mercoledì 27 luglio 2016

Un Papa contro tutti: Giovanni VIII.

Giovanni VIII (872-882).


Un Papa contro tutti: Giovanni VIII


Papa Giovanni VIII (820- 882) fu l'ultimo Papa che attuò una propria politica ed ebbe una manovra d'azione indipendente prima del decadimento dell'istituzione pontificia avvenuto alla fine del IX secolo.
Pontefice per 10 anni (fu eletto dal clero e con consenso popolare nell'872), poco scrupoloso nella scelta dei mezzi da utilizzare per giungere ai suoi obbiettivi ma al contempo cosciente dei suoi compiti e della necessità di riportare ordine a Roma, tentò di ridare vigore al ramo carolingio francese rappresentato da Carlo il Calvo. La consacrazione a imperatore del sovrano avvenne nel giorno di Natale dell’875: erano passati solo tre quarti di secolo dalla consimile celebrazione svoltasi in San Pietro tra Leone II e Carlo Magno, ma che differenza! Allora l’Impero nascente era sotto una guida salda e carismatica, mentre nell’875 esso era sul punto di sfracellarsi definitivamente, dopo essersi indebolito in seguito al trattato di Verdun. Papa Giovanni sperava di avere un alleato in Carlo, per concentrare il potere a Roma nelle mani papali e affrontare il dilemma delle invasioni saracene. Ma Carlo, pur concedendo un diploma di conferma dei privilegi giuridici e patrimoniali della Chiesa, non disponeva di forze sufficiente per l’impresa antisaracena.
Così Giovanni, che nelle sue lettere testimoniava dei saccheggi nella Sabina e nella campagna romana ad opera dei musulmani, allestì una flotta a sue spese, prese il mare – un simile intervento “bellico” papalino lo si vedrà solo qualche secolo dopo, con Leone IX – è si mise a capo delle spedizione che sconfisse i nemici al Circeo. Il Papa avrebbe voluto dare il colpo definitivo ai Saraceni, ma sorprendentemente i suoi alleati cristiani lo tradirono, e i musulmani ebbero così modo di riorganizzarsi, giungere a Roma, assediare la basilica di San Paolo (che Giovanni aveva preventivamente fatto circondare da muraglie) e distruggere l’abbazia di Montecassino. Era l’anno 877: la celebre abbazia venne rasa al suolo per la seconda volta, dopo la prima distruzione operata tre secoli prima dai Longobardi.
Nello stesso anno, Giovanni VIII riunì un Sinodo a Ravenna per discutere di provvedimenti patrimoniali e amministrativi inerenti ai diritti della Curia romana e per impedire la dispersione delle entrate ecclesiastiche, le quali mantenevano anche vasti strati della popolazione delle città e dei contadi. Neppure questo progetto riuscì, tuttavia: la morte di Carlo il Calvo (6 ottobre 877), appresa da Giovanni mentre si trovava ancora a Pavia, lo lasciò solo, in balìa del gruppo romano – tra i cui esponenti troviamo Formoso, vescovo di Porto, successore di Giovanni e protagonista suo malgrado di un orrido “sinodo”- favorevole a Carlomanno e ostili all’imperatore appena defunto. Giovanni cercò a questo punto di ristabilire buoni rapporti con la sede di Costantinopoli, per avere aiuti contro i suoi nemici romani. E intanto dovette umiliarsi a pagare un riscatto di 25000 soldi d’oro ai Saraceni per placare temporaneamente la minaccia musulmana: nella confusione generale, il Pontefice non era riuscito a replicare il successo del Circeo, e dovette quindi piegarsi.
Intanto, la morte di numerosi pretendenti al trono imperiale chiarificava il quadro già difficile delle questioni politiche: nell’881 fu incoronato imperatore Carlo il grosso, che però ripartì subito da Roma senza dare ascolto alle richieste disperate del papa di ristabilire l’ordine nell’Urbe.
Intorno a Giovanni VIII si stringeva rapidamente un cerchio mortale” scriveva Paolo Brezzi a proposito di questo anziano ma energico Pontefice. Difatti, sul finire dell’882, fu ordita una congiura, fu avvelenato e finito a martellate in testa.
Era il 15 dicembre 882: per la prima volta nella storia della Chiesa romana un Papa moriva non per vecchiaia o martirio, ma per l'odio di coloro che dovevano servirlo. Giudicato negativamente dalla storiografia successiva, il suo operato è oggi pienamente riabilitato: sua colpa fu di voler tenere da solo le fila di una trama troppo complessa in un momento in cui troppi giocatori senza scrupoli erano in gioco.








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