venerdì 23 settembre 2016

Ottone III e la Renovatio Imperii.

Ottone III, l'ultimo degli eredi della casa di Sassonia.

OTTONE II: UN SOVRANO DI “TRANSIZIONE”.

Morto Ottone il Grande, sul trono gli successe il figlio Ottone II, protagonista dello storico matrimonio con Teofane, figlia dell’imperatore bizantino Romano II, di cui abbiamo parlato nell’ultimo post. Nei 10 anni in cui regnò, dal 972 al 983, egli non riuscì a imprimere il suo solco in nessun settore, limitandosi a portare avanti la politica paterna ma aggravando le differenze fra i due regni (quello d’Italia e quello di Germania). Non solo: i suoi favoritismi accentuarono la rivalità fra le due forme feudali (laica ed ecclesiastica), e la sua indulgenza verso i ribelli, come il cugino Enrico di Baviera, al quale fu prima tolto il ducato e poi restituito, lo misero in cattiva luce presso i popoli europei. Nelle cose romane, intervenne tardi per salvare il Papa Benedetto VI, confermato in carica da suo padre, che fu strangolato nel corso di una rivolta antimperiale capeggiata da un certo Crescenzio (ne sentiremo ancora parlare). L’usurpatore al Soglio, l’antipapa Bonifacio VII, fuggì all’arrivo delle truppe imperiale, e così fu scelto come Pontefice legittimo Benedetto VII. Costui si dedicò anima e corpo alla riforma cluniacense, e accolse a Roma Ottone II e il futuro re di Francia Ugo Capeto nel 976. Nel 980 l’imperatore organizzò una spedizione nell’Italia meridionale, ufficialmente per liberare quelle terre dalle incursioni musulmane, ma in realtà per annettersi le terre di capua, senza padroni dopo la morte di Pandolfo Capodiferro. 
Ottone II
Dopo un iniziale trionfo sui Saraceni a Rossano, in Calabria, i Germanici furono sconfitti a Punta Stilo, in un attacco a sorpresa dei nemici facilmente riuscito per l’inavvedutezza dei cristiani che avevano già rotto i ranghi. Tornato a Roma, continuò a emanare diplomi nel Regno e convocò anche una Dieta a Verona, ma il suo prestigio era ormai rimasto macchiato da quell’onta. E così morì, nonostante i suoi buoni propositi, come uno sconfitto a Roma, il 7 dicembre 983, di dissenteria. Fu l’unico imperatore medievale sepolto nell’Urbe, nell’atrio della basilica di San Pietro in Vaticano. Per colmo della sfortuna, il trono era adesso occupato da un bambino di 3 anni, e la reggenza fu affidata a due donne che mal si tolleravano a vicenda, la madre Teofane e la nonna Adelaide.

OTTONE III: UN GENIO GRECO- TEDESCO.

Una lunghissima introduzione – dal 983 al 995- preparò il regno di Ottone III, il quale successe al padre all’età di 3 anni e fu sottoposto alla reggenza prima della madre Teofane, poi della nonna Adelaide. In questi 12 anni la situazione a Roma precipitò nuovamente per i dissidi alimentati da Crescenzio II, figlio di quel Crescenzio che già nel 974 aveva causato problemi all’autorità pontificia. Teofane scese a Roma nel 989, rimase a lungo in città ed emanò diplomi a nome del figlio, non incontrando resistenza alcuna ma neppure tacitando i sussulti di ribellione che fremevano sotto la superficiale calma apparente. Teofane influenzò profondamente il figlio, che apprese il greco da lei e apprezzò l’arte bizantina, che andava diffondendosi nei territori tedeschi in seguito all’arrivo di artisti dalla Grecia, fatti arrivare dalla madre. La conoscenza del greco conferiva all’imperatore “un vantaggio su quasi tutti gli eruditi occidentali del suo tempo” (Hampe), mentre la frequentazione del colto prete Bernwardo, tedesco, e le lezioni del dottissimo Gerberto d’Aurillac, francese, gli garantiva una cultura diversificata e internazionale che pochi regnanti potevano vantare nel X secolo. La morte della madre, nel 991, lo affrancò dall’influenza classica, che pure aveva ormai lasciato la sua durevole impronta sull’animo del giovane, e gli ultimi 4 anni di reggenza lo prepararono ai problemi politici della terra degli avi e d’Italia. Il suo naturale talento, il suo idealismo imperiale, e la sua vivacità fisica promettevano un futuro glorioso e un regno forte quanto e forse più di quello di suo nonno. Così, quando nel 995, al compimento dei 15 anni, uscì di minorità e fu acclamato dai grandi vassalli di Germania come nuovo re, molti riponevano la loro fiducia incondizionata in lui per un restauro della grandezza dell’Impero.

L’IDEOLOGIA DI OTTONE III.

La novità assoluta dell’idealità ottoniana fu il grande interesse per Roma come centro imperiale, tanto da farla diventare la capitale dell’Impero. L’ansia della Renovatio Imperii, dovuta alle influenze classiche di cui Ottone era stato imbevuto fin dai primissimi anni di discernimento, era unita a una forte consapevolezza del ruolo sacro. Era un classicismo cristiano, per usare una definizione immediata: Ottone voleva ricostituire la grandezza imperiale di Roma inserendola nel contesto della Respublica cristiana. Lo stesso titolo che assunse di “Romanus, Saxonicus et Italicus, apostolorum servus, orbis imperator Augustus” segnala che nella sua esaltazione mistica e gloriosa assieme, il giovane sovrano si considerasse capo dell’Impero e della Chiesa insieme. Era coadiuvato dalle grandi menti del tempo: Gerberto; Adalberto, nome tedesco dello czeco Woitech, vescovo di Praga venuto in Italia per perfezionarsi, mente inquieta e mistica insieme, morto poi martire nel 997; Leone, vescovo di Vercelli, uomo pratico e dalla forte personalità, anticipatore dei toni della riforma ecclesiastica che verranno da lì a cinquant’anni; Nilo da Rossano, monaco basiliano che univa la profonda fede alla sollecitazione all’azione. L’animo già favorevolmente predisposto del giovane sovrano era quindi sollecitato da educatori e amici ideali a generare una sincera ammirazione per la classicità, pur vista attraverso la lente della religione cristiana.

