domenica 23 ottobre 2016

Afragola d´arte. San Marco in Sylvis - Navata e cappelle.

Affresco della Vergine con Bambino adorata dai Ss. Pietro, Paolo e Antonio. Ignoto, 1521.

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L’interno di San Marco si presenta a unica navata allungata e di forma rettangolare. La volta non esiste, e le capriate lignee che sostengono il tetto sono ben visibili. L’ambiente è intonacato di bianco e illuminato da piccole monofore, risalenti alal fabbrica medievale, e da finestroni moderni. La controfacciata presenta la balconata della Cantoria, il cui elemento precipuo è il tondo chiuso del piccolo rosone che un tempo illuminava la chiesa. La Santa Visita del cardinale Cantelmo, risalente al 1698 e che abbiamo usato spesso per la nostra rubrica, riporta che tutte e tre le antiche chiese di Afragola presentavano un rosone di piccole dimensioni, ma solo San Marco l’ha conservato, sia pure “tappato”. Su questa piccola particolarità, e sul perché il tondo sia fuori asse rispetto alla facciata, rinvio a questo articolo: link. Tornando a noi, la navata presenta archi in muratura che dovrebbero risalire ai restauri vandalici del 1868, regnante sulla parrocchia il discusso parroco don Giuseppe Scala (vedi questo link per sapere di cosa stiamo parlando, se non lo sai ancora).
I primi due archi a sinistra immettono in cappelle intercomunicanti. La prima, che era di patronato della famiglia De Iorio, mostra l’opera più preziosa della chiesa, e più antica di Afragola: l’affresco polittico della “Vergine delle Grazie con Bambino”. L’opera ritrae la Madonna con il Bambino nel registro superiore, e tre santi in quello inferiore, il santo centrale è Sant’Antonio di Padova, ed è da notare che questa è la più antica immagine del Santo esistente ad Afragola. La vivacità dei colori e lo sguardo della Vergine fanno pensare allo stesso autore ignoto dell’affresco originario della Madonna di Costantinopoli nella Scafatella, cappella che condivide con la chiesa dell’Evangelista la posizione ad est, eccentrica rispetto all’abitato. In basso a destra, abbiamo anche la data di completamento dell’opera: 31 agosto 1521. Questa è l’unica data certa per quanto riguarda tutta la produzione artistica afragolese in epoca prebarocca, prima dell’avvento di Angelo Mozzillo, vecchia “gloria” del nostro blog (clicca su questo link); per dare un’idea della vetustà dell’affresco, si pensi che nel 1521 Santa Maria era ancora a navata unica e San Giorgio aveva l’entrata ancora rivolta a est.
Fra il terzo e il quarto arco a sinistra vediamo un’altra apertura ad arco della chiesa, la quale all’esterno si presenta sormontata da un altro arco, un tempo ospitante un affresco della Vergine col Bambino. Questa particolarità architettonica stava a significare l’importanza dell’ingresso, detto dei Notabili, da dove accedevano i maggiorenti del rione. Il quinto arco presenta un calpestio più basso rispetto al pavimento, e porta a pensare che quello della fabbrica originaria fosse a una quota inferiore rispetto a oggi, come abbiamo già detto in un precedente articolo. Sul fondo, è stato rinvenuto nel 1987 un’antica nicchia con i resti, sfocatissimi, del “Monte Calvario”, risalente anch’essa al Cinquecento. 
Madonna con Bambino, ignoto, XVI secolo
A destra troviamo le altre due cappelle, molto più profonde rispetto a quella sinistra. Subito dopo il terzo ingresso della chiesa a sud, nel quarto arco si apre una vano decorato con stucchi barocchi nel Seicento, e dedicato a San Giovanni Evangelista, di cui è conservata un’effige. La cappella presenta un altare in muratura e una cupoletta semisferica senza tamburo e poggiante direttamente sul soffitto della cappella stessa. Nel pilastro fra quarto e quinto arco è visibile un affresco del XVI secolo raffigurante la Madonna con Bambino, ancora in buone condizioni di visibilità e con colori vivaci. Il quinto arco presenta l’ultima delle tre cappelle, molto più elaborata delle altre, e dedicata, come la prima, alla Vergine delle Grazie, di patronato della famiglia Alfieri. La parete sinistra presenta un trittico sbiadito che mostra la “Madonna con Bambino fra Santo Stefano e San Marco”, sormontate da una lunetta in cui sono visibili lacerti di affresco del “Creatore”. Faccio rilevare sopratutto l’immagine di santo Stefano Protomartire, con un rivolo di sangue che gli esce dalla fronte, a ricordo della sua morte per lapidazione, e rarissima rappresentazione del santo nell’area a nord di Napoli.
Il presbiterio è un vano rettangolare illuminato da un finestrone posteriore all’altare a mensa, di fattura recente e che custodisce una reliquia di San Luigi Orione. Dell’altare settecentesco non si ha più traccia. Un’immagine poco originale del Santo titolare chiude il presbiterio e la navata. Da qui arriviamo alla sagrestia, che occupa il piano basamentale del campanile. Nel piccolo vano è presente un’ edicola con un affresco raffigurante la “Vergine che regge il Cristo morto”.
(Continua).

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