lunedì 19 settembre 2016

Afragola d'arte. San Giorgio martire - L'Arciconfraternita dell'AGP.

Prospetto dell'Arciconfraternita. Foto della dottoressa Raffaela Loreto.

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Con questo articolo concludiamo la nostra “permanenza” narrativa presso la chiesa di San Giorgio martire. Per motivi editoriali legati alla prossima uscita della 2a edizione de Il caso Afragola (segui il LINK), sono costretto ad anticipare la conclusione della trattazione, rinviando altre notizie alla mia pubblicazione del 2017.
L’Arciconfraternita dell’Ave Gratia Plena fu istituita sul finire del XVI secolo (in una pubblicazione del 1993 si propende per gli inizi dello stesso secolo, ma direi di no, visto che il fenomeno confraternale, già attivo nel Medioevo, ricevette però nuovo impulso dal Concilio di Trento). La sua regola, che imponeva doveri precisi dei confratelli (il cui numero era illimitato) fu approvata il 3 marzo 1777 dal re Ferdinando IV di Napoli, e confermata nel 1867 dal re Vittorio Emanuele II d’Italia. Nel 1928 ebbe il titolo di Arciconfraternita, e si estinse negli anni Sessanta del Novecento. Il tempio sorge sul lato orientale della chiesa di San Giorgio 8con cui comunica tramite un ingresso laterale posto nella terza cappella sinistra della chiesa), leggermente di sghembo, in modo da far apprezzare all’osservatore un bellissimo scorcio dei due prospetti, chiesa e Arciconfraternita, entrambi restaurati di recente. Il tempio fu realizzato nel XVII secolo, e il suo aspetto barocco fu modificato solo marginalmente nei secoli successivi. Da notare che, essendo che l’antica chiesa di San Giorgio si apriva a oriente, l’attuale panorama di cui abbiamo parlato non è sempre esistito. Fino al terremoto del 1688, l’Arciconfraternita “dava le spalle” - mi si consenta questa espressione- all’ingresso della chiesa, e l’attuale conformazione visiva si ebbe solo a partire dal 1702, alla fine dei lavori di ricostruzione del tempio georgiano. 


Presbiterio e altare dell'AGP (Foto concessa dalla
signora Raffaela De Martino).


Il prospetto dell’edificio sacro consta di due livelli: in quello basamentale abbiamo un ingresso costituito da un portale, originariamente in legno di noce, preceduto da tre archi, divisi tra loro da colonne e lesene; il secondo livello è occupato da tre finestre di stile rococò per l’illuminazione interna. L’apice della facciata presenta un’edicola, oggi vuota e un tempo ospitante un’immagine della Vergine Maria, la titolare del tempio. L’interno presenta un’unica navata, con due cappelle ai lati del presbiterio, e nicchie grandi lungo le mura perimetrali, che un tempo ospitavano statua sacre. La cappella di sinistra ha un altare di marmo dedicato a San Biagio di Sebaste, mentre quella di destra è senza dedicazione, essendo di passaggio per la chiesa. Il presbiterio presenta un pregiato altare ottocentesco, e vi si accede da un cancelletto di ferro battuto molto elegante. Le mura presentano gli stalli dei confratelli, e la volta è adornata da un affresco ritraente la Vergine in Gloria, manifattura recente e risalente all’ultimo grande restauro, del 1953. Al centro della sala c’è la botola della cripta, con incisa la data del 1616, quando furono conclusi i lavori di costruzione dell’Arciconfraternita, e le immagini di 5 confratelli adoranti una nube da cui escono raggi. La parete di fondo presenta un altro affresco, ritraente la Madonna con Bambino adorati da 6 confratelli, con saio bianco, circondati da anime purganti. 

L’Arciconfraternita Ave Gratia Plena è attualmente chiusa al pubblico, con tutte le conseguenze riguardo la fruizione artistica da parte degli afragolesi delle opere dei loro padri che il lettore può ben immaginare. 

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