti per forma e funzione. E’ adibita a battistero della parrocchia, funzione che ricopre da due secoli.
Precedentemente era un luogo sacro come tutti gli altri. Nel 1595 era intitolata al Corpus Domini e amministrata dalla Confraternita del Santissimo Sacramento1, la cui sede era adiacente alla cappella stessa. Nel 1678, apprendiamo dalla Santa Visita del 1698, fu rifatto l’altare, che presentava sotto la mensa una statua di Cristo morto, e uno sfondo dipinto con le tre Marie addolorate2. La pittura è scomparsa nel corso dei secoli, mentre la statua credo si possa identificare con quella attualmente custodita in una teca della prima cappella della navata sinistra della stessa chiesa.
Nel Settecento l’altare fu nuovamente ricostruito o restaurato; citato nell’Appendix Puzii a metà Ottocento, non esiste più attualmente, distrutto non si sa quando. In fondo, al posto dell’edicola che ospita la statua lignea dell’Assunta, una pala del XVI secolo rappresentava il Signore con gli apostoli durante l’Ultima Cena; da qui il nome della cappella3. Citata dal parroco Orefice nella relazione della Santa Visita del 16984, ancora visibile al tempo di Gaetano Puzio a metà Ottocento, oggi è scomparsa. Ai lati dell’ambiente, coperto da una volta a botte e illuminato da una finestra ad arco, ci sono riquadri attualmente vuoti, che dovevano ospitare dipinti in linea con la pala centrale. Faccio mia l’ipotesi del Pasinetti, secondo cui la tela della Flagellazione di Cristo, di un anonimo del XVIII secolo, trafugata tre anni fa e non più ritrovata, doveva essere stata ospitata originariamente in uno di questi riquadri.
Al centro del luogo, su un poggio ottagonale, c’è il fonte battesimale, a forma di navicella su un piedistallo, entrambi di marmo. Fu realizzato da Fabrizio di Guido, scultore attivo a Napoli alla fine del Cinquecento, e commissionato da Giovambattista e Giovan Vincenzo Castaldo, amministratori dell’eredità di Bernardino Castaldo. Pasinetti riporta bene le vicende del fonte battesimale, che qui tralascio.
Nell'edicola succitata è ospitato il gruppo ligneo policromo di Santa Maria Assunta in Gloria, scultura del XVIII secolo, depauperata di un angelo ai piedi della Vergine, trafugato nel corso del famoso e nefasto furto del novembre 1979, e che tratteremo prossimamente.

1 Catello Pasinetti, “Il complesso monumentale di Santa Maria d’Ajello in Afragola”, 2003, pag. 30.

2 Santa Visita del cardinale Giacomo Cantelmo nella Diocesi di Napoli, 1698, IV.

3 Appendix Puzii, pag. XIII, in “Il complesso monumentale...”, 2003.

4 Santa Visita del cardinale Giacomo Cantelmo, 1698. Il parroco Orefice scrive: “Cappella della Cena fondata da fratelli spogliati del Santissimo Sacramento da più di cent’anni con pittura dell’Istituzione del Santissimo Sacramento con Icona”.   

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