martedì 13 settembre 2016

Ottone il Grande e la rinascita imperiale.

Ottone I sottomette Berengario d'Italia.


OTTONE I: IL RESTAURO DELL’IMPERO.

Ottone era figlio di Enrico I l’Uccellatore, della casa di Sassonia, e fu designato dal padre alla guida del governo tedesco. La sua posizione fu rafforzata anche dall’elezione avvenuta ad Aquisgrana, nel 936, ad opera dei signori tedeschi, che non gradivano affatto il candidato della regina madre Matilde, l’altro figlio Enrico. Ottone fece del clero il motore amministrativo del regno tedesco, sul modello dei carolingi di un secolo e mezzo prima: ampie donazioni agli istituti ecclesiastici, privilegi d’immunità, concessione di piena giurisdizione ai vescovi in cambio di un’assoluta fedeltà, ecc. L’alto clero divenne quindi il serbatoio da cui il re prelevava i suoi funzionari, colti e fedeli, ma ciò fece della Chiesa tedesca “una Chiesa di stato pur facente parte dell’unica Chiesa universale che aveva sempre in Roma la sede della sua unità” (Brezzi). Fu molto geloso nel rivendicare le sue prerogative regie: tolse la Baviera ad Everardo, duca ribelle, soffocò una rivolta in Franconia, diede la Svevia al figlio Liudolfo, incorporò nella sua orbita diplomatica i popoli orientali e la Francia di Ugo il grande, che gli rese omaggio in Attigny. Da ricordare le sue spedizioni a est per ricacciare gli Ungheri, cacciati definitivamente il 10 agosto 955 nella battaglia sul fiume Lechfeld, e inglobare nuovi popoli sui quali veniva rapidamente distesa la rete della gerarchia cattolica, e contro gli Slavi. Non mancarono passi diplomatici di grande importanza, come i contatti stabiliti con il regno russo dei Variaghi a Kiev e l’ambasceria inviata al califfo di Cordova Abderrahman per chiedere il ritiro dei Saraceni da Frassineto (in Provenza). Un tal uomo era degno della corona imperiale, ma saggiamente egli si tenne lontano dalle faccende italiane e da Roma, vivente ancora Alberico dei Teofilatti. Quando da Giovanni XII giunse la richiesta a Ottone di intervenire in Italia, questi era dunque già pronto ad interessarsi alle vicende italiche, e al Papato.

OTTONE I E LA FINE DEL REGNO ITALICO.

Il Regno d’Italia fu fondato all’indomani della caduta dell’ultimo Carolingio (888), e non aveva nulla di nazionalistico, come gli storiografi risorgimentali hanno preteso. Anzi, spesso i suoi titolari non erano neppure nati in quella che oggi definiamo Italia, e non c’è da stupirsene, visto che il concetto di “nazione” era ancora in nuce nel periodo di cui trattiamo. Il regno d’Italia medievale non comprendeva tutta la penisola ed era più un concetto astratto che una realtà concreta, ma fu pur sempre un punto d’incontro tra le diverse forze politico dell’area centrosettentrionale italica. I titolari della corona italica furono Berengario del Friuli, Guido di Spoleto, Ludovico di Provenza, Rodolfo di Borgogna, Ugo di Provenza, suo figlio Lotario e infine Berengario. Berengario II, marchese d’Ivrea e re d’Italia dal 950, era nipote di Berengario del Friuli. Per stabilizzare la sua posizione, cercò di sposare Adelaide, vedova di Lotario, suo predecessore al trono. Il piano non solo non riuscì, ma provocò la discesa in Italia di Ottone, richiesta da Adelaide. 
Ottone I in un bassorilievo
Il sovrano sassone non aspettava altro: fu per lui facile scendere a Pavia, incoronarsi re d’Italia (settembre 951), creare la Marca Attoniana (l’area oggi corrispondente alla bassa Lombardia) e sposare lui stesso Adelaide. Berengario riuscì a conciliarsi col sovrano, e da lui ottenne l’investitura del Regno italico, non più come sovrano effettivo ovviamente ma come una sorta di vassallaggio. I provvedimenti anticlericali gli alienarono però l’episcopato, e quindi Ottone, che dei vescovi, come abbiamo detto, faceva il fulcro del suo sistema di governo. Inoltre Papa Giovanni XII, temendo occupazioni del territorio laziale da parte di Berengario, inviò due suoi legati a Ratisbona per chiedere una nuova discesa di Ottone. In un precedente articolo abbiamo già illustrato come il Papa ebbe poi a pentirsi di questa chiamata, ma allora nulla lasciava presagire gli eventi successivi. In quel momento, Ottone era interessato solo a riordinare il Regno: raccolto un imponente esercitò, il sovrano attraversò la Val d’Adige incontrando pochissima resistenza, e mentre si poneva l’assedio a Berengario, rinchiusosi nella rocca di San Leo a Montefeltro, emanava parecchi diplomi per prendere effettivo controllo del territorio italiano. Era il 961: da questa data cessa di esistere il Regno d’Italia medievale, durato una settantina d’anni e che, pur larva di nazione, aveva rappresentato idealmente un ente autonomo rispetto all’Impero. Tra Ottone e la corona imperiale ora si frapponeva solo un uomo: Giovanni XII.

