giovedì 25 agosto 2016

Gli Addolorati e il ricatto fotografico.

Aylan, vittima dei sogni assurdi degli Addolorati


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Ieri Aylan, il piccolo ritrovato riverso su una spiaggia, morto per il naufragio della carretta del mare sul quale era imbarcato. Oggi Omran, piccolo ritrovato fra le macerie di un edificio siriano, fortunatamente ancora vivo, e seduto impassibile su una sedia. Non starò qui a dirvi del significato potentemente emotivo di tali immagini, tanto più che chi le ha realizzate lo ha fatto proprio per suscitare reazioni forti. Registro che oramai la guerra psicologica contro l’Occidente la sia fa anche attraverso il pietismo da due soldi di fotografie pubblicate con un tempismo da fare invidia all’olimpionico Bolt. Quella di Aylan fu pubblicata quando voci sempre più numerose si erano alzate contro l’invasione dei clandestini orientali in Europa, ed era un modo per chiudere la bocca a chiunque non fosse favorevole alla suddetta nuova invasione. “#Restiamoumani” fu l’hastag di quei giorni pubblicato dalle anime belle del continente, per i quali in Europa, già attanagliata dalla depressione, c’è posto per tutti, almeno per 5 milioni di clandestini, che fuggono dalla guerra, dalla fame, dal caldo in eccesso ecc.. Chissà perché questi ecumenisti non si sono mai interessati alla Siria, e probabilmente manco sapevano dove fosse, prima che Obama decidesse di interessarsene lui, ovviamente nel nome della democrazia e della pace. La foto di Omran è parte di un video realizzato da “Aleppo Media Center”, gruppo propagandistico vicino ai terroristi dell’Isis, e viene utilizzata per chiedere subito una tregua umanitaria ad Aleppo. Tregua “umanitaria”? Esistono dunque tregue non umanitarie, forse solo per salvare animali o piante? E, di nuovo: le anime belle perché non hanno mai chiesto la sospensione della guerra prima della foto. Foto pubblicata dai terroristi che i loro capi dichiarano di voler sterminare per la pace mondiale!
Il ricatto morale davanti alle foto di quei piccoli è evidente: chi continua ancora a voler difendere i confini e a non voler far entrare i clandestini in Europa, è responsabile morale, se non di fatto, della morte di Aylan e dello strazio di Omran. Certo, io voglio difendere i miei confini e quindi i morti in mare li provoco io. Gli Addolorati, come li chiamo io, cioè coloro che si addolorano per lo straniero dall’altra parte del mondo ma ignorano la vecchina affamata e solitaria della porta accanto, magari disprezzandola pure perché è una connazionale, non hanno spesso la capacità di ragionare limpidamente senza ricorrere a qualche citazione marxista, a qualche studio sociologico, a qualche rapporto ONU, a qualche slogan terzomondista ed ecumenista. Talvolta mi capita di scontrarmi virtualmente sui social con qualcuno di essi, e mi diverto a registrare, OGNI VOLTA, la comparsa dei soliti cliché anni Ottanta, propugnati quando essi ancora dovevano nascere- il che la dice lunga sul mancato sviluppo del pensiero umano in quest’era tecnologica. Solo che gli Addolorati, proprio per questo modo di non pensare, cadono in figuracce epiche che, devo riconoscere, affrontano con insuperabile faccia tosta. E così si scopre che il padre di Aylan era sul barcone con lui, si mise al timone ed è stato anche accusato di essere lui stesso lo scafista, e già i media cinesi iniziano a porsi domande non tanto sulla tregua per Aleppo ma sulla foto stessa di Omran, insolitamente tranquillo sulla sedia per essere appena scampato alla morte e con evidenti ferite su tutto il corpo. Oh, non dubito che ci saranno adesso schiere di psicologi pronti a spiegare il perché di questo comportamento, ma francamente non ci interessa. Come non interessa neppure agli Addolorati, che si dimenticheranno presto di Omran come hanno fatto con Aylan, in cerca di una nuova immagine simbolo in grado di far commuovere i minus habens senza orgoglio e senza ragione per giustificare nuove tesi immigrazionistiche. 

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