giovedì 18 agosto 2016

L’Europa medievale: il continente verde.




I cinque secoli che ci separano dal tradizionale termine ad quem del Medioevo, il 1492, hanno profondamente modificato l’ambiente europeo, perfino dal punto di vista costiero o morfologico. Ma non sempre tali modifiche del suolo occidentale sono state provocate dall’uomo: anche il clima ha avuto la sua parte.

Effetto serra...medievale?

Molte sono le ipotesi sul clima che il Medioevo ebbe a godere. Secondo l'ipotesi del Periodo Caldo, il millennio conobbe un periodo di freddo dal IV secolo fino all'epoca merovingia (periodo coincidente con le prime epidemie di peste e la famosa carestia descritta da Gregorio Magno), un riscaldamento nella sua parte centrale, dall'VIII al XIII secolo (periodo carolingio, rinascita delle arti), un nuovo raffreddamento tra il 1200 e il 1400 (è il periodo in cui cade l'epidemia di peste del 1348) e un nuovo riscaldamento dal XIV al XVI secolo.
A parziale conferma di questa ipotesi sono i rilevamenti nelle profondità dei ghiacci del Polo Sud e i racconti, per quanto edulcorati, dei Vichinghi, che riuscirono ad esplorare il Labrador e raccogliere forse vino in Terranova, in Canada. Esplorazioni rese possibili proprio dall'arretramento del fronte di ghiaccio del Polo, che avrebbe consentito un popolamento anche della "terra verde", la Groenlandia.


Il continente verde


Il clima caldo che insisteva nelle regioni occidentali dell’emisfero boreale in quel torno di tempo ha favorito la crescita (in alcuni casi, sotto diverse forme, la rinascita) del grande manto della foresta. La foresta medievale, che copriva buona parte dell'Europa, era parte della più grande foresta euroasiatica. Già "limata" ai tempi dei Romani, essa riprese vigore a partire dal V secolo, favorita da un periodo di clima freddo rispetto al periodo precedente. Gli alti fusti, sentieri impervi e quasi nascosti da cespugli e mantelli di foglie secche, la notevole e diversificata fauna che questo oceano verde ospitava dentro di sé hanno condizionato per secoli l'immaginario dei medievali. Faggi, betulle, noccioli, castagni, querce, abeti fanno da sfondo alla vita quotidiana del contadino, del chierico vagante, del cavaliere impavido, del sovrano in marcia, e una lontana eco delle paure e della curiosità che i boschi incutevano nei nostri avi l'abbiamo oggi nelle fiabe soprattutto della Mitteleuropa (pensiamo alle storie dei Grimm).
Eppure l'uomo, man mano, modifica, limita o distrugge la foresta originaria, in favore dei campi o per impianto di nuove piante (pioppo), ed è così che mille anni dopo, di quell'immenso fronte verde non ci restano che i residui, come la macchia mediterranea o i boschi del Baden Wurttemberg.

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