L’INCORONAZIONE DEL 962: IL NUOVO “DNA” DELL’IMPERO.

Giunto alle porte di Roma alla fine del gennaio del 962, Ottone dovette regolare l’ingresso in città facendo giurare ai suoi rappresentanti l’impegno di non tenere placiti, di agire per il bene della Chiesa e di non accordarsi col popolo escludendo il parere del Papa. Giovanni XII pretese queste garanzie e la restituzione delle terre ecclesiastiche sottratte da Berengario in cambio della corona imperiale. Il sovrano germanico concesse tutto ciò, ma al contempo ordinò a un giovane portaspada di stargli accanto con il brando sguainato, poiché “è cosa saggia prevedere e provvedere contro gli avversari per non farsi cogliere alla sprovvista”. La cerimonia ebbe luogo il 2 febbraio “miro apparatu”, volendo ricordare ai romani e alle autorità quella che ebbe per protagonista Carlo Magno. Il significato sotteso era che adesso c’era un nuovo imperatore, non uno qualsiasi, ma un nuovo fondatore di quell’impero costruito da Carlo quasi due secoli prima. Ma molto era cambiato, nei 163 anni che dividevano le due cerimonie, e l’Impero ottoniano, di “nazione tedesca”, non pretendeva più di poter esercitare la sua autorità su regioni come la Francia o la Marca ispanica, che erano state uno dei punti di forza della reggenza carolingia, mentre altresì andava espandendosi verso Est, sottomettendo terre aperte al primo occupante. E così, benchè Ottone si fosse conquistato una fama sul campo di tutto rispetto, ci ritroviamo oggi a leggere commenti poco onorevoli nei suoi confronti, come quelli di Benedetto del monte Soratte, che ebbe a scrivere che “Romanum imperium a Saxonico rege subiugatum”. Il neoeletto rilasciò il 13 febbraio il noto Privilegium Othonis, col quale restituiva alla Chiesa le terre concesse a essa dai Carolingi e poi usurpate, ma affermava deciso che le future elezioni pontificie sarebbero state approvate dalla corte imperiale tedesca, sul modello di quanto avveniva nell’Alto Medioevo con quella bizantina. Giovanni XII inizialmente acconsentì, poi ritiratosi Ottone in Germania, si accordò col figlio di Berengario, ma di ciò già parlammo nell’articolo a lui relativo e al quale rinviamo il lettore.

LA POLITICA ITALICA DI OTTONE I.

Come re d’Italia Ottone accelerò la separazione fra città e contado che già i suoi predecessori al trono italico avevano iniziato, concedendo a singoli vescovi diplomi di immunità, privilegi o esenzioni, come avveniva in Germania. Si è detto in proposito che Ottone creò la figura dei “vescovi- conti”, istituzione che successivamente scatenò una violenta reazione pontificia. In realtà il fenomeno non fu attuato ovunque con la stessa celerità, o con lo stesso successo: spesso i rapporti fra i vescovi e i loro funzionari erano pessimi, e non di rado esplodevano rivolte contro il titolare ecclesiastico, causandone la cacciata. Roma si può dire l’esempio più eclatante in merito, con la cacciata di Papi non graditi alla popolazione, ma gli esempi sono numerosi anche in altre città italiche, come Verona, Milano, Ravenna, ecc.. Ottone impose anche una riforma ecclesiastica a tutto il Regno, in una Dieta tenuta nel 972 a Ravenna, presenti Giovanni XIII e i metropoliti dell’Italia centrosettentrionale: durante l’assemblea, fu individuato nel matrimonio degli ecclesiastici 8chiamati perciò “mulierosus”) la causa del male della Chiesa, perché ciò provocava la detrazione dei beni patrimoniali delle chiese per dare sostentamento alla propria donna e ai propri figli. Il sovrano ebbe interesse anche a stringere rapporti diplomatici con le aree italiche non comprese nel Regno: ebbe alterni scontri e incontri con Pandolfo Capodiferro, signore di Capua e del ducato longobardo del Sud, mentre più fruttuose furono le relazioni con la Venezia retta dal doge Pietro IV Candiano, dapprima ostile poi disponibile nei confronti di Ottone, col quale siglò un patto che imponeva a Venezia, in cambio del riconoscimento della propria indipendenza, il pagamento annuale di un piccolo tributo all’Impero. Si entra così negli anni Settanta del X secolo, ed è ancora da Roma che provengono i guai per Ottone.

