lunedì 30 maggio 2016

Afragola d'arte. Santa Maria d'Ajello- Presbiterio.

Volta e presbiterio visti dalla navata centrale. Foto della dottoressa Raffaela Loreto. 



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Nota bene: gli articoli pubblicati e che si pubblicheranno di seguito costituiscono sunti del capitolo “Santa Maria d'Ajello: 8 secoli di Storia” della nuova edizione del mio libro, “Il caso Afragola” (clicca QUI). Questo per dire a studiosi appassionati e ad appassionati copiatori dei miei articoli che non inserisco certo tutto nel blog, e che la ricerca archivistica E' FONDAMENTALE e nei libri SI TROVA MOLTO DI PIU' che nei brevi articoli del blog.


Al copiatore nullafacente. 

Siamo giunti alla fine della nostra trattazione su Santa Maria d’Ajello. Naturalmente, le notizie date in questi 10 articoli, seppur molto particolareggiate, sono appena appena informazioni turistiche e di interesse superficiale. Per conoscere di più, su ogni singola cappella, su ogni singolo dipinto, su ogni singolo aspetto della storia plurisecolare della chiesa matrice di Afragola, rinvio ancora una volta alla 2a edizione del mio volume, in uscita nel tardo autunno. E idem per le altre chiese di Afragola, e non solo quelle parrocchiali.
Come dico da mesi nella premessa agli articoli di questa rubrica, non lo dico per aumentare tirature (a giudicare dai dati della casa editrice, il libro è venduto più fuori Afragola che in Afragola, il che è tutto dire) ma per dare almeno un senso alla fatica di scrivere tali articoli, che vengono regolarmente copiati in tesi di laurea da cretini che non citano neppure la fonte oppure da gestori di siti web che parlano di cultura locale e copiano testi e foto perché “sono di dominio pubblico”. Si credono furbi, questi mattacchioni, ignorando che le vere perle del mio lavoro non le pubblico più qui sopra, o le pubblico quando sono già state stampate e diffuse presso altri studiosi di storia locale e medievale, il cui giudizio è l’unico che veramente mi interessa, per dirla con Metternich.
A loro rimangono testi copiati e una coppa di fragole in mano. E chi vuole intendere, intenda.

Presbiterio.

La navata centrale termina con il presbiterio. La successiva stratificazione degli interventi nella chiesa, anticamente a una navata e poi allargata a tre, impedì ai costruttori di realizzare una pianta a croce latina, rendendo così il tempio mariano senza transetto, a differenza di San Giorgio.
La navata, come già rilevai nell’articolo specifico, termina prima delle altre, conclusa da un arco trionfale rifatto a metà Ottocento e sul cui apice domina il monogramma di Maria. La balaustra l’altare “sporge” sulla navata: opera del XVIII secolo1, è costituita di marmi policromi intarsiati, e chiusa da un cancelletto di bronzo dorato con in sommità un medaglione della Vergine fra gli angeli, visibile quando il cancelletto è chiuso. Sullo zoccolo marmoreo è incisa la scritta “Don Giorgio Montefusco, 1973”, che ricorda i lavori di rifacimento del pavimento della chiesa ad opera del parroco emerito Montefusco. I lavori sostituirono il cotto maiolicato esistente in chiesa da secoli, e che a mio personale parere poteva essere conservato almeno nelle cappelle del Purgatorio e della Cena, le meno visitate dai fedeli e quindi con pavimentazione meno soggetta a ulteriore usura. Oltrepassata la balaustra, si accede al presbiterio, l’area sacra della chiesa e accessibile solo al clero (parroco, preti, diaconi). L’altare conciliare, realizzato con marmi provenienti dallo scorporo dell’altare della Cappella del Presepe, come mi è stato confermato dal custode del tempio, Ciro Boemio2, è impiantato davanti alla balaustra e “tappa” l’antica botola di discesa nel sotterraneo, visibile ancora fino agli anni Sessanta del secolo scorso. Ho pubblicato una foto che la ritrae, tuttavia, chiedendo consenso al legittimo proprietario- e augurandomi che i copiatori del blog facciano lo stesso, poiché è una foto privata. Accanto, il leggìo del lettore è stato realizzato anch’esso con marmi provenienti dall’antico altare: soluzione meritoria, perché ha permesso, comunque la si pensi, di conservare questa settecentesca manifattura, pur se sotto altre “forme”.
Il centro dello spazio rettangolare del presbiterio è dominata dall’Altare Maggiore. E’ un altare particolare, come mi ha fatto notare lo storico di Afragola, don Giuseppe Esposito, in quanto realizzato con l’assemblaggio di parti di vari altari, distrutti col tempo, e costruito nel Seicento. Ne fa fede il nostro fedele don Giuseppe Orefice, che nella relazione della Santa Visita del 1698 afferma “Altare in isola fatto da me Giu. Orefice3. Anch’esso ha accolto qualcosa dell’altare del Presepe (che doveva essere davvero un capolavoro): le due teste d’angelo ai lati della copertura superiore. La notizia arriva, ancora una volta, dal custode Ciro Boemio4.


