lunedì 31 ottobre 2016

Capodanno nel Medioevo.

Una tipica meridiana medievale




BUON ANNO! MA QUANDO?

I Romani erano soliti iniziare l’anno il 1 gennaio, secondo la riforma attuata da Giulio Cesare durante il I secolo a. C.. Il Medioevo, il cui carattere essenziale, non ci stancheremo mai di ripeterlo, era la profonda religiosità, si discostò da quest’uso, adottando varie soluzioni. La più comune era quella di far partire l’anno dal 25 marzo, data tradizionale del concepimento di Gesù ad opera dello Spirito Santo. Era l’uso “ab Incarnatione”, in vigore nei regni sassoni dell’Inghilterra e poi sotto il regime normanno dell’isola, e a Firenze. Un altro uso era quello di far iniziare l’anno il 25 dicembre, alla nascita di Cristo: l’uso “ab Nativitate” era in vigore a Roma, nei principati ecclesiastici tedeschi e in Catalogna. Più complesso far iniziare l’anno in coincidenza con la suprema festa cristiana della Pasqua, che è una festa mobile, che varia dal 22 marzo al 24 aprile. L’anno civile in tal caso poteva durare dagli 11 ai 13 mesi! Per ovviare a tale problema, i giorni differenziali venivano contati come facenti parte dell’anno appena trascorso: se la pasqua cadeva il 5 aprile 1216, e l’anno successivo invece cadeva il 18 aprile, i 13 giorni in più erano contati come facenti parte del 1216. Tale sistema fu in uso in Francia, dal XII secolo in poi. Fu solo dal XVI secolo in poi che si riprese l’uso di iniziare l’anno dalla data della Circoncisione, il 1 gennaio, forse sotto l’influsso dei mercanti che tenevano a un sistema di computo unico per tutte le nazioni.

IN CHE ANNO SIAMO?

L’uso romano di contare gli anni dalla fondazione di Roma (ab Urbe condita) si perse in Occidente solo progressivamente, e sembra scomparso del tutto e ovunque solo dai tempi di Papa Gregorio Magno (590- 604). Ma non si passò neppure immediatamente al conteggio basato dalla nascita di Gesù: nel V secolo si usava datare in relazione agli anni di regno di un imperatore (fino a quando ce ne furono), di un Papa o di un sovrano romano- barbarico. Nel VI secolo, com’è noto, Dionigi il Piccolo adottò il sistema di numerazione “ab Nativitate”, metodo diffuso prima in aabito monastico e poi in ambito pubblico. La datazione dalla anscita di Gesù divenne un sistema universale in un mondo che aveva sconfitto il paganesimo e ove quasi tutti i popoli europei erano cristiani, e rese universale ogni datazione, prima indicata in forma relativamente locale, come abbiamo accennato. Talvolta, nei documenti pubblici, compare anche la numerazione basata sulle Indizioni. Esso era un calcolo dell'anno di uso romano, legato al sistema d'affitto di terre del demanio, che durava 15 anni. Caduto l'Impero, fu utilizzato ancora come sistema di computo, togliendo 3 anni alla cifra di un anno (i cicli iniziarono nel 3 a. C.) e dividendo per 15.                                                    
 Ad esempio, il 1143 fu il sesto anno del ciclo 76, perché (1143 – 3) :15 = 76.

Nessun commento:

Posta un commento