OTTONE III A ROMA: PRIME DIFFICOLTA’.

Il programma di riorganizzazione dell’Impero su basi romane iniziò con l’ovvio trasferimento della Corte a Roma. Ciò fu un errore che il primo Ottone non avrebbe mai commesso, ma che il 16enne nipote fece trascinato dall’entusiasmo della gioventù. Trasferire la corte a Roma significava porre in secondo piano quella Germania che era pur sempre la base del potere sovrano, il vero centro dello Stato. La decisione non piacque né ai tedeschi, che si sentirono defraudati, né ai romani, che videro in ottone sempre uno straniero venuto a comandarli. 
Ottone III ritratto artisticamente
La sede della Corte fu posta sull’Aventino, non più presso San Pietro come avveniva coi missi franchi: Ottone aveva le idee ben chiare, e non voleva certo sottomettere la sua autorità a quella pontificia. A tal proposito è da ricordare che il sovrano non prestasse la minima fede alla donazione di Costantino, poiché Roma era per lui la capitale imperiale e non poteva essere stata ceduta così facilmente. Anche per questo le repressioni di insurrezioni armate dei romani furono più dure che in passato: cacciato Gregorio V, Papa scelto dall’imperatore, i Crescenzi ne vollero imporre uno loro con l’aiuto di Bisanzio, ma mentre da quell’imperatore non venne mai un aiuto concreto, da quello sassone arrivò una dura reprimenda, e Crescenzio II fu torturato, ucciso e il suo cadavere esposto al pubblico ludibrio. Era il 998: la pace sembrava regnare nell’Urbe, ma era più uno stato di tensione latente che una pacificazione matura. L’anno seguente, nel 999, Ottone scese in Italia meridionale per sistemare la faccenda dei temi bizantini di cui era erede per parte di madre, ma dovette rientrare in tutta fretta per un evento improvviso.

OTTONE, SILVESTRO E IL FALLIMENTO DELLA RENOVATIO IMPERII.

Il 1 aprile 996 morì Papa Giovanni XV, che regnava da 11 anni. I romani chiesero a Ottone di sceglierne il successore (il giovane non era stato ancora incoronato e quindi formalmente non avrebbe potuto dare la sua conferma, ma è ovvio che con l’eminenza sovrana presente in città nessuno aveva più titoli per la scelta). L’imperatore scelse un proprio cugino nonché suo confessore, Bruno di Carinzia, che assunse il nome di Gregorio V. Abbiamo già visto nel precedente post come i romani lo accolsero, e non ci ripeteremo. Basti dire che nel 999, dopo appena 3 anni, Gregorio morì e Ottone rientrò subito dal Sud Italia per nominare nuovo Papa il suo mastro, Gerberto d’Aurillac, già arcivescovo di Ravenna. Costui, uomo dottissimo che aveva studiato presso gli Arabi di Spagna e aveva un multiforme ingegno, assunse il nome di Silvestro II. L’attuazione della Renovatio Imperii ottoniana sembra finalmente avviarsi, senonché le fonti ci parlano di un Silvestro tutt’altro che docile nei confronti dell’allievo: desideroso di risollevare la Chiesa dal suo decadimento morale, egli non si considerava un funzionario imperiale, in quanto il Papa non può essere giudicato da nessuno. 
Silvestro II
Mentre Gerberto voleva che i due poteri fossero ben distinti secondo l’antica lezione di Gelasio I, il sassone ne voleva quasi la fusione in sé. E’ significativo che in un diploma del 1001, con cui concedeva al Pontefice ex maestro 8 comitati della Pentapoli, Ottone ne permetteva solo l’amministrazione, non la sovranità, e criticava aspramente i predecessori di Silvestro per la loro incuria nel conservare il patrimonio ecclesiastico. Abbiamo già detto in un precedente post che Ottone non credeva nella veridicità della donazione di Costantino, di molti secoli in anticipo su Dante, e le sue posizioni di “concessione” solo amministrativa di terre alla Chiesa rispecchiavano tale convinzione. La sua idea di Renovatio Imperii, pur condivisa dal papa, era però da questi non compresa volutamente o no nei mezzi con cui andava attuata. E questo fu fatale a entrambi. Una rivolta scoppiata in Sabina nell’estate del 1000 fece fuggire Silvestro, e Ottone dovette fronteggiare la guerriglia dei romani capitanata da un certo Gregorio, capostipite dei conti di Tuscolo. Mentre attendeva rinforzi dalla Germania per riconquistare la capitale, Ottone III morì a Paterno presso il Monte Soratte il 23 gennaio 1002, a soli 22 anni, senza eredi e senza aver attuato in maniera decisiva la sua politica. Ma tuttavia non possiamo dirlo un vinto della Storia: il suo esempio e la sua eredità ideologica verranno ripresi nei primi tre secoli del millennio appena iniziato, e il nome di Ottone III rimase così a ricordare quello di un giovane che ebbe un grande sogno imperiale in un tempo che non amava i sogni. 

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