Presbiterio, foto del 2014 della dottoressa Raffaela Loreto. 
Domina l’intero presbiterio, e il punto di fuga dell’intera chiesa, la pala d’altare dell’Assunta in cielo tra gli angeli, opera del XVI secolo di Leonardo Castellano1. Gli apostoli sono presso l’avello vuoto della Vergine, ascesa al cielo e contornata da un cerchio di angeli. Tra i 12, riconosciamo solo Pietro, inginocchiato presso la tomba vuota (e riccamente adornata esteriormente), Paolo, dalla barba lunga e che protende il braccio verso l’avello, e Giovanni, il più giovane, e che ha il viso già rivolto alla Madonna. La composizione è completata da un tondo superiore, la Vergine in Gloria con la Trinità, di autore ignoto ma sempre del XVI, nel quale si vede Maria incoronata dal padre, dal Figlio e dallo Spirito Santo (in forma di colomba). La composizione è la più bella di Afragola e una delle migliori dell’area a nord di Napoli.
Il presbiterio è sormontato dalla cupola, poggiata su un cornicione e senza tamburo basale, e ha uno sviluppo verticale accentuato dalle decorazioni e dall’immagine dello Spirito Santo, dipinto sull’apice. Orefice ci informa che nel 1698 solo due delle 8 finestre erano aperte, essendo chiuse le altre forse per motivi strutturali. Ridecorati nel 1938 ai tempi del parroco don Gennaro Balsamo, presbiterio e cupola sono stati oggetto di più recenti rifacimenti nel 2012, reggente don Giorgio Montefusco, che hanno ripristinato la tinta bianco e oro originaria delle chiesa.

Molto altro ci sarebbe da dire sulla chiesa: le acquasantiere, il pulpito, le zoccolature, gli spazi annessi e connessi. Ma, come detto, o li affronterò prossimamente o rinvio la trattazione specifica nella mia opera autunnale. Con oggi, fine del mese di Maria, lasciamo- si fa per dire- la trattazione artistica della chiesa mariana afragolese per eccellenza. Torneremo ad occuparcene, ma dal consueto profilo storico.
Prossima tappa della rubrica “Afragola d’arte”: il santuario dei Sacri Cuori.


Assunta in cielo tra gli angeli. Leonardo Castellano, XVI secolo. Foto del 2014.

Note: 

1 Catello Pasinetti, “Il complesso monumentale di Santa Maria d’Ajello in Afragola”, 2003, pag. 19.

2 Colloquio con l’autore.

3 Santa Visita del cardinale Giacomo Cantelmo nella Diocesi di Napoli, vol. IV, fogl. 536 r.

4 Colloquio con l’autore.


5 Catello Pasinetti, “Il complesso monumentale...”, 2003. Nella prima edizione dell’opera, del 1990, Pasinetti aveva però attribuito erroneamente la pala a Giovanni Criscuolo.   

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