mercoledì 7 settembre 2016

Lontani echi dalla Terra di Lavoro.

Antico mulino. 


La Campania Felix era così detta ai tempi dei Romani per la felice fertilità dei suoi terreni, e per le grandi messi che produceva. Certo, in epoca imperiale tale espressione cambiò il proprio significato, passando a indicare le numerose ville del Miglio d’oro, sulla costa ercolanense - stabiese, e il clima dolce del versante partenopeo e puteolano. Ma la caratterizzazione agricola del territorio campano, e di quella vasta area che prende il nome di Pianura Campana e che va dalla Ciociaria alla Capitale, rimase. La fertilità del territorio in questione gli valse il nome di Terra di Lavoro, e oggi, superata Santa Maria Capua Vetere, possiamo ammirare un paesaggio agricolo, fatto di casolari, mulini, campi estesi, balle di fieno, armenti al pascolo, ecc., che doveva estendersi fin quasi alle mura greche di via Foria a Napoli. Nelle foto allegate a questo articolo possiamo vedere gli spazi interni di uno di questi tipici ambienti di campagna: attrezzi agricoli per falciare il grano, macine per schiacciare il grano, scompartimenti per il passaggio dell’acqua: questi vuoti ambienti un tempo non troppo lontano pullulavano di vita, di grida, di affanni, di gioie, di sudore, di soddisfazione per il lavoro svolto. 

Una macina ormai distrutta

Oggi tutto è silente, tutto è fermo, e i raggi del sole al tramonto non illuminano più i visi sporchi e duri del contadino che la sera tornava a casa, dopo 10 o 12 ore nei campi, compagna la falce, la roncola, una bottiglia di vino, il pane con il companatico. Queste foto parlano di lontane eco di un passato non del tutto tramontato, per fortuna, ma ignorato dai grandi storici. Quanto è bella, però, la storia dei piccoli, la storia degli sconosciuti che hanno lasciato traccia di sé solo nei tarlati registri parrocchiali per mano di parroci anch’essi caduti nell’oblio. Anche la loro è Storia!

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