giovedì 4 agosto 2016

Afragola d'arte. San Giorgio martire- Prospetto.

Prospetto di San Giorgio martire prima dei recenti restauri. Foto della dott.essa Raffaela Loreto. 

Proseguiamo il nostro viaggio tra le meraviglie artistiche di Afragola, città a torto definita dai suoi stessi abitanti priva di ogni bellezza. Da oggi e per 8 “puntate” descriveremo l a chiesa di San Giorgio Martire, la seconda delle tre chiese più antiche del centro storico. Ricordo che ovviamente non pubblico tutto sul blog, e che un ampio spazio alla chiesa verrà dedicato nella 2a edizione de “Il caso Afragola” (clicca sul link). 

Per informazioni sul Santo titolare, clicca sul link

Premessa storica.

La prima fonte che sembrerebbe indicare l’esistenza di una cappella in onore del santo è un diploma del 1130, scritto in caratteri germanici, che testimonierebbe l’esistenza di benefici legati alle due chiese di Santa Maria e San Giorgio. Carlo Cerbone, nel 2004, sconfessò tale ipotesi per S. Maria ma non per la chiesa oggi in questione. Sono più propenso, invece a credere che se pure fossero esistite cappelle con quelle dedicazioni, esse dovevano essere più toponimi di luoghi che fonti di benefici ecclesiastici, data la probabilissima esiguità della popolazione rurale in quell’epoca turbolenta. Erano gli anni di conquista delle terre a sud di Roma da parte dei Normanni, che scatenarono una dura guerra contro il Ducato bizantino di Napoli (1130-1137). E’ possibile, anzi probabile, che un antico luogo di culto del santo cavaliere si sia poi trasformato in un tempio vero e proprio, e nel mentre sia passato a indicare, come sovente avviene, luoghi fisici come punti di riferimenti nelle carte- il documento longobardo parla infatti NON di una chiesa o cappella, ma di un “campu de Sancti Georgi”. Del 1146 è un'altra fonte in cui si cita un tal “Sparanu de Sancti Georgiuparlando di un fondo ad Afragola. Dell'inizio del XIII secolo sarebbe l'antica parrocchiale dedicata al martire, citata come esistente nel 1222 in una pergamena del monastero di Santa Patrizia in San Gregorio Armeno a Napoli. Nel 1380, stando a un documento citato dallo storico e sacerdote Vincenzo Marseglia nel 1942, sarebbe stata ricostruita da capo a piedi, in ragione dell'accresciuta popolazione del rione, a seguito della costruzione del castello angioino antistante la chiesa stessa. I visitatori del 1542 trovarono tutto in ordine, mentre quelli del 1598 segnalarono diverse mancanze, a cominciare dall'acqua sporca presente nelle acquasantiere. Nel 1688 un devastante terremoto fece crollare tutto il tempio, ricostruito e riconsacrato nel 1702. Per l'occasione, si spostò la facciata, che si apriva nell'attuale lato sinistro, nell'odierna posizione.

Prospetto.

La faccia è stata restaurata nel corso di quest’anno, eliminando i brutti colori che erano stati apposti nei rifacimenti novecenteschi. Essa risale ai lavori del 1740, e presenta due livelli.
In quello basamentale, separato dalla strada pubblica da una scala di basalto di 13 gradini, si apre il portale d’ingresso, sormontato da un affresco del 1845, opera di Donato Vacca, ritraente San Giorgio a cavallo che uccide il drago. L’opera, che si presentava danneggiata seriamente agli inizi del 2016, è stata interessata anch’essa dai lavori di restauro, con risultato quantomeno...bizzarro.
Ai lati del portale, 4 semicolonne che si sviluppano per tutta l’altezza del prospetto dividono in 4 comparti i due livelli, e in quello base sono presenti 4 nicchie vuote. Una fonte orale mi riporta che esse avrebbero ospitato statue di santi poi trafugate o mandate in restauro perenne.
Un cornicione di piperno divide il livello base da quello sovrastante, sul quale si apre un finestrone in asse col portale d’ingresso. Esso immette luce dalla cantoria all’interno, ed è a sua volta sormontato da un’edicola di forma lombata e da un tondo rasente la croce sommitale. Tinta di colore rosaceo e sporca da lunghi anni agli inizi del 2016, la facciata ora mostra una tinta gialla più consona alla dignità dell’edificio.


Continua...

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