LA ROMA OTTONIANA E LA FINE DEL REGNO.

Facciamo un passo indietro, e torniamo al 964. Muore Giovanni XII, l’ultimo dei Teofilatti (vedi questo link), e i romani pensarono bene di eleggere uno di loro, intronizzandolo col nome di Benedetto V, senza attendere la conferma imperiale. Ottone assediò dunque Roma, prendendola per fame, e fece processare il Papa, il cui pontificato cessò dopo appena un mese, e lo esiliò in Germania. In quell’occasione, l’imperatore non punì nessuno in città, segno sia della sua disponibilità al compromesso sia della sua debolezza in loco, e convocò un concilio che depose ufficialmente Benedetto e reintegrò Leone VIII, da lui imposto anni prima. Passato il Natale a Roma, Ottone ripartì per la Germania assieme a benedetto, e Leone potè regnare con tranquillità per alcuni mesi, fino alla morte, il 1 marzo 965. Stavolta i romani attesero l’arrivo dei due messi imperiali prima di osare fare qualcosa: il 1 ottobre veniva eletto Giovanni di Narni, che prese il nome di Giovanni XIII. Il Papa era visto come un burattino imperiale, benchè egli tentasse di avviare una propria indipendente politica, e fu ordita così una congiura che vide per protagonisti il prefetto dell’Urbe, un conte della Campania e i funzionari della Curia, che speravano ancora nel ritorno del romano Benedetto V. Giovanni fu percosso in Laterano ed espulso, e la città visse in uno stato di terrore fino al ritorno dell’imperatore. 
Statua equestre di Ottone
Quando si ebbe notizia dell’arrivo imperiale, il popolò trucidò i congiurati e ne inviò altri in esilio. Ottone risiedette a lungo in città questa volta, per dare un significato concreto al suo essere imperatore di un Impero che si definiva Romano, e per proteggere Giovanni XIII, che aveva condannato il prefetto della città a un’umiliante punizione (lo legarono per i capelli alla statua equestre di Marco Aurelio e poi lo issarono su un asino, in posizione contraria alla testa dell’animale, con un otre di piume in testa). Avendo il capo della gerarchia cattolica a propria disposizione, Ottone potè quindi compiere la sua riforma ecclesiastica anche in Italia, ottenere la creazione dell’Arcivescovato di Magdeburgo (968) e far sposare dal Papa stesso il proprio figlio Ottone II con la principessa greca Teofane, figlia dell’imperatore bizantino Romano II, il 14 aprile 972. Il nipote sarebbe quindi stato erede sia dell’Impero tedesco che di quello greco: era l’apice del successo per la Casa di Sassonia. E qui si concluse anche la vita del grande imperatore: morto Giovanni XIII il 6 settembre 972 e sostituitolo con un Benedetto VI all’inizio di gennaio 973 (era l’ottavo papa dell’era ottoniana, e il quinto influenzato direttamente dal sovrano), Ottone fece ritorno nella sua Germania. Lì morì il 7 maggio 973, dopo 37 anni di regno come sovrano tedesco e 11 come imperatore. Con lui si spegneva una delle personalità più importanti del Medioevo e di certo la più luminosa prima della fine del primo millennio cristiano. Pari e non secondo a Carlo Magno, Ottone fu come questi definito Magno per la sua politica ecclesiastica, germanica, italica, la sua arte diplomatica e le sue vittorie militari. Nel mentre veniva sepolto nel suo sarcofago nel Duomo di Magdeburgo che aveva contribuito a fondare, si concludeva un lungo periodo di rinascita culturale e di sviluppo, un lungo periodo di luce dopo le tenebre profonde del IX secolo. 



Tomba di Ottone I nel Duomo di Magdeburgo

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