giovedì 15 settembre 2016

L'umorismo arguto di Papa Pio IX.

Pio IX ripreso durante gli ultimi anni di pontificato, già recluso in Vaticano.


Il beato Pio IX, nato Giovanni Maria Mastai- Ferretti (1792- 1878), è conosciuto per gli eventi epocali accaduti durante il suo lungo e travagliatissimo pontificato. Eletto Papa il 16 giugno 1846, morì il 7 febbraio 1878, dopo 31 anni e mezzo di regno: il pontificato più duraturo della Storia, escludendo i 37 anni che la tradizione attribuisce a San Pietro. Il terzo di secolo in cui Pio IX si trovò al comando della Chiesa fu denso di avvenimenti: la Repubblica Romana (1849), la restaurazione ad opera delle armi francesi (1850), la proclamazione del dogma dell’Immacolata Concezione (1854), la convocazione del Concilio Vaticano I (1869), la fine del potere temporale dei Papi (1870). Oggi non affronterò nessuno di questi argomenti, bensì dedicherò la vostra attenzione a un lato caratteriale di Papa Mastai poco conosciuto dai non addetti ai lavori: il suo umorismo. Giacomo Martina, lo storico gesuita autore di una monumentale biografia in 3 volumi sul Pontefice, ha raccolto numerosi aneddoti sull’humor papale, che danno una cifra diversa dell’uomo tanto odiato dai liberali e dai mazziniani. 
Una volta dovette affrontare una delicata operazione, senza nulla che alleviasse il dolore. Il medico, alla fine, si congratulò col Papa per lo stoicismo dimostrato nel sopportare il dolore. Pio IX gli rispose: “E’ evidente che voi siete un valentissimo astronomo: mi avete fatto vedere tante di quelle stelle...”. Un’ altra volta, e siamo alla viglia della breccia di Porta Pia, ai suoi collaboratori che lo sostenevano ricordandogli che il Signore aveva detto che la barca di pietro non sarebbe mai affondata, replicò: “ E sia, a questo abbiamo le promesse del Divino Maestro; ma ciò non impedisce che gli occupanti della stessa possano prendere una buona boccata d’acqua”. A un gendarme che gli si gettò ai piedi, lamentandosi: “ Santità, ho 25 anni di servizio e non vogliono darmi la pensione”, ribattè con arguzia: “A me succede il rovescio: non ho ancora 25 anni di servizio e fanno di tutto per mandarmi in pensione”. Nel 1872 il Papa si era chiuso in Vaticano per protesta contro l’annessione di Roma da parte del Regno sabaudo; e fu in quest’anno che concesse un’udienza a una nobildonna francese la quale, inginocchiatasi ai suoi piedi, disse che non si sarebbe mossa più da lì se il papa non le avesse detto cosa poteva donargli, se un suo palazzo a Parigi o una sua tenuta nel Delfinato. Il Santo padre sorrise, la rialzò e le disse: “Figliola, quello che a me servirebbe voi non me lo potete donare. A me servirebbero un paio di gambe nuove”.
Questi e altri esempi danno una chiara visione dell’umorismo di Papa Mastai, uomo severo nei principi e talvolta anche di piglio autoritario – il segretario di Stato, il cardinal Giacomo Antonelli, aveva spesso un bel daffare nel rimediare alle sortite verbali improvvise del Papa- ma che aveva un senso reale e concreto del mondo. 
A me piace ricordare anche un ultimo aneddoto testimonia non la sua giovialità, ma la sua delicatezza. Una notte, durante gli ultimi mesi di pontificato, ormai 85enne, discese dal letto e non ebbe più la forza per risalirvi; prese quindi una coperta e passò il resto della nottata su una sedia a dondolo. Così lo trovo l’aiutante di camera il mattino dopo, alle 5, quando venne per svegliare il Papa. All’uomo che si doleva perché non aveva suonato il campanello sul comodino e l’avesse chiamato per farsi aiutare, Pio IX rispose: “Dovevate pur dormire anche voi”. Un Papa re con piglio di parroco di campagna. Nel 1876, non nel 2